«La tutela assoluta garantita a livello europeo non può essere la soluzione»

Le province autonome di Trento e Bolzano chiedono di “gestire” il lupo e l’orso

Verdi/Grüne/Vërc: le conseguenze della campagna su un’impossibile “provincia libera da lupi e orsi”

[5 ottobre 2017]

Ieri, i presidenti delle province autonome di Bolzano, Arno Kompatscher, e Trento, Ugo Rossi, e i parlamentari altoatesini della Südtiroler Volkspartei Karl Zeller e Daniel Alfreider hanno incontrato a Roma, il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni per chiedere una soluzione rapida per il rinnovo della concessione autostradale di A22 ad una società interamente pubblica, per discutere dei flussi di profughi da e per l’Italia e soprattutto per affrontare quella che sembra diventata la più grossa emergenza del Trentino Alto Adige: «una gestione equilibrata della presenza del lupo nell’arco alpino» che, tradotto, significa aprire agli abbattimenti.

Chissà cosa avrebbe pensato delle intenzioni dei cattolicissimi  Zeller e Rossi  San Francesco, festeggiato ieri come patrono d’Italia e che chiamava il lupo Fratello in un medioevo durante il quale i branchi di lupi erano molto più numerosi di oggi?

Rossi – accusato dagli ambientalisti di utilizzare metodi molto sbrigativi per sbarazzarsi degli orsi –  conferma che con Gentiloni  «Abbiamo anche parlato di temi che riguardano la gestione della fauna – prosegue Rossi – in particolare dell’orso e del lupo, cercando di “spingere” per ottenere una norma di attuazione che ci consenta almeno di poter gestire i casi problematici in entrambi i casi».

Kompatscher  conferma che «Si è parlato innanzitutto della questione del lupo. Abbiamo chiesto al premier Gentiloni il sostegno del governo al nostro progetto non solo nei confronti di Bruxelles, ma anche sfruttando quei margini di manovra presenti a livello nazionale, così come già fatto da alcuni Paesi della Ue».

In un nota la Provincia autonoma di Bolzano  sottolinea che «Come noto, la presenza del lupo sta creando due fronti contrapposti: da un lato chi spinge per la massima tutela della specie, dall’altro chi la vede come una grave minaccia per l’agricoltura e il turismo». E’ evidente che Rossi, Kompatscher e la Südtiroler Volkspartei appartengono  quest’ultimi. Kompatscher la prende alla larga ma arriva proprio lì: «Non si tratta di fare battaglie ideologiche ma di garantire che la presenza del lupo non danneggi l’agricoltura tradizionale. Realisticamente bisogna ammettere che il piano di ripopolamento è andato ben oltre i numeri previsti, e ciò comporta la necessità di giungere ad un piano di management equilibrato: la tutela assoluta garantita a livello europeo non può essere la soluzione».

In realtà il 19 settembre i Verdi/Grüne/Vërc della provincia di Bolzano denunciavano la totale mancanza di gestione del lupo: «La conferma ora è ufficiale: sebbene esistano misure efficaci per prevenire gli attacchi del lupo alle greggi e che esse siano finanziate generosamente dalla Provincia, in Alto Adige finora nessuno ne ha adottato neppure una. Sono queste le conseguenze della campagna su un’impossibile “provincia libera da lupi e orsi”. Ma così si moltiplicano solo le illusioni, i danni alle greggi e il ritardo rispetto al resto d’Europa».

Una conferma è arrivata con la risposta dell’assessore provinciale Arnold Schuler a un’interrogazione del gruppo Verdi/Grüne/Vërc  (Riccardo Dello Sbarba, Brigitte Foppa, Hans Heiss) nella quale venivano elencate cinque misure preventive a disposizione: l’accompagnamento da parte di un pastore, le recinzioni mobili elettriche, i deterrenti sonori, l’impiego di lama o asini che reagiscono alla presenza del lupo, cani da guardia di specie particolari.

I Verdi ricordano che «Queste misure sono coperte da un finanziamento provinciale del 70% della spesa, che può diventare totale nel caso di progetti in regia diretta concordati tra allevatori e Provincia. Per le emergenze, i recinti elettrificati sono prestati gratuitamente dalla Provincia e sempre gratuitamente l’ufficio caccia e pesca fa servizio di consulenza. Stupisce dunque che nessuna di queste misure, neppure quelle immediatamente utilizzabili come recinti e deterrenti sonori, sia stata finora adottata in provincia di Bolzano».

Infatti, appena due settimane prima che il presidente provinciale Kompatscher invocasse l’intervento di Gentiloni, il suo assessore Schuler comunica che «Finora non sono state inoltrate richieste all’ufficio competente», a parte un solo prestito di un recinto elettrificato a Corvara, ma chiesto da un pastore «di origine non altoatesina». I verdi chiosano: «L’eccezione che conferma la regola di un sostanziale rifiuto a prepararsi al ritorno anche sul nostro territorio dei grandi predatori. Consigliamo alle associazioni di categoria e in particolare al Bauernbund di invitare gli allevatori ad adottare una strategia intelligente e praticabile per prepararsi all’inevitabile ritorno anche sul nostro territorio dei grandi predatori. Ogni giorno perso nell’adozione di misure preventive si trasforma in un danno enorme per gli stessi allevatori, immediato e soprattutto futuro».

Insomma, le province autonome di Bolzano e Trento invocano «una gestione equilibrata della presenza del lupo nell’arco alpino» che non sono nemmeno state in grado di avviare e che ora credono possa risolversi con qualche fucilata degli Schützen.