Le specie più a rischio estinzione sono i grandi carnivori africani e gli avvoltoi (VIDEO)

Al via a Manila la Conferenza Cms sulla salvaguardia delle specie migratorie

[23 ottobre 2017]

Inizia oggi nella capitale delle Filippine Manila la 12esima conferenza delle parti della Convention on the conservation of migratory species of wild animals (Cop12 Cms), il più grande summit  sulla fauna selvatica di quest’anno che vede la presenza di 500 delegati di 120 Paesi. E’ la prima volta che questa conferenza triennale, che iunisce gli Stati attraversati dalle rotte migratorie degli animali e pone le fondamenta giuridiche per misure di salvaguardia coordinate a livello internazionale, si tiene in Asia e, secondo l’United Nations environment programme, il tema scelto per questa riunione, “Il loro futuro è il nostro futuro – sviluppo sostenibile per la fauna selvatica e per gli esseri umani”, «Riflette il legame intrinseco tra gli animali selvatici di tutto il mondo e gli gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) dell’Onu».

Durante la Cop12 Cms verranno trattati diversi temi, tra i quali l’inscrizione di specie negli annessi della Convenzione, iniziative, risoluzioni, piani di azione e direttive recenti per le specie acquatiche e terrestri, così come per gli uccelli. ieri si è tenuta un’High Level Panel Discussion durante la quale ministri dell’ambiente, leader di organizzazioni internazionali e ambasciatori di buona volontà hanno discusso dei collegamenti tra sviluppo sostenibile e salvaguaria della fauna selvatica, con una particolare attenzione per le specie migratrici e gli Sdg. Un dibatttito conclusosi con l’approvazione della Dichiarazione di Manila che verrà sottoposta all’esame della Cop12 Cms.

Tra le proposte sottoposte alla Cop12 c’è quella di includere negli annessi della Cms il leone africano, tutte le sottospecie di leopardo e di giraffa, l’asino selvatico asiatico, l’antilope chinkara, il cavallo di Przewalski e alcuni pipistrelli delll’America del Sud.   La Cop 21 Cms esaminerà anche il Piano di azione per l’elefante africano proposto dalla Cites e una roadmap per la conservazione dell’asino selvatico africano e rischio estinzione, visto che ne restano solo 70 esemplari in natura.

Ma  l’attenzione di Cms e Convention on international trade in endangered species of wild fauna and flora (Cites) è rivolta soprattutto ai grandi carnivori africani, infatti proporranno a Manila un piano per iscrivere leoni e leopardi nell’Annesso II in base all’iniziativa sui carnivori d africani frutto del lavoro congiunto Cms-Cites 2015-2020, che, se adottata dalle due Convenzioni, costituirà una piattaforma comune per l’attuazione delle risoluzioni e delle decisioni su leoni, leopardi, ghepardi e licaoni. Cms e Cites crcheranno di mettere insieme risorse ed expertise per proporre misure concrete di orientamenti politici in collaborazione con organizzazioni come l’ International union for conservation of nature (Iucn). Cms e Cites hanno già cooperato riunendo nel 2016 in Uganda gli Stati africanbi dell’areale del leone per identificare le iniziative per salvare il leone africano, La Cop17 Cites h aveva adottato una serie di decisioni per la conservazione del leone e del licaone che richiedono la collaborazione delle due Convenzioni.

Il segretario esecutivo della Cms, Bradnee Chambers, ha sottolineao che «Il tempo stringe per i carnivori emblematici dell’Africa. Come organizzazioni sorelle, la Cms e la Cites cercheranno di riunire le sinenergie esistenti per salvare i grandi felini e i licaoni del continente». Il, segretario generale della Cites, John E. Scanlon, ha aggiunto:  «I carnivori d’Africa sono tra gli animali più conosciuti e più ammirati al mondo. Oggi, la sopravvivenza in natura di questi predatori carismatici deve far fronte a numerose e diverse minacce. Però, questa crisi può ancora essere evitata e per questo, la Cites e la Cms, le due convenzioni internazionali sulla fauna selvatica, uniscono le forze per lottare meglio contro questi pericoli, a beneficio delle popolazioni e della fauna selvatica e per sostenere gli Obieettiv i di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite».

Secondo l’Iucn, in Africa il leone africano, il ghepardo, il leopardo e il licaone sono in costante declino  – a volte grave .  ad eccezione dei leoni dell’Africa australe che sono in leggera ripresa. La Lista Rossa dell’Iucn valuta il rischio di estinzione di ogni specie secondo livelli diversi: nel 2015 le popolazioni di leone africano risultavano in declino globale del 43% tra il 1993 e il ​​2014 e la speciè è classificata come vulnerabile, ma la maggior parte delle popolazioni di leoni al di fuori dell’Africa australe sono considerate in pericolo (Africa orientale e centrale) o in pericolo critico(Africa Occidentale). In nord Africa il leonde è già estinto.

Malgrado non si sappia quale sia la vera abbondanza di ghepardi africani, sià a causa della loro rarità che dell’estensione dei loro territori, la Lista Rossa Iucn nel 2015 stimava che la loro popolazione fosse calata del 30% negli ultimi 15 anni, stabilendo un parallelo tra declino dell’habitat e della spacie. Il ghepardo è classificato come vulnerabile dall’Iucn  e in pericolo critico di estinzione nellAfrica settentrionale e occidentale. Secondo uno studio recente la classificazione di vulnerabile potrebbe non essere adeguata, visto che il 77% dei ghepardi vivonno fuori dalle aree protette e che il rischio di estinzione sarebbe quindi molto più elevato.

