Le elezioni e l’aumento della caccia illegale in Afghanistan

Orsi, ghepardi, linci e otarde in cambio di finanziamenti elettorali dei ricchi arabi del Golfo

[12 febbraio 2014]

Anche i funzionari dell’imbelle governo dell’Afghanistan presieduto da Hamid Karzai ormai ammettono che, nella maggior parte delle province afghane dove il governo di Kabul mantiene un qualche potere,  il bracconaggio è in forte aumento e che tutti semplicemente ignorano i regolamenti che vietano la caccia, compreso il decreto presidenziale dello stesso Karzai.

Ma si tratta di un nuovo tipo di bracconaggio che non piace molto ai contadini e si segnalano localmente diverse manifestazioni contro cacciatori stranieri  provenienti dai paesi del Medio Oriente. Ma gli uomini del governo Karzai non hanno potuto o voluto confermare la cosa a Navin Singh Khadka, un reporter ambientale di  BBC Asia News.

In Afghanistan ci sono ufficialmente 150 animali selvatici a rischio estinzione, ma non esistono dati certi su quante di questi animali siano stati uccisi o catturati. Le autorità asserragliate a abul e protette dalle truppe Usa/Nato dicono che il conflitto in corso con i talebani ha reso il monitoraggio quasi impossibile.

Ma il pericolo per gli animali protetti e rari non sembra venire dai talebani che ormai controllano gran parte del Paese, secondo gli ambientalisti sono i politici delle zone in mano al governo Karzai ed alle truppe straniere ad utilizzare la caccia illegale come un mezzo per garantirsi l’appoggio di persone influenti e denarose provenienti dai Paesi del Golfo per finanziare le loro campagne elettorali in Afghanistan.

Secondo Abdul Rahman Salahi, un attivista dei diritti civili dell’Herat Professional Council, «Con la campagna elettorale che si infiamma,  alcuni gruppi ed elementi che sono legati  a qualche Paese del Medio Oriente stanno portando la gente di quei posti per garantire un ulteriore sostegno alla loro candidatura. A causa dei metodi adottati da alcuni politici e per il fatto che le forze internazionali stanno lasciando l’Afghanistan, la gente è molto preoccupata perché ora la caccia illegale sta crescendo».

Ad Herat la gente è scesa in piazza contro il bracconagggio “straniero” e Khalil Parsa, a capo dell’Afghan Network of Civil Societies, intervistato dalla BBC Persian radio durante la protesta, ha detto: «La nostra dimostrazione è contro numerosi (stranieri) che sono venuti dall’ovest in Afghanistan, dove hanno violato la legge afgana cacciando animali selvatici».

Gli attivisti afghani hanno diffuso ampiamente su internet ed i media locali immagini di arabi con il vestito tradizionale che arrivano in  Afghanistan con falchi da caccia. Ma le complicità sembrano diffuse: i funzionari governativi sentiti da Navin Singh Khadka hanno detto di aver visto i rapporti delle Ong afghane ma di non aver trovato prove chiare durante una fantomatica inchiesta che avrebbero condotto, ma hanno assicurato che sono state date  precise istruzioni alle autorità locali perché contrastino la caccia illegale. Peccato che, se è vero quello che denunciano le associazioni della società civile afghana, siano proprio quelli che dovrebbero attuare le politiche del governo ad organizzare i safari illegali per i ricchi arabi.

Ejaz Ahamad del Wwf Pakistan dice che in Afghanistan questo traffico con i cacciatori stranieri non è mai finito: «Anche durante la guerra, gente del Medio Oriente andava lì per fare la caccia tradizionale, che fanno utilizzando falchi» e  Abdul Wali Modaqiq, vice-presidente della National Environmental Protection Agency afghana ammette che la caccia illegale è in aumento: «Naturalmente, è cresciuta nella maggior parte delle nostre province, sia per il cibo che per lo sport. Negli ultimi decenni, abbiamo infatti perso alcune specie di animali selvatici e di uccelli a causa della caccia illegale. Ma non possiamo confermare se stranieri siano coinvolti  in tutto questo, anche se ne ho sentito parlare sui media».

Il governo più che avere le mani legate sembra essersele legate: nel 2013 ad Herat venne segnalato un caso di caccia illegale ad Herat, il governo centrale promise un’inchiesta, ma gli ambientalisti dicono che non se ne è fatto nulla.

Anche le associazioni naturalistiche arabe “nicchiano”. BBC Asia News ha sentito Raghida Haddad, direttore esecutivo di Al-Bia Wal-Tanmia, un magazine pubblicato dall’Arab Forum for Environment and Development, che giustifica così quanto sta accadendo in Afghanistan: «La caccia con il falco è una tradizione nelle regioni arabe. Ma dopo ogni stagione di caccia, decine di falchi vengono rimessi in libertà … in modo che la loro popolazione rimanga sana. In quanto alla presunta caccia in Afghanistan da parte di persone della nostra regione, non ne abbiamo alcuna idea».

Quello che ammette anche il governo afghano è che la caccia illegale a spinto ad un passo dall’estinzione gli orsi bruni e neri, il ghepardo asiatico, la lince, gli stambecchi, la gru siberiana e l’otarda Houbara.

Il turismo venatorio arabo è permesso anche nel confinante Pakistan dove principi e ricchi uomini di affari delle monarchie assolute del Golfo si dedicano alla caccia alle otarde Houbara, un grande  uccello migratore dall’Asia centrale. L’International Union for Conservation of Nature (Iucn), che ha messo questa otarda tra le specie vulnerabili, spiega che «Questo viene fatto per rispettare le relazioni bilaterali con i Paesi del Golfo. La principale minaccia della caccia dei falconieri del Medio Oriente è in gran parte, ma non esclusivamente, per le specie svernanti»-

In Pakistan un tribunale ha recentemente emesso un divieto provvisorio di caccia agli uccelli migratori ed il giudice ha chiesto al governo di notificarlo a tutti i titolari dei 33 permessi di caccia rilasciati a cittadini o organizzazioni dei Paesi Golfo che saranno richiamati davanti alla Corte pakistana alla prossima udienza.

Nel frattempo, il direttore dello Zoo di Kabul, Aziz Gul Saqib, conclude amareggiato su BBC Asia News: «Sappiamo che la caccia illegale sta avvenendo in molti luoghi del nostro paese, ma non siamo stati in grado di controllare tali attività. Allo stato attuale, la creazione di sensibilizzazione contro tali pratiche è la nostra principale misura e speriamo che funzioni».

Ma intanto i politici afghani si vendono ghepardi, orsi, otarde e linci in cambio di finanziamenti elettorali.