L’economia del bosco toscano è ostacolata da troppa burocrazia e politiche inadeguate

Remaschi: «Più investimenti per le foreste: 143 milioni nel PSR 2014-2020»

[15 gennaio 2016]

Bosco Toscana

Intervenendo a Firenze al convegno “Economia del bosco e politiche forestali” organizzato da Cia e Arbo Toscana a Firenze, l’assessore ragionale all’agricoltura Marco Remaschi ha sottolineato che «Il bosco è determinate per il paesaggio e l’ambiente, è in grado di produrre reddito e occupazione, è fondamentale per la stabilità idrogeologica. Il bosco è “multifunzionale” e deve essere gestito in modo sostenibile. La Toscana ha un’alta superficie boscata, con oltre 1 milione e 100 mila ettari, pari a oltre il 50% della superficie totale. Oggi siamo di fronte a diverse possibilità per rilanciare il settore forestale con la nuova programmazione per lo sviluppo rurale 2014/2020 che lascia ampio margine agli interventi forestali e all’incentivazione dell’innovazione del settore stesso. Il bosco è importante, ad esempio, per la produzione di biomassa ricavabile dalle operazioni di manutenzione e offre così un ulteriore contributo per mitigare i cambiamenti climatici».

Però, secondo la Confederazione italiana agricoltori (Cia) ed Arbo Toscana,  l’economia del bosco in Toscana è a due velocità: «Da una parte investimenti, innovazione e risorse; dall’altra una mancanza atavica di politiche di sviluppo in ambito forestale, sia a livello europeo che nazionale». Anche le due organizzazioni dicono che «Negli ultimi anni in Toscana – regione leader in Italia per superficie boscata con 1.150.000 ettari (oltre il 50% della superficie regionale) e con 1.329 imprese boschive – c’è stata una decisa crescita del settore, sottolinea: realizzati oltre 80 impianti legno–energia, anche grazie agli interventi incentivanti della Regione; produzioni di eccellenza come castagne e farina: tre produzioni di castagne certificate (due IGP e una DOP) e due Dop della farina di castagne; investimenti ed innovazione tecnologica nell’attività selvicolturale; ruolo crescente delle imprese agro-forestali nell’azione di manutenzione del territorio con una Regione Toscana all’avanguardia negli affidamenti nell’ambito della Legge di orientamento. E poi siamo di fronte ad una spinta imprenditoriale forte con una alta adesione alle misure forestali del PSR, partecipazione costante del settore ai PIF (10% dei progetti sull’ultimo bando: su 53 progetti presentati 4 sulla filiera legno energia, 1 sulla castanicoltura)». Ma non mancano le problematiche, come un eccesso di vincoli e di burocrazia, che sta spingendo il settore alla marginalità economica.

Luca Brunelli, presidente Cia Toscana, ha detto che  «Occorre un piano nazionale di sviluppo dell’impresa boschiva–, una strategia di valorizzazione della selvicoltura e dell’impresa, fondata su incentivi, agevolazioni fiscali (a partire dall’IVA sui combustibili legnosi), incentivi all’occupazione come mezzo di contrasto al lavoro nero. E poi semplificazione e sburocratizzazione. Alla Regione chiediamo innanzitutto un impegno per determinare una nuova stagione di politiche europee e nazionali di sviluppo del comparto forestale. Per quanto riguarda la nostra Regione, da sempre molto attiva in questo ambito, – aggiunge Brunelli – è necessario intensificare l’impegno per risolvere alcuni problemi che tuttora affliggono il settore, come il lavoro nero: guerra senza tregua, immediata attuazione delle norme del Regolamento forestale sul riconoscimento di chi lavora in bosco e sull’elenco delle imprese boschive, intensificazione dei controlli incrociati INPS-INAIL-Corpo Forestale».

Remaschi ha ribadito che «Il Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Toscana punta in maniera importante sugli interventi forestali aumentando di circa il 17% i fondi e portando a 143 milioni di euro la dotazione finanziaria delle misure destinate al settore. In particolare due bandi destinati al settore sono ancora aperti e il termine per le domande scade il 25 gennaio prossimo. Si tratta dei bandi relativi alla Sottomisura 8.3 “Prevenzione dei danni alle foreste da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici”; e alla Sottomisura 8.4 ” Sostegno per il ripristino dei danni alle foreste da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici”. Queste misure danno attuazione ad altrettanti impegni del programma di governo dell’attuale legislatura (Più sicurezza idrