Le indagini sui serial killer potrebbero aiutare a salvare i grandi carnivori

Uno strumento di profiling geografico per i serial killer potrebbe aiutare a ridurre i conflitti tra uomini e tigri

[31 agosto 2018]

I risultati dell’innovativo studio “Addressing human-tiger conflict using socio-ecological information on tolerance and risk”, pubblicato su Nature Communications, aiutano a spiegare come gli abitanti dei villaggi di Sumatra coesistono con le tigri  e il team internazionale di ricercatori che lo ha realizzato è convinto che «Sto preventivamente, avrebbe potuto dimezzare gli attacchi, salvando le tigri dalle uccisioni da bracconaggio e per rappresaglia».

Matthew Struebig, Nicolas Deere e Jeanne McKay dell’università del Kent, Matthew Linkie di Wildlife Conservation Society Indonesia; Betty Millyanawati di Fauna & Flora International Indonesia, Fachruddin Mangunjaya dell’Universitas Nasional Indonesia, Sally Faulkner e Steven Le Comber della Queen Mary University di  Londra, Nigel Leader-Williams dell’università di Cambridge e Freya St. John delle università del  Kent e Bangor hanno condotto uno studio multidisciplinare per cercare di prevedere dove gli interventi per evitare i conflitti tra esseri umani e tigri potrebbero essere più efficaci.

Il team di ricerca ricorda che «Le tigri sono sull’orlo dell’estinzione a causa della deforestazione e della persecuzione. Sono fortemente minacciati e rappresentano una minaccia pubblica, ma delle tigri di Sumatra continuano a coesistere con le persone, offrendo intuizioni per la gestione degli animali selvatici pericolosi altrove». Ogni anno progetti conservazionistici spendono milioni di euro per difendere la biodiversità, ridurre il rischio di incontri tra le persone e animali pericolosi e  mitigare le perdite di bestiame causate dai grandi carnivori.

Per capire quali siano i driver del conflitto uomini-tigri, il team di ricercatori ha messo insieme le analisi spaziali del rischio di incontrare una tigre con le informazioni provenienti da 2.386 abitanti  dell’area di Kerenci Seblat, una regione di 5.300 miglia quadrate di montagne, foreste e terreni agricoli nel centro di Sumatrache è l’ultima roccaforte delle tigri di Sumatra (Panthera tigris sumatrae) in grave pericolo di estinzione dove ci sono più di 2.300 villaggi. A chi vive  a Kerenci Seblat è stato chiesto quanto tollerasse la fauna selvatica. Per mappare il rischio, lo studio ha analizzato 13 anni di registrazioni di incontri tra tigri ed esseri umani, realizzando così un profilo geografico: «una sofisticata tecnica statistica  – spiegano – precedentemente utilizzata in tutto il mondo per prevedere dove si trovino serial killer in base a dove sono stati commessi i loro crimini». Hanno così scoperto  che «Sebbene il rischio di incontrare una tigre fosse generalmente maggiore nei villaggi più popolati vicino a foreste o fiumi, il profilo geografico ha rivelato tre luoghi in cui il rischio era particolarmente alto. Allo stesso tempo, i questionari hanno rivelato che la tolleranza delle persone per le tigri era legata ai loro atteggiamenti, alle loro emozioni, alle loro norme e credenze spirituali , ai rischi di attacco e alla società indonesiana in mutamento».

Mettendo insieme queste informazioni, il team è stato in grado di evidenziare una manciata di villaggi in cui il rischio di incontri con la tigre è alto e la tolleranza verso questi grandi felini insolitamente bassa. In questi villaggi avviene oltre la metà di tutti gli attacchi di tigri e i due terzi delle uccisioni per rappresaglia. Indicazioni preziose per ONG protezionistiche come Fauna & Flora International che sostiene le autorità indonesiane e altri partner nazionali a Sumatra, aiutandoli a dare la priorità agli interventi nelle aree di conflitto uomini-fauna selvatica.

I ricercatori evidenziano che «Le tecniche utilizzate in questo studio sono molto significative e aprono nuove possibilità per azioni più mirate che non aumentano solo l’efficienza, ma – cosa più importante – assicurano che un minor numero di persone e tigri finiscano per danneggiarsi a causa delle loro interazioni. Questa ricerca ha dimostrato ad esempio che, disponendo di queste informazioni, al momento degli interventi preventivi, utilizzando queste previsioni si sarebbero potuti evitare fino al 51% degli attacchi al bestiame e alle persone, salvando potenzialmente 15 tigri». E se 15 tigri potrebbero non sembrare molte, i ricercatori dicono che «E’un numero molto significativo considerando la loro rarità delle tigri» e gli ambientalisti fanno notare che sarebbe bastato concentrati preventivamente su quei villaggi. aiutando gli abitanti a proteggere il bestiame, assicurando che siano  risarciti per le perdite di bestiame ed evitando il pascolo ai margine della foresta..

Per Struebig «Capire la tolleranza delle persone è la chiave per gestire le specie pericolose ed è particolarmente urgente per le tigri . Se combinate con le nostre mappe di rischio di incontro, le informazioni sulla tolleranza delle persone verso la fauna selvatica ci aiutano a indirizzare le risorse per la conservazione dove sono più necessarie. Ciò potrebbe comportare notevoli risparmi in termini di animali persi o di finanziamenti spesi, quindi potrebbe essere molto utile per la conservazione».

La potenziale importanza di questo nuovo strumento di indagine e ricerca che si basa sul profiling dei serial killer non è limitata a Sumatra: «L’interazione socio-ecologica tra rischio e tolleranza permea molte situazioni di conflitto tra uomo e natura – scrivono i ricercatori – Adattare localmente la nostra struttura a questi contesti potrebbe aiutare a evitare ulteriori perdite alle persone e ad alcune delle specie più minacciate al mondo».