L’eccezionale scoperta di un ibrido tra due specie di delfini molto diverse [VIDEO]

Ma le popolazioni di orcelle e suse austrialiane sono rischio di estinzione locale

[4 luglio 2014]

Lo studio “Population Differentiation and Hybridisation of Australian Snubfin (Orcaella heinsohni) and Indo-Pacific Humpback (Sousa chinensis) Dolphins in North-Western Australia” pubblicato su PlosOne da un team di ricercatori Australia, britannici e olandesi conferma la vulnerabilità di alcune popolazioni di due specie di delfini e rivela una eccezionale scoperta: la nascita di un ibrido frutto dell’incrocio tra due cetacei morfologicamente molto diversi. l’orcella australiana (Orcaella heinsohni – Australian snubfin dolphin), “scoperta” solo nel 2005 e molto simile ai delfini fluviali asiatici, il cui areale si estende in tutta acque costiere tropicali dell’Australia settentrionale e, potenzialmente, di Papua Nuova Guinea, e la susa indopacifica (Sousa chinensis – Indo-Pacific humpback dolphin) che vive nelle acque costiere tropicali e temperate dell’oceano Indiano e del Pacifico occidentale, anche se i dati genetici e morfologici suggeriscono fortemente che quelli australiani siano distinti da quelli nel sud est asiatico.

La lista rossa dell’Iucn considera entrambe le specie “quasi a rischio” estinzione ma nella costa oggetto dello studio le piccole e frammentate popolazioni locali sembrano molto in pericolo e non sembrano avere molti contatti tra di loro, visto che i branchi di entrambe le specie sembrano frequentare territori isolati ampi tra i 200 e i 350 km2  e preferiscono le acque costiere a circa 15 m di profondità ed a 5 km dalla costa.

Le orcelle e le sue australiane sono però simpatriche nella maggior arte del loro areale australiano e la loro distribuzione si sovrappone anche a quella del tursiope dell’Indo-Pacifico (Tursiops aduncus) e, come spiegano i ricercatori, «Dove le specie sono simpatriche, le associazioni inter-specie e gli accoppiamenti tra le specie possono facilitare l’ibridazione. Questo fenomeno è stato segnalato tra le diverse specie di cetacei, in particolare tra i piccoli cetacei». Ma fino ad ora non erano mai stati segnati ibridi tra ocelle, suse o tursiopi, anche se associazioni tra orcelle e suse sono state segnalate  in diverse località lungo la costa del Queensland, così come branchi misti tra tursiopi e suse e tra ocelle e tirsiopi nel nord-ovest dell’Australia.

I ricercatori hanno scoperto che «A  Cleveland Bay, nel Queensland, la maggioranza (58%, n= 11) delle associazioni tra orcelle e suse erano di natura aggressiva-sessuale, dove, in tutti i casi, i maschi di susa  sono stati identificati come  aggressori. Anche se i benefici ed i costi di queste interazioni non sono pienamente compresi, suggeriscono che l’accoppiamento inter-specifico è possibile».

Ed è proprio quello che, è il caso di dire, è venuto a galla mentre i ricercatori inseguivano i delfini per prelevare campioni biologici per analizzarne il DNA: un eccezionale ibrido di susa e orcella. Il team  di ricerca sottolinea su PlosOne che «l’ibridazione selvatica è in genere un problema di conservazione; quando mediato dalla traslocazione di origine antropica di specie e dalla modificazione degli habitat, ha portato all’estinzione di molte specie di animali ed è particolarmente problematico per le specie a scarsa abbondanza. Diversi studi hanno riportato eventi di ibridazione tra le specie di mammiferi all’interno di habitat modificati e/o in cui le popolazioni hanno subito una flessione.Tuttavia, c’è l’evidenza che l’ibridazione naturale può svolgere un ruolo importante nell’evoluzione degli animali, come è da tempo riconosciuto per piante».

Il delfino ibrido è una femmina che sembra in salute e completamente sviluppata, anche se per il momento non si sa se sia fertile. Diverse altre specie di cetacei hanno dato vita ad ibridi sia in natura che in cattività, ma questo è il primo caso segnalato tra orcelle e suse, due specie che non si somigliano affatto e che sono localmente a rischio di estinzione  perché si mescolano raramemnte addirittura con i loro simili al di fuori del loro areale.

Alex Brown, della Cetacean Research Unit .della Murdoch University  spiega come è avvenuta l’incredibile scoperta: «Stavamo cercando di ottenere un po’ di più informazioni su quanto vulnerabili potrebbero essere e di avere una maggiore comprensione per fare le valutazioni di impatto ambientale» e per questo Brown e colleghi hanno analizzato i campioni genetici di popolazioni  di orcella e suse australiane separate da più di 200 chilometri di mare. Sono stati prelevati piccoli campioni di pelle dai delfini che poi, dopo l’analisi genetica, sono serviti per capire quanto si spostapo i due cetacei e quale sia il loro tasso di riproduzione. «Abbiamo trovato che c’era una notevole differenziazione tra le nostre diverse  popolazioni – dice Brown – quindi c’è un flusso genico limitato  e un movimento limitato tra le popolazioni che abbiamo provato. Questo suggerisce che queste specie, anche se si possono trovare lungo la costa in un sacco di posti diversi, non si stanno muovendo liberamente su e giù per centinaia e centinaia di chilometri di costa». Orcelle e suse australiane avrebbero sviluppato una preferenza sia per un habitat locale che per le sue popolazioni ittiche e, dato che sono animali sociali, che tendono  naturalmente a formare un gruppo coeso , preferiscono restare in  questi habitat, piuttosto che diffondersi lungo la costa andando a cercare altri compagni. Risultati importanti perché i hanno implicazioni per la gestione di queste due specie in una zona della costa del Western Australia che ha visto crescente sviluppo negli ultimi anni.

Gli scienziati sono preoccupati perché  i delfini sembrano molto dipendenti  da un ambiente che si estende a  5-10 km da riva e fino a 20 metri di profondità e Brown evidenzia che «Con l’espansioni portuali che stanno avvenendo lungo il Pilbara e potenzialmente quelli nelle Kimberleys occidentali, stiamo vedendo molti potenziali cambiamenti per l’ambiente in cui vivono. C’è una vulnerabilità all’estinzione localizzata, perché se si dovesse perdere tutti gli animali di una zona particolare, non si potrebbero necessariamente ripopolare le aree adiacenti. I piani di gestione dovrebbero cercare di mantenere dimensioni efficaci della popolazione e il flusso genico».

Tornando al delfino ibrido, la femmina fa parte di un branco di orcelle, ma è dotata di una bassa pinna dorsale triangolare ed ha le dimensioni e la colorazione caratteristica di una susa. L’analisi genetica ha dimostrato che è un ibrido frutto di un accoppiamento tra un maschio di susa ed una femmina di orcella, che conferma le osservazioni precedenti di aggressioni sessuale delle suse alle orcelle.

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  • Snubfin x humpback dolphin hybrid