Ma i nostri rifiuti sono arrivati prima di noi: attrezzi da pesca, bottiglie di vetro e plastica

Le meraviglie disvelate dei monti sottomarini a largo delle Isole Egadi (FOTOGALLERY)

Ricercatori Ispra hanno scoperto «nuovi importantissimi elementi dell’immenso patrimonio naturalistico che si nasconde nelle profondità dei mari italiani»

[24 luglio 2018]

È appena terminata la campagna di ricerca “Seamounts”, avviata dall’Ispra – con l’impiego della nave oceanografica “Astrea” – per andare alla scoperta dei monti sottomarini presenti a oltre 12 miglia a largo delle Isole Egadi, una missione che ha permesso di scoprire «nuovi importantissimi elementi dell’immenso patrimonio naturalistico che si nasconde nelle profondità dei mari italiani».

Sono ben 12 i siti studiati, all’interno di 4 aree tra i 100 ed i 400 m di profondità nei mari della Sicilia nord-occidentale: il Banco Scuso, i Banchi di Marettimo, e i monti sottomarini “Aceste” e “Tiberio”. Qui è possibile trovare i monti sottomarini, meglio noti a livello internazionale con il termine di Seamounts: sono di frequente costituiti da antiche formazioni vulcaniche sommerse, e possono ospitare ambienti molto ricchi di vita molto importanti per la biodiversità marina, anche se a noi ancora ignoti.

I ricercatori Ispra hanno acceso la luce su questo mondo sommerso e magnifico, permettendo di scoprire nuovi interessantissimi elementi: la presenza dei coralli bianchi profondi (Madrepora oculata e Lophelia pertusa) in un sito ancora completamente sconosciuto; meravigliose foreste di coralli neri (Antipathella subpinnata, Antipathes dichotoma, Leiopathes glaberrima e Parantipathes larix); siti di concentrazione di squali e di esemplari di squalo angelo (Squatina squatina),classificata come in pericolo di estinzione dalla Lista rossa della Iucn; vaste distese di gorgonie delle specie Acanthogorgia hirsuta, Callogorgia verticillata e Viminella flagellum e dello scleratinario Dendrophyllia cornigera; e, non ultima per importanza, la presenza di colonie bioluminescenti dello zoantideo Isozoanthus primnoides, ritrovato dopo 7 anni nello stesso sito d’indagine.

Come sottolineano dall’Ispra, lo studio ha permesso di rilevare inoltre la presenza di molte specie ittiche d’interesse commerciale, come gli scorfani, la murena, la mostella, il gronco, il pesce San Pietro, la cernia di fondale (Polyprion americanum) e anche il gattuccio e lo squalo vacca, nonché pesci trombetta, tamburo, castagnole di profondità (Callanthias ruber) e pesci tipicamente associati ai coralli, come Lappanella fasciata e altri pesci e crostacei che contribuiscono ad aumentare la biodiversità di questi ricchissimi siti profondi.

I ricercatori di “Seamounts” non si sono però imbattuti soltanto in una sorprendente biodiversità marina, ma anche in chiari segni d’inquinamento da parte dell’uomo, giunto anche a queste profondità. «Purtroppo queste aree, anche se lontane dalla costa non sono risultate esenti dall’impatto delle attività umane: numerosi sono gli attrezzi da pesca persi sui fondali e impigliati sui rami dei coralli, così come le bottiglie di vetro e plastica».

Ecco perché la campagna Seamounts si è dimostrata doppiamente importante, permettendo da un lato di approcciare un mondo finora sconosciuto, e dall’altra di offrire i primi strumenti per iniziare finalmente a proteggerlo: «La campagna “Seamounts” ha permesso di acquisire informazioni completamente nuove su siti molto importanti per la biodiversità dei mari italiani, dei veri e propri Hot-spot. Questi dati, opportunamente elaborati – sottolineano dall’Ispra –, permetteranno di disporre di informazioni utili alla definizione di possibili e auspicabili misure di conservazione».