Le palme di Milano e il valore degli alberi in città

A partire dal trambusto mediatico sarebbe bello scaturisse una maggiore attenzione (di tutti) verso il verde urbano

[21 febbraio 2017]

In queste settimane si sta parlando molto delle palme piantate in Piazza Duomo a Milano, su progetto dell’architetto milanese Marco Bay. Senza pretesa di voler semplificare o ridurre la discussione, con questo articolo vorremmo offrire la nostra posizione di tecnici che si occupano di alberi in città, proponendo la lettura già peraltro illustrata domenica scorsa a Radio 24 nella trasmissione SI PUO’ FARE da Andrea Pellegatta, socio di Rete Clima, Arboricoltore e docente presso la Scuola Agraria del Parco di Monza.

E iniziando questa nostra riflessione vogliamo sottolineare il fatto che il verde realizzato in Piazza Duomo è una installazione temporanea, della durata di tre anni, realizzata a costo zero per la collettività (anzi, fonte di introiti per il Comune), probabilmente pensata da parte dell’azienda sponsor per “fare notizia” (operazione, da questo punto di vista, riuscitissima).

Una operazione temporanea e pertanto ininfluente verso l’ecosistema urbano dal punto di vista ambientale, come del resto non era particolarmente rilevante dal punto di vista ambientale neppure la sistemazione a verde precedente.

Troviamo però interessante che si sia acceso un riflettore sul verde urbano da parte dei media, dei politici e soprattutto dei cittadini. Verde urbano che non è certo quello di Piazza Duomo a Milano, dentro una installazione temporanea, ma che è invece primariamente composto dai parchi, dai viali alberati, dai giardini scolastici, dal verde di periferia e da quello periurbano.

Ci piace quindi prendere al volo l’occasione per fornire un’altra e diversa chiave di lettura, per parlare di ciò che riteniamo importante, cioè il valore degli alberi e delle aree verdi in città, risorse straordinariamente utili e necessarie per chi vive nel contesto urbano ma che spesso vengono però considerate dagli amministratori e dai Cittadini non come un valore per la collettività quanto solo come un “accessorio” ornamentale, o solo come un costo di gestione.

Alberi che, soprattutto in un contesto non-naturale come la città, hanno una valenza fondamentale nel migliorare la qualità dell’aria (fungendo come “trappole” per il particolato atmosferico), nel ridurre l’intensità del fenomeno delle “isole di calore”, nel contenere i consumi per il raffrescamento degli edifici, nel favorire il deflusso delle acque meteoriche e molto altro ancora.

Senza parlare poi del ruolo fondamentale degli alberi nel contrastare il cambiamento climatico, un problema ambientale globale di portata preoccupante.

Tuttavia, a fronte di questa straordinaria importanza per l’ambito urbano, gli alberi nelle città vengono spesso gestiti in modo non corretto: nodo cruciale è la modalità di affidamento degli appalti pubblici di manutenzione secondo la logica del “massimo ribasso” (vince cioè la gara chi fa lo sconto più alto rispetto all’importo base), che valorizzano l’aspetto del minor costo immediato invece che la corretta tecnica di esecuzione degli interventi e della professionalità di chi deve intervenire.

Un costo che, appunto, è però minore solo nel breve periodo: interventi non corretti o addirittura dannosi (come la potatura drastica) possono sicuramente essere più sbrigativi ma possono causare nel tempo una diminuzione della stabilità di questi alberi e quindi un maggior costo di gestione per gli interventi di controllo, potature ed abbattimento a seguito dell’insorgenza di problemi fitopatologici e strutturali.

La potatura scorretta causa gravi danni biologici agli alberi, specie se si potano gli alberi solo per soddisfare “esigenze di gestione”. Ogni potatura è un trauma per l’albero, perché espone i suoi tessuti ad agenti patogeni, come funghi, batteri e altro: l’albero tenterà di far ricrescere rapidamente tutto ciò che gli viene tolto, attingendo alle sue riserve.

In questa logica la potatura andrebbe inoltre evitata in modo particolare su alberi vecchi e in condizioni di sofferenza, o temporaneamente depauperati delle loro riserve perché hanno recentemente subito drastiche potature o perché devono adattarsi ad un improvviso cambiamento delle condizioni ambientali.