Perquanto riguarda i leopardi, nel 2016 l’Iucn evidenziava un calo di oltre il 30% della loro popolazione sub sahariana negli ultimi 21 anni, soprattutto a causa della diminuzione delle prede dovuta all’’espansione delle terre agricole. Nell’Africa Occidentale e Orientale per i leopardi va ancora peggio: sono diminuiti di oltre il 50%, Per questo il leopardo è stato classificato come vulnerabile nella Lista Rossa

Il Licaone invece era classificato come specie in pericolo di estinzione già nel 2012. Anche se mancano dati completi sulla popolazione di questo canide, l’Iucn stima che ci sia stato un declino globale del 17%  tra il 1997 e il 2012, più marcato in Africa Centrale e Australe, dove le popolazioni di licaoni sarebbero diminuite del  26%.

Gli desperti affermano che «I carnivori sono vulnerabili a un certo numero di minacce che derivano da diversi fattori: la perdita e la fragmentazione degli habitat legate all’espansione delle installazioni umane e delle attività aghricole; i conflitti con gli uomini che proteggono il loro bestiame; la diminuzione del numero di animali di cui si nutrono e il commercio non sostenibile e illegale di esemplari di grandi carnivori».  La conseguenza di tutto ciò è che il leone sopravvive nel 17% del suo areale storico africano, il ghepardo nel 9%, il leopardo nel 51% e il licaone appena nel 6%.

Per quanto riguarda l’avifauna, verranno proposti piani di azione  per le rotte migratorie delle Americhe,  per coordinare il lavoro di salvaguardia in quel continente e  per Tortora comune, chiurlo orientale, moriglione di Baer e ghiandaia comune europea. La Cop 12 Cms proporrà anche l’inclusione di 10 specie di avvoltoi e dell’aquila delle steppe nell’Annesso I e dello zigolo giallo nell’Annesso II.  La Cms propone un piano multinazionale per fermare il rapidissimo declino degli avvoltoi in Africa, Asia ed Europa e gli esperti evidenziano che «La maggioranza degli avvoltoi dell’Africa.Eurasia sono a rischio critico di estinzione allo stato selvatico, principalmente a causa dell’avvelenamento. A meno che non vengano attuate delle misure di conservazione efficaci, è fortemente probabile che diverse di queste specie si estinguano in un prossimo futuro.

E’ necessario un «cambiamento radicale» della conservazione che «deve essere condotto dai governi e sostenuto da tutti coloro che hanno interessi diretti, comprese le numerose parti che non hanno ancora riconosciuto l’importanza degli avvoltoi – ha detto Chambers – Gli avvoltoi sono gli spazzini della natura e rendono così dei servizi essenziali ripulendo le carcasse ed altri rifiuti oganici dall’ambiente. Senza di loro avrenmmo una propagazione accresciuta di malattie, sia tra gli animali selvatici che domestici, il che significa dei pericoli estremamente reali per la salute umana». Il Piano di azione multi-specie  per gli avvoltoi africani punta a fermare rapidamente il declino di 15 specie e raccomanda 124 azioni da prendere per riportare la loro popolazione fuori pericolo entro il 2029. Chambers  dice che a Manila gli Stati dell’areale degli avvoltoi dovranno prendere questa minaccia sul serio perché «Gli avvoltoi sono importanti per gli esseri umani e noi ignoriamo la loro situazione disperata a nostro rischio e pericolo».

Secondo i ricercatorii Cms, le popolazioni di avvoltoi di Africa, Asia ed Europa (con l’unica eccezione dell’Europa occidentale) subiscono un grave declino e la causa principale è l’avvelenamento accidentale: «L’improvviso declino della popolazione di tre specie in India e altrove nell’Asia meridionale negli anni ’90 è dovuto principalmente all’avvelenamento secondario da parte del farmaco veterinario diclofenac. In Africa, negli ultimi anni sono aumentati la minaccia, la portata e l’impatto dell’avvelenamento intenzionale e indiretto che sono stati rivelati solo di recente, L’avvelenamento, specialmente in Africa, è causato da conflitti tra esseri umani e carnivori. Gli avvoltoi si nutrono di carcasse spruzzate di veleno, destinate ad uccidere predatori che minacciano il bestiame. Inoltre, i bracconieri prendono di mira attivamente degli avvoltoi per impedire loro di rivelare ai rangers le loro attività sorvolando la selvaggina uccisa illegalmente. Sono anche vittime della crescente domanda di parti di avvoltoio per la stregoneria».

Altre minacce per gli avvoltoi comprendono la perdita e il degrado degli habitat, la scarsità di cibo, la fragmentazione delle popolazioni restanti, i disturbi di origine antropica, le collisioni con le pale eoliche e le linee elettriche e l’elettrocuzione,

La Cop 12 esaminerà le richieste di inserire lo squalo balena nell’Annesso e per la prima volta di caccia ai cetacei per consumarne la carne, così come della valutazione degli impatti delle attività marine sonore sulla fauna migratrice,  risoluzioni sulle catture accessorie della pesca e contro i rifiuti marini, compresi gli attrezzi da pesca persi, che minacciano le specie acquatiche. Un progetto di direttive per buone pratiche rioguarda la cattura dei cetacei vivi e un’altra il whalewatching.

La Cop21 Cms affronterà anche temi trasversali come le reti ecologiche, il cambiamento climatico e le energie rinnovabili e verrà presentato un atlante delle rotte migratorie e delle barriere artificiali create dalle infrastrutture lineari nell’Asia centrale.

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  • Migratory Animals are Invaluable to Humanity - CMS COP12