Le istrici vanno in città… e trovano i bracconieri

La difficile conquista degli ambienti suburbani italiani da parte delle istrici. Il caso di Siena

[27 dicembre 2016]

Un team di ricercatori del Dipartimento di scienze della vita, dell’università di Siena (Sandro Lovari, Maria Teresa Corsini, Barbara Guazzini, Giorgia Romeo ed Emiliano Mori) ha catturato 18 istrici (Hystrix cristata), 11 dei  quali adulti, e le ha dotate di radiocollari e ne è venuto fuori lo studio “Suburban ecology of the crested porcupine in a heavily poached area: a global approach”, pubblicato sull’European Journal of Wildlife research, che rivela la vita delle istrici in un ambiente suburbano sottoposto ad una forte pressione da parte di bracconieri.

I ricercatori senesi spiegano che «Le aree urbane forniscono alla fauna selvatica nuove nicchie ecologiche, in termini di disponibilità di cibo, protezione dall’attività umana e siti di tana/rifugio. Per contro, aumentano la possibilità di conflitto con l’uomo. Pur essendo una specie protetta in Italia, l’istrice è considerato una specie che esercita ingenti danni all’agricoltura. Inoltre, le sue carni sono ritenute prelibate ed è pertanto vittima di un pesante bracconaggio».

Lo studio ha analizzato «la selezione trofica e altri fattori ecologici che plasmano il comportamento dell’istrice nella periferia nord di Siena, dove sorge il Policlinico Le Scotte e dove la specie è sottoposta a forte bracconaggio». Le istrici munite di radiocollare sono stati seguite un anno e ne è emerso che  oltre il 70% degli individui oggetto dello studio sono stati eliminati dai bracconieri. I ricercatori sottolineano che «Tra i nostri soggetti di ricerca, il 44,4% è stato bracconato entro i primi 3 mesi dall’identificazione radio (cioè, sono stati trovati segni inequivocabili di attività di bracconaggio: un radiocollare mozzato e un laccio utilizzato, spesso in combinazione con un numero di aculei insanguinati) e il 33,4% sono scomparsi». Quindi, in un anno di ricerca è sopravvissuto solo il 22,2% delle istrici con il radiocollare (due coppie: M1-M2-F1 e M1-M2-F2). I ricercatori senesi sono consapevoli della ridotta dimensione del campione di istrici studiato, ma sottolineano che «d’altra parte, con un numero molto maggiore di individui sperimentali, un approccio globale (come quella che abbiamo usato nel nostro studio) sarebbe stato particolarmente difficile». Comunque lo studio dimostra che tutte le istrici bracconate o scomparse «mostravano la tendenza a spaziare nei vicini quartieri degli insediamenti umani».

Mori  evidenzia che «Nonostante l’assenza di locale di predatori, ma in presenza di bracconaggio, le istrici evitano notti di luna piena e attività diurna». Infatti, i picchi più alti di inattività delle istrici sono stati registrati sempre nei periodi di luna piena, mentre rogge, insediamenti umano e boschi di conifere sono stati evitati durante tutto l’anno; il maggese in inverno, primavera ed estate e gli arbusteti solo in autunno. Le istrici preferiscono i boschi di latifoglie, che utilizzano tutto l’anno, e gli arbusteti in inverno, primavera ed estate, mentre le terre agricole vengono utilizzate in proporzione alla loro disponibilità locale. Inoltre le istrici fanno le loro tane preferibilmente dentro a roveti e una coppia conttollata ha cambiato tre volte tana.

Le istrici che stanno conquistando con grossi rischi gli habitat nelle zone suburbane evitano i boschi di conifere, i maggesi e gli insediamenti umani, perché non forniscono a questi grossi roditori risorse alimentari sufficienti, ma le aree utilizzate dall’uomo sono territori ai quali non si sono adatti e che espongono le istrici al bracconaggio. Le rogge vengono evitate probabilmente per  la presenza di acqua o fango che le rende habitat difficili per gli spostamenti delle istrici, mentre i maggesi, con forniscono poca copertura a questi grandi animali.

I ricercatori fanno notare che «Sebbene l’istrice sia stato confermato come specie “generalista” in termini di selezione di cibo, con adattamenti a dissotterrare organismi accumulati sotto terra, è stata rilevata una forte preferenza per la frutta e le parti delle piante. Il genere Hystrix si è evoluto in Asia e in Africa, dove esiste un elevato numero di concorrenti erbivori al pascolo, così come in presenza di un rischio di predazione consistente, il che avrebbe portato allo sviluppo degli aculei. Questo potrebbe indurre all’utilizzo di radici e rizomi come cibo, come pure ad utilizzare la macchia fitta come habitat di protezione». I risultati dello studio indicano che «Le istrici possono tornare a utilizzare delle risorse alimentari facilmente accessibili come la frutta, qualora forze selettive locali (scarsa presenza di competitori) lo consentano».

La frutta è alla base della loro dieta soprattutto in autunno e in inverno, mentre le radici e rizomi prevalgono in primavera e i dicotiledoni, seguiti dalla frutta (soprattutto fichi) in estate.

«In Italia – concludono i ricercatori – quasi in assenza di predatori ed in presenza di pochissimi ruminanti selvatici potenzialmente concorrenti, ci si potrebbe aspettare  che le istrici abbiano nuovamente ampliato la loro nicchia ecologica agli habitat aperti ricchi di cibo, il che potrebbe spiegare l’ impiego insolitamente alto di piante selvatiche epigee da noi registrato».