Le specie aliene sono in aumento. Non siamo pronti a fermare l’invasione

La minaccia viene dal commercio globale e dal cambiamento climatico

[31 agosto 2016]

Specie aliene

Le specie esotiche invasive (Ias – Invasive alien species) minacciano la biodiversità, i mezzi di sussistenza e  la salute umana in tutto il mondo e il  nuovo  studio “Global threats from invasive alien species in the twenty-first century and national response capacities”, pubblicato  su  Nature Communications da un team di ricercatori britannici, statunitensi e svedesi fornisce la prima previsione  territoriale  globale delle  invasioni emergenti ed esamina  le attuali carenze, le sfide e le opportunità nel mitigare e prevenire i danni causati dalle specie esotiche invasive.

Infatti, il team guidato dal biologo conservazionista Regan Early, del Centre for Ecology and Conservation dell’università di Exeter,  prevede l’espansione delle Ias in tutto il mondo ed esamina la prevenzione globale. Secondo Early, «La globalizzazione dilagante porterà ad invasioni nei Paesi con la minore capacità di trattarle. Abbiamo bisogno di maggiore cooperazione internazionale, e gli Stati Uniti, l’Australia e le nazioni dell’ Europa devono condividere le competenze».

Un altro degli autori dello studio, Jeffrey Dukes della  Purdue University, ha detto che «I drammatici  cambiamenti nel commercio, nei trasporti e nell’ambiente pongono sfide per le specie autoctone che si sono evolute  nel corso di migliaia di anni per essere ben adattate ai loro ecosistemi. Stiamo rapidamente togliendo il terreno di sotto le specie autoctone. Mentre le specie possono presumibilmente evolvere per essere meglio adattate alle nuove condizioni, non sappiamo  quanto tempo potrebbe volerci».

Lo studio considera le specie esotiche invasive nel contesto del cambiamento ambientale e sociale, con attenzione alle diverse preoccupazioni e alle sfide per i Paesi sviluppati e in via di sviluppo.

All’università britannica di Exeter dicono che «I danni causati da specie non autoctone, come la coccinella Arlecchino e il visone, minacciano la biodiversità globale e il costo  per le economie globali  è di $ 1,4 trilioni di  dollari ogni anno. Possono trasmettere malattie,  soffocare sistemi fluviali e pozzi, impedire che il bestiame sia  in grado di pascolare e fare  concorrenza o mangiare le specie autoctone». Questo viene spesso visto come un problema del “primo mondo”, ma gli esperti hanno dimostrato  che queste invasioni minacciano anche le ultime roccaforti della biodiversità rimaste  nelle economie più fragili del mondo. Un sesto della superficie terrestre globale è altamente vulnerabili alle invasioni di specie aliene, comprese  aree importanti nei Paesi in via di sviluppo ed aree con diverse specie di uccelli e piante.

A Exeter  spiegano che «La crescente globalizzazione, in particolare le importazioni di animali e piante, ha provocato gran parte delle invasioni biologiche del passato. In futuro il trasporto aereo sarà responsabile delle invasioni biologiche in Africa e in Asia. Questo sarà aggravato dai cambiamenti climatici e  dall’ intensificazione dell’agricoltura che rendono più facile installarsi per le specie invasive. Le nazioni ricche sono abituati al fastidio delle specie esotiche invasive e stanno prendendo sempre più azioni protettive. Lo studio delinea come le economie più povere fanno fondamentalmente affidamento sul commercio internazionale e hanno poco potere di regolare le importazioni, così l’introduzione di specie altamente pericolose continua incontrollato».

I ricercatori hanno valutato la minaccia globale delle specie invasive per il XXI secolo  e ha scoperto  che molti Paesi in via di sviluppo non sono in grado di rispondere correttamente e sperano che le loro scoperte porteranno a governi e le Ong a migliorare gli schemi per mettere in guardia le comunità sulle minacce di invasione biologica e a fornire soluzioni.

I ricercatori identificano due approcci generali per il controllo delle specie invasive: reattivo e proattivo. E spiegano che «Per avere una forte capacità reattiva, un Paese ha bisogno di sapere come le Ias  minacciano l’ambiente e l’economia, di identificare le Ias già presentì, e dimostrare  le politiche possono portare alla gestione e al controllo delle Ias. Essere proattivi significa tentare  di impedire l’invasione e attuare programmi di gestione per le Ias già presenti. Questo richiede politiche di biosicurezza  complete e programmi per la ricerca, il monitoraggio e l’impegno pubblico».

Una delle autrici dello studio Ines Ibañez dell’università del Michigan, ha dichiarato: «Nei prossimi anni, gli impatti negativi associati all’introduzione di specie dannose saranno probabilmente aggravati da altri fattori di stress globali, come il cambiamento climatico, il degrado del territorio e  l’inquinamento. Nei Paesi sviluppati e in via di sviluppo, specialmente nei secondi, potrebbero mancare le infrastrutture operative per prevenire e perseguire le  introduzioni di nocivi».

Lo studio evidenzia che «Mentre molti Paesi hanno progredito nelle capacità proattive, pochi hanno forti politiche Ias», che aiuterebbero a  strutturare la prevenzione e la gestione delle Ias. Per i ricercatori, «La mancanza di politiche per le Ias sta diventando un problema sempre più urgente» e sottolineano «La necessità di un’azione significativa per gestire le Ias  alla luce dei cambiamenti ambientali globali».

Mentre il commercio globale si espande, il cambiamento climatico pone le basi per una maggiore invasione delle specie aliene e lo studio evidenzia che «Questo è particolarmente preoccupante per i Paesi in via di sviluppo, le cui economie sono delicate e molto sensibili agli impatti delle Ias». Per esempio, la distruzione delle coltivazioni da parte dei parassiti è più allarmante per i Paesi che non hanno fonti di cibo alternative  e/o che non possono permettersi di perdere una parte dei loro raccolti.

I ricercatori hanno raccolto informazioni sul commercio, in particolare di piante e  animali domestici, e sui viaggi aerei eli hanno  confrontato  le informazioni sul cambiamento climatico, la fauna selvatica e l’agricoltura con il  modello con il quale si è in grado di identificare le invasioni di Ias.

Le invasioni biologiche nei Paesi in via di sviluppo comprendono la recente espansione di Plutella xylostella, la malattia di Panama, che ha azzerato piantagioni di banane in America centrale e meridionale, e i  fichi d’India che hanno devastato i pascoli  in Africa, causando la malnutrizione del  bestiame e la perdita dei mezzi di sussistenza per le popolazioni locali. Un nuovo ceppo di malattia di Panama attualmente minaccia il mercato globale delle banane e i ricercatori dicono che «ci può volere più un decennio perché un’invasione prenda piede».

I ricercatori fanno notare che «Nella maggioranza dei Paesi manca la ricerca, coordinamento della gestione, il monitoraggio delle Ias note, sistemi di allarme rapido per le Ias emergenti o l’impegno pubblico necessario per rispondere rapidamente alle invasioni di Ias».

Per migliorare questa situazione, i ricercatori sostengono che sono necessarie: iniziative di collaborazione scientifica internazionali; la condivisione dei dati; lo scambio di informazioni e competenze tra le regioni che hanno  programmi Ias ben sviluppati ed esperti e quelle che non li hanno.

Inoltre, il miglioramento della sicurezza biologica e della gestione delle specie invasive possono contribuire a impedire il boom delle specie aliene invasive  e «sono la chiave per proteggere le economie locali e globali, la biodiversità e la salute umana nel XXI secolo».