Le faggete vetuste Italiane nel sito naturale trasnazionale patrimonio Unesco

Un riconoscimento risultato di un lungo lavoro di squadra

[10 luglio 2017]

Alcune faggete dei Parchi nazionali delle Foreste Casentinesi, d’Abruzzo Lazio e Molise, Pollino e Gargano sono state riconosciute come patrimonio dell’Unesco. «Complimenti a Bartolomeo Schirone e Gianluca Piovesan dell’università della Tuscia che, con perseveranza, hanno lavorato e convinto tutti noi che l’obiettivo si poteva raggiungere. Così è stato», scrive sulla sua pagina Facebook Antonio Nicoletti, responsabile aree protette e biodiversità di Legambiente.

Infatti, la 41esima sessione del World Heritage Committee dell’Unesco in corso a Cracovia, Polonia, ha approvato l’estensione delle “Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of Europe (Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Germania, Italia, Romania, Slovacchia,  Slovenia, Spagna e Ucraina) e spiega che «Il sito è un’estensione trans-nazionale delle Foreste primarie di faggi  dei Carpazi e delle antiche foreste di faggi della Germania (Slovacchia, Ucraina e Germania) che ormai su estende su 12 Paesi. Dalla fine dell’ultima era glaciale, le foreste di faggi d’Europa si sono rapidamente estese a partire da qualche rifugio isolato nelle Ali, nei Carpazi, nel Mediterraneo e nei Pirenei, in qualche migliaia di anni, un processo che prosegue ancora oggi. Il successo dell’espansione del faggio si spiega con la sua flessibilità e la sua tolleranza alle differenti condizioni climatiche, geografiche e fisiche».

Il dossier presentato per l’iscrizione alla World Heritage List Unesco delle “Primeval Beech Forests of the Carpathians and other regions of Europe” è stato firmato il 27 Gennaio 2016 da tutti gli stati coinvolti nel processo di candidatura e il 28 Gennaio 2016 è stato presentato ufficialmente all’Unesco. Un documento corposo che raccoglie informazioni e dati dei 67 siti candidati di 11 paesi Europei e ricalca il modello proposto dalla Germania per l’analogo riconoscimento del sito “Primeval Beech Forests of the Carpathians and the Ancient Beech Forests of Germany”, e del quale, questo cui partecipa l’Italia, è l’estensione.

Il dossier, strutturato in modo logico: Inquadra e descrive fisicamente i siti designati; Definisce l’eccezionale valore universale delle “Primeval Beech Forests of the Carpathians and other regions of Europe”; Fornisce per ciascun sito gli elementi identificativi di gestione del territorio e individua la struttura di management dell’intera rete. Il dossier fornisce inoltre per ciascun Ente gestore del Sito alcune informazioni circa la sua organizzazione interna, la sua capacità di divulgazione e promozione, i rapporti con le istituzioni (Università, centri di ricerca), le comunità locali, la capacità di attrazione turistica complessiva e le modalità di fruizione dei siti designati. Vengono riportate tutte le attività di monitoraggio e ricerche specifiche per siti nonché definiti gli indicatori chiave per i monitoraggi futuri.

L’Unesco sottolinea che «L’Italia  offre un contributo considerevole alla rete, partecipando con  10 siti di “eccezionale valore universale” per una superficie di 2127 ettari, e rappresenta, dopo la Romania, il Paese con il maggior numero di siti. Con il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che ne include cinque, per una superficie complessiva di 937 ettari, afferenti ai demani civici di Villavallelonga (Valle Cervara), Lecce nei Marsi (Moricento), Pescasseroli (Coppo del Principe e Coppo del Morto), Opi (Val Fondillo),  partecipano al riconoscimento Unesco la faggeta di Sasso Fratino (Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi), della Foresta Umbra (Parco Nazionale del Gargano), di Cozzo Ferriero (Parco Nazionale del Pollino), del Monte Cimino (Soriano nel Cimino) e di Monte Raschio (Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano).