Il risultato della potatura drastica degli alberi è la maggior frequenza delle rotture dei rami, la formazione di cavità al castello e lungo le branche primarie, lo sviluppo di ramificazioni filate e soprannumerarie, inserzioni deboli delle branche, ecc.
Per questo il costo di una potatura drastica non si limita all’intervento in sé quanto al fatto che, se l’albero sopravvive, richiederà entro pochissimi anni di essere nuovamente potato: inoltre, la probabilità che vento e neve provochino la rottura di rami sarà maggiore e sarà quindi sarà necessario intervenire per rimuoverli ed infine, se l’albero muore o si viene a trovare in condizioni fisiologiche precarie magari proprio a causa di una cattiva manutenzione, dovrà essere rimosso.

Ecco perché sosteniamo che la potatura drastica implica una serie di costi di manutenzione decisamente maggiori rispetto ai costi di una corretta potatura, ed ecco perché sosteniamo anche che per la corretta gestione dell’albero serva far riferimento ad un arboricoltore, cioè un professionista in grado di supportare il proprietario o il custode dell’albero nelle fasi decisionali ed in grado di operare secondo le più corrette e moderne tecniche arboricolturali.

Un altro aspetto importante del quale si parla ancora troppo poco è il rinnovo delle alberature in ambiente urbano. Un tema difficile da affrontare, impopolare per i decisori politici dato che comporta abbattimenti selettivi, ma che è fondamentale quando gli alberi sono senescenti, danneggiati, in condizioni che non consentono più sicurezza e fruizione. Anche quando si procede in modo professionale, censendo, analizzando e verificando gli alberi urbani, l’abbattimento di uno o più alberi in città ha comunque un forte impatto emotivo per il valore affettivo dei cittadini anche nei confronti di alberi “malati” o gravemente danneggiati da interventi sconsiderati.

A questo si aggiunge la diffidenza da parte dei cittadini più sensibili alle tematiche ambientali nei confronti delle Amministrazioni comunali che, purtroppo, hanno spesso una scarsa attenzione nei confronti del verde urbano ed in modo particolare degli alberi.

Cosa fare quindi? GESTIRE gli alberi presenti in città (e, se necessario, sostituirli) o intervenire seguendo l’emergenza, magari con interventi sbagliati dal punto di vista tecnico e agronomico (tagli e potature drastiche a tappeto dopo lo schianto di un albero) o, ancora, aspettare l’ennesimo evento climatico estremo e subire gli schianti?

La foresta urbana, intesa come l’insieme degli alberi presenti all’interno della città, deve essere gestita e pianificata e questo, per una Amministrazione, può voler dire prendere decisioni forti ed impopolari programmando l’abbattimento di alberi malati e danneggiati. A nostro giudizio l’abbattimento deve essere sempre compensato con la piantagione di nuovi alberi, valutando anche la scelta della specie giusta e del posto giusto per l’impianto.

E’ anche per questo motivo che Rete Clima® realizza interventi di compensazione forestale proprio in città, sicuramente per compensare le emissioni di CO2 in atmosfera (a contrasto del cambiamento climatico) ma anche (e soprattutto) per favorire la rinaturalizzazione di aree prossime alla vita dei cittadini e portare la natura vicino alle case di tutti.

Concludiamo questo articolo con un auspicio: a partire dal trambusto mediatico verso le palme in Milano, sarebbe bello che scaturisse una maggiore attenzione di tutti verso il verde urbano…che è di tutti e migliora la vita di tutti e che deve essere pertanto considerato un valore e non un costo.

Alberi ed aree verdi forniscono un “reddito” largamente superiore al costo necessario per il loro impianto e mantenimento: diversi studi dimostrano che, a fronte di ogni euro investito nel verde, può infatti ritornare alla collettività (in termini di benefici complessivi) un beneficio che a seconda dei casi citati dalla letteratura scientifica varia in un range compreso tra 1,3 e 3,07 euro.

In una recente relazione, il Comitato per il Verde Pubblico istituito presso il Ministero dell’Ambiente scrive che “avere una buona dotazione di servizi ecosistemici, in ambito urbano, significa avere una maggiore ricchezza pro-capite in termini di capitale naturale, ma anche una maggiore salute e resilienza dei territori (…..)“.

In un’epoca di difficoltà economica e di continui tagli alle spese degli enti locali, tenere in maggiore considerazione nelle analisi costi/benefici il valore e i vantaggi ambientali del verde urbano permetterebbe non solo di allargare le prospettive e supportare meglio le decisioni, ma anche di pervenire ad un uso più intelligente del denaro pubblico a vantaggio delle casse e dei portafogli delle amministrazioni e dei cittadini.

Con enormi risvolti positivi dal punto di vista ambientale, sanitario e paesaggistico.

di Rete Clima