Le estinzioni di massa del passato possono insegnarci a impedire quella in corso

Le estinzioni di massa hanno contribuito a modellare l'evoluzione degli animali

[12 ottobre 2017]

Secondo il nuovo studio “Mass extinctions drove increased global faunal cosmopolitanism on the supercontinent Pangaea”, pubblicato su Nature Communications da un team di ricercatori britannici delle università di Birmingham e Leeds e del Museo Argentino de Ciencias Naturales “Bernardino Rivadavia”, le estinzioni passate potrebbero darci un aiuto por garantire il successo dei moderni progetti di salvaguardia delle specie,

Il team internazionale di scienziati ha scoperto che la diversificazione di alcune specie animali dopo una estinzione di massa segue precisi schemi: i risultati dello studio indicano che le estinzioni di massa possono avere conseguenze prevedibili sull’evoluzione delle specie animali e questo fornisce una nuova prospettiva sul modo in cui le comunità biologiche potranno cambiare in futuro a causa degli attuali elevati tassi di  estinzione, .

Uno degli autori dello studio, il  paleontologo Graeme Lloyd della School of Earth and Environment dell’università di Leeds, spiega che «L’attività umana ha un impatto enorme sulla diversità delle specie animali. Illustrando gli effetti delle estinzioni di massa passate, possiamo comprendere meglio le future ripercussioni biologiche delle nostre attuali azioni. I trend comuni che abbiamo osservato nei dati fossili dopo le estinzioni di massa potrebbero aiutarci a prevedere ciò che è in atto per le specie moderne che vivono  una crisi della biodiversità».

Si pensa che le estinzioni di massa producano il cosiddetto “disaster faunas”: comunità dominate da un piccolo numero di specie animali diffuse, come il precursore dei mammiferi Lystrosaurus che viveva, dopo l’estinzione del Tardo Permiano di  252 milioni di anni fa in un territorio che oggi è identificabile con Russia, Cina, India, Africa e Antartide. Però gli studi per testare questa teoria sono stati rari e limitati, spesso concentrati solo su piccole regioni del mondo. Il team di ricercatori britannici e argentini ha valutato i cambiamenti della biodiversità a lungo termine in quello che fu il supercontinente Pangea,  analizzando i cambiamenti in quasi 900 specie animali tra circa 260 milioni e 175 milioni di anni fa. Questo periodo, che si estende dal Tardo Permian tardo al Primo Giurassico, testimonia l’origine di dinosauri, dei coccodrilli,  tartarughe e dei mammiferi e due estinzioni di massa.

I risultati dello studio dimostrano che, dopo le due estinzioni di massa, le comunità biologiche non solo hanno perso un gran numero di specie, con una drastica perdita di biodiversità, ma sono state anche state dominate per milioni di anni da un piccolo numero di specie di nuova evoluzione e ampiamente distribuite. La sesta estinzione di massa verso la quale ci stiamo incamminando potrebbe avere effetti simili.

Gli scienziati hanno confermato  che è in corso la sesta estinzione di massa della storia della Terra, perché la fauna selvatica sta scomparendo a causa della distruzione degli habitat, della caccia eccessiva, dell’inquinamento dei cambiamenti climatici e delle specie invasive.

Il principale autore dello studio, David Button, della School of geography, Earth and environmental sciences, dell’università di Birmingham conclude: «Il passato ci offre storie e contesti per poter affrontare cautamente il nostro futuro in arrivo. La lezione del passato è che le estinzioni di massa hanno grandi impatti che vanno oltre la perdita delle specie».