Ecco la descrizione delle faggete vetuste italiane diventate patrimonio Unesco::

Il cluster delle faggete vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. All’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sono stati individuati 5 nuclei di faggeta per una superficie complessiva di 937 ettari, afferenti ai demani Civici di Villavallelonga (Valle Cervara), Lecce nei Marsi (Moricento), Pescasseroli (Coppo del Principe e Coppo del Morto), Opi (Val Fondillo). Tutti i siti ricadono all’interno di aree individuate come Riserva Integrale nella pianificazione della L 394/91 (corrispondenti al IUCN I); solo un sito ricade all’interno di area classificata, come sopra, in Riserva Generale (IUCN II). Il cluster individuato si distingue per la sua elevata naturalezza, caratterizzata da un mosaico di forme strutturali appartenenti a tutte le fasi del ciclo strutturale della faggeta, e per la sua collocazione geografica lungo il crinale principale dell’Appennino. I singoli siti si sviluppano in ambiente montano su calcari del mesozoico (ad eccezione della faggeta di Val Fondillo che poggia su Dolomia risalente al Lias inferiore). Le faggete candidate ospitano i faggi più antichi dell’emisfero settentrionale (560 anni) e la faggeta della Val Cervara è, attualmente, l’unico esempio conosciuto di foresta primaria in Italia.

La faggeta di Cozzo Ferriero. La faggeta è localizzata nel Parco Nazionale del Pollino, all’interno del Comune di Rotonda, cui appartiene come Demanio Civico. E’ estesa per 95 ettari ricadenti all’interno di un area di Riserva Integrale (equivalente a IUCN I). La Faggeta si caratterizza quale estrema “zona di rifugio” del faggio durante l’ultima glaciazione sia in senso latitudinale che altitudinale, e per tale motivo costituisce una testimonianza , grazie anche alla presenza di coorti forestali composte da alberi di 3-400 anni, per l’analisi sull’adattamento del faggio ai cambiamenti climatici.

La Foresta Umbra. Tale faggeta è costituita dalle due unità Foresta Umbra e Falascone localizzate nel Parco Nazionale del Gargano. Occupa una superficie di 182 ettari, di proprietà dello Stato e pertanto vige per essa un regime di Riserva Integrale (equivalente a IUCN I). Anche la Foresta Umbra rappresenta una delle più importanti aree di rifugio del faggio, biogeograficamente isolate dalle restanti popolazioni dell’Appennino. Il promontorio del Gargano offre infatti condizioni climatiche particolari che consentono a questa specie la sopravvivenza fino a bassa quota (< 800 m slm). La faggeta della Foresta Umbra ospita faggi fino a 350 anni il che costituisce, per una quota così bassa, una longevità notevole.

Sasso Fratino. La faggeta di Sasso Fratino è costituita da 781 ha di superficie di proprietà dello Stato, sottoposta ad un regime di Riserva Integrale già dal 1914, anche se in maniera informale. Nel 1993 essa è entrata a far parte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Vegeta su terreni arenacei, in una zona di transizione biogeografica (Regione Centrale Europea e Regione Mediterranea), occupando una fascia altimetrica molto ampia (600-1600 metri slm). Ciò, unitamente ad una geomorfologia molto varia, permette il manifestarsi di microclimi variegati. L’elevato gradiente altitudinale fornisce interessanti risposte dell’adattamento del faggio ai cambiamenti climatici. La foresta di Sasso Fratino costituisce il nucleo più grande di faggeta vetusta (con esemplari anche di 500 anni di età) dell’appennino Settentrionale.

Monte Cimino. La faggeta di Monte Cimino (Soriano nel Cimino), occupa la porzione terminale del Monte Cimino per una superficie complessiva di 57 ha tutti di proprietà pubblica (demanio) e per i quali vige un regime di Tutela integrale imposto dal Piano di Gestione Forestale. Il sito è candidato ad essere riconosciuto come “Monumento Naturale“ ai sensi della L.R. 29/97 e 10/2003. La faggeta qui presente è uno tra i siti seriali più caldi e secchi; le piante raggiungono dimensioni molto elevate grazie a particolari equilibri (terreni vulcanici freschi, microclima umido determinato dalla presenza di laghi e del mare), cui deve la sopravvivenza stessa. La elevata fertilità ha facilitato inoltre i processi di recupero, dal 1970 ad oggi, e la faggeta si presenta con strutture multicoorte con esemplari di oltre 200 anni di età.

Monte Raschio. La faggeta di Monte Raschio è situata all’interno del Parco Naturale Regionale di Bracciano e Martignano (1999). Occupa una superfici di 74 ettari di proprietà della Regione Lazio ed è sottoposta ad un regime di tutela integrale (corrispondente a IUCN I) dal piano del Parco. La faggeta, si caratterizza, al pari della precedente per una particolare struttura ad una quota molto bassa (450 m slm), alle cui condizioni climatiche il faggio è ben adattato. La sopravvivenza di questa faggeta è dovuta a substrati vulcanici altamente fertili (un tratto distintivo all’interno della rete seriale) e all’effetto mitigante dei vicini laghi vulcanici nonchè del mar Tirreno che negli ultimi decenni hanno consentito veloci recuperi di naturalità.