Le tartarughe perse nell’Antropocene. Dove sono finite le testuggini?

Un declino globale, Un nuovo studio mette in guardia sulla possibilità di un mondo senza tartarughe

[18 ottobre 2018]

«Le tartarughe stanno lottando per sopravvivere nel mondo moderno e questo fatto generalmente non è riconosciuto o è addirittura ignorato». A dirlo è il team di biologi statunitensi che ha recentemente pubblicato su BIoScience Lo studio “Where Have All the Turtles Gone, and Why Does It Matter?” e che denuncia: «circa il 61% delle specie di tartarughe è minacciato o si sono estinte nell’epoca moderna Sono probabilmente il più minacciato dei principali gruppi di vertebrati. Il loro futuro è ancora più precario di quello degli anfibi».

Eppure, le tartarughe (o meglio le testuggini), con la loro robusta corazza e la pelle rugosa vengono considerate in tutto il mondo un simbolo di saggezza e longevità. Alcune culture hanno credito per millenni che il mondo posasse sul dorso di una tartaruga f gigante. E i biologi dicono che questi miti e credenze non sono poi così lontani dalla realtà: dal punto di vista ecologico le tartarughe svolgono un ruolo vitale nel mantenimento di reti alimentari, disperdendo semi e creando habitat per altre specie.

I ricercatori guidati da Jeffrey Lovich del Southwest biological science center dell’United States geological survey (Usgs) spiegano che «Il declino e l’estinzione delle popolazioni di tartarughe a livello globale significano che i loro ruoli ecologici sono ora notevolmente diminuiti dai tempi in cui le tartarughe erano più abbondanti. Gli impatti della riduzione dei loro ruoli  sono scarsamente apprezzati e inadeguatamente compresi. Due caratteristiche degne di nota delle tartarughe pre-Antropocene erano le enormi dimensioni delle loro popolazioni e le elevate biomasse corrispondenti».

In un ettaro di zone umide in salute ci potevano essere quasi una tonnellata di testuggini acquatiche. Le testuggini terrestri in alcune aree arrivavano ad avere  una biomassa di quasi 600 chilogrammi per ettaro. Secondo uno studio ampiamente citato sugli erbivori, in una savana africana la loro biomassa totale per ettaro era di 199 chilogrammi. Una volta le tartarughe africane superavano la biomassa degli elefanti.

La loro scomparsa è anche la perdita di un elevato potenziale biologico: le tartarughe o le loro uova ricche di proteine ​​e grassi erano una fonte di cibo per molte specie di predatori e le loro carcasse in decomposizione hanno ridistribuito per millenni nutrienti vitali nei terreni. «Le tartarughe possono occupare una posizione di primo piano nei cicli minerali di alcuni ecosistemi –  sottolineano Lovich e colleghi – in particolare in quelli che possono essere carenti di calcio o fosforo. Senza di loro, gli ecosistemi delle dune e delle spiagge potrebbero essere condannati».

Le tartarughe regolavano anche le popolazioni animali e vegetali di cui si cibavano: uno studio sulle tartarughe che vivono negli estuari ha rilevato che, quando scompaiono questi rettili, gran parte delle paludi salate si trasformano  in piane fangose anche in oli 8 mesi, una dinamica a cascata che probabilmente avviene in altri modi in molti ambienti. I ricercatori statunitensi scrivono che «Gli effetti della perdita delle tartarughe possono essere di vasta portata e creare cascate trofiche, alterazioni della struttura della biomassa, perdita della funzione delle comunità e di resilienza alle specie invasive, tutte caratteristiche fondamentali per il mantenimento di ecosistemi sani».

Un altro autore dello studio, Josh Ennen del Tennessee Aquarium Conservation Institute, conferma: «L’importanza ecologica delle testuggini, in particolare delle testuggini d’acqua dolce, è sottovalutata, e sono generalmente sottovalutate dagli ecologisti. L’allarmante tasso di scomparsa delle tartarughe potrebbe influenzare profondamente il funzionamento degli ecosistemi e la struttura delle comunità biologiche in tutto il mondo».

Le tartarughe erbivore svolgono un ruolo importante nella dispersione dei semi: alcune specie arboree, tra le quali i tambalaque e i baobab del Madagascar, stanno diminuendo a causa della scomparsa delle tartarughe e per lo stesso motivo sta cambiando la composizione della vegetazione lungo i corsi d’acqua stanno cambiando. Molte tartarughe sono anche bio-ingegneri, scavando buche e spostando il terreno lo arricchiscono. La loro perdita porterà ad un ulteriore declino della biodiversità. Alcune specie, come la testuggine del deserto di Agassiz (Gopherus agassizii) e la testuggine Gopher (Gopherus polyphemus) che vivono nel sud degli Stati Uniti, scavano tane profonde creando habitat per altre specie. I cumuli di terra vicini all’entrata delle tane di testuggine Gopher  ossono creare un nuovo habitat per alcune specie di piante, aumentando complessivamente la diversità vegetale nei dintorni. Le tane delle tartarughe vengono utilizzate  da centinaia di altre specie, compresi ragni, insetti, serpenti, anfibi, altri rettili, conigli, volpi e persino linci.

Inoltre, la loro fisiologia unica, il loro  lento metabolismo, la capacità di andare in letargo quando scarseggiano le risorse, può consentire alle tartarughe di mantenere grosse popolazioni in habitat che altrimenti non sarebbero in grado di sostenere uccelli e mammiferi a sangue caldo che hanno un fabbisogno energetico più elevato. Quando le tartarughe si estinguono, gli altri animali non prendono il loro posto.

Capire tutto questo è essenziale: se è vero che le tartarughe sono minacciate da distruzione degli habitat, cambiamenti climatici, malattie, caccia e collezionismo, sono l’indifferenza e la negligenza a poter decidere il loro destino. Il team di Lovich accusa gli ambientalisti di dare la priorità agli uccelli e ai mammiferi e di prestare relativamente poca attenzione alle tartarughe e dicono che, se lo facessero, gli ambientalisti potrebbero sfruttare anche il potenziale ecologico delle testuggini come strumenti di ripristino dell’ecosistema.

Gli autori dello studio dicono di sperare che «Lo studio non solo apra gli occhi dell’opinione pubblica sui molti ruoli svolti dalle tartarughe, ma anche sul modo in cui la diminuzione delle tartarughe riflette l’impatto negativo che l’attività umana può avere sull’ambiente».  Un altro autore dello studio, Whit Gibbons del Savannah River ecology laboratory e dell’Odum school of ecology dell’università della Georgia, sottolinea che «In quanto moderni discendenti di un antico lignaggio, le tartarughe sono pietre di paragone per come le influenze umane stanno causando il declino di gran parte della fauna selvatica del mondo. La nostra speranza è che tutti saranno incoraggiati a impegnarsi in sforzi concertati per  conservare la loro immensa eredità come parte dei nostri habitat naturali».

Ma l’appello finale dei ricercatori non è utilitaristico: «Sarebbe davvero un mondo triste perdere altri di questi iconici e notevoli sopravvissuti che vengono dalle nebbie della profondità del tempo evolutivo, Sono sopravvissuti all’asteroide che spazzò via i dinosauri. Riusciranno a sopravvivere nell’Antropocene?»

L’atro autore dello studio, Mickey Agha del Department of wildlife, fish and conservation Biology dell’università della California – Davis, conclude: «Perdere animali che ricoprono così tanti ruoli e che sono sopravvissuti così a lungo come le tartarughe sarebbe devastante e non solo a causa delle ramificazioni ecologiche. Col passare del tempo, le popolazioni più piccole potrebbero arrivare a essere percepite come normali per coloro che non hanno un’esperienza personale di comunità di tartarughe più robuste. Dobbiamo avere il tempo necessario per capire le tartarughe, la loro storia naturale e la loro importanza per l’ambiente, o rischiare di perderle in una nuova realtà in cui non esistono. Le persone nate in un mondo senza un gran numero di rettili longevi, come le tartarughe, possono arrivare ad accettarlo come la nuova normalità».