Le otarie che mangiano squali (Fotogallery)

[30 marzo 2015]

Da sempre si studiano gli effetti top-down dei predatori sulla struttura e la dinamica degli ecosistemi, anche se la natura e le conseguenze delle interazioni trofiche tra i predatori al culmine della catena alimentare hanno ricevuto molto meno attenzione, ma quello scoperto al largo delle coste del Sudafrica e poi reso noto nello studio “Intraguild predation and partial consumption of blue sharks Prionace glauca by Cape fur seals Arctocephalus pusillus pusillus” pubblicato sull’African Journal of Marine Sciences è davvero qualcosa di inaspettato ed eccezionale.

La ricerca infatti descrive la prima prova di otarie orsine del Capo (Arctocephalus pusillus pusillus) che predano  verdesche (Prionace glauca), squali di medie dimensioni, consumandoli in parte. I ricercatori sottoòineano che «Queste osservazioni sono importanti non solo per la comprensione delle interazioni tra queste due specie, ma più in generale per le loro implicazioni nella comprensione dell’ecologia trofica dei pinnipedi, molte popolazioni delle quali sono aumentate mentre numerose popolazioni di squali sono diminuite».

Tutto è partito dalle foro scattate nel 2012 da dei turisti in viaggio in Sudafrica e  Chris Fallows che lavora con gli squali bianchi dal 1992, quando organizzo le prime immersioni a pagamento in gabbia Sudafrica e che oggi dirige il progetto di immersioni Apex Shark Expedition  e passa in mare fino a 200 giorni all’anno monitorando gli squali ne rimase molto colpito. Era infatti proprio Fallows a guidare il gruppo di turisti in una battuta alle verdesche. Le cose andavano bene: una decina di verdesche erano state attratte dalle esche poi entrò in scena un giovane maschio di otaria orsina del Capo. Queste otarie, che normalmente mangiano pesci, calamari e crostacei,  sono una preda comune degli squali bianchi (Carcharodon carcharias), quindi Fallows ed i turisti si aspettavano che il pinnipede fosse li per contendere le esche alle verdesche, invece attaccò direttamente gli squali, alcuni dei quali arrivavano quasi a due metri, più o meno quanto lo stesso maschio di otaria.

La sorpresa diventò ancora più grande quando l’otaria orsina ce la fece a catturare una verdesca, la sventro e cominciò a nutrirsi delle sue interiora, per poi passare ad attaccare un altro squalo. Temendo per la sicurezza dei turisti Fallows li riportò sull’imbarcazione, ma tornò a fotografare l’incredibile scena scattando diverse fotografie, comprese quelle che pubblichiamo. Alla fine l’otaria aveva ucciso, sventrato e mangiato 5 dei 10 piccoli squali. Poi, temendo che la sua presenza in qualche modo avesse innescato o favorito questo strano comportamento del mammifero marino Fallows si allontanò, ma quando rese note le foto disse: «Di solito, gli squali di queste dimensioni non sono certo considerati cibo per foche».

In realtà Fallows aveva assistito ad una scena simile nl 2004, quando, sempre al largo di Cape Point, vide un altro giovane maschio di otaria orsina inseguire e catturare una verdesca e, dopo averla scagliata in aria, aprirne la pancia per mangiarsi stomaco e fegato, ma allora non riuscì a scattare delle foto di una buona qualità per attestare la strana predazione. Questa volta invece ci è riuscito e la pubblicazione on-line di queste immagini, anche sulla pagina Facebook di Apex Shark Expedition, sono state notate prima dai giornali sudafricani e poi da Hugues Benoit, uno scienziato di Fisheries and Oceans Canada, che ha contattato Fallows e che ora spiega: «Non ero sicuro se avesse capito l’importanza scientifica di ciò che aveva visto». Nel nuovo studio che ha pubblicato insieme Neil Hammerschlag dell’università di Miami, Benoit descrive sia l’evento di predazione che la sua importanza  ecologica. Le otarie non erano mai state viste prima attaccare piccoli squali, mentre si sapeva che potevano sventrare squali morti rimasti impigliati nelle reti da pesca. Ma anche se otarie del Capo e ventresche hanno diete simili, i pinnipedi non sembrano nemmeno in competizione con  i loro rivali predatori. «Questo è un caso in cui un concorrente ha preso una sorta di preso il sopravvento», dice Benoit.

Inoltre, l’altra cosa interessante è che  le otarie mangiano solo le viscere delle verdesche, la parte a più alta densità energetica degli squali, nota. Anche se i pescatori sanno da anni che le otarie orsine del Capo mangiano le viscere di grandi pesci intrappolati nelle loro reti, questo tipo di predazione è stata rarissimamente vista in mare aperto su prede di mammiferi marini. Il fatto che le otarie scartino il resto del corpo degli squaletti dimostra che si tratta di una predazione mirata e che la carcassa non viene considerata come una perdita di possibile cibo. «E ‘come essere ad un buffet di aragoste – esemplifica Benoit – Se avete intorno tonnellate di aragoste intorno, basta mangiare le code e le chele, invece di impegnarsi con tutte quelle piccole zampe».

L’eccezionale comportamento dimostra anche che i metodi tradizionali di indagine sulla dieta per i mammiferi marini potrebbero mancare di alcuni filoni chiave nella catena alimentare. Gli ecologisti hanno a lungo ipotizzato che le foche e le otarie, ad eccezione di specie come la foca leopardo,  consumino principalmente piccoli pesci, ma analizzando gi stomaci di foche morte o le feci di animali vivi  non si trovano certo resti molli delle viscere di grandi animali come gli squali. Inoltre, qualche mese fa, dall’altra parte del globo, nel nord Europa,  sono stati documentati attacchi di foche a piccole focene.

Che le otarie orsine del capo prendano di mira solo le viscere degli squali solleva un altro problema: potrebbe avere conseguenze a livello di popolazione per la preda, perché per saziarsi devono uccidere tanti animali. Per ora, questa è una stima difficile da fare, perché non si sa quante giovani verdesche vengano uccise dalle otarie, ma Benoit sospetta che mangiare gli squali sia un comportamento naturale per le otarie,  visto che pe primo è Fallows a testimoniare che i due episodi ai quali ha assistito sono avvenuti in mare aperto, dove nessuna attività umana potrebbe in qualche modo aver istigato un’interazione anormale. Fallows è rimasto «impressionato dalla facilità con cui questa otaria è stata in grado di prendere questi squali – sottolinea  Benoit –  Presumibilmente, questo tipo di comportamento non sarebbe così raro se l’osservatore fosse solo al posto giusto al momento giusto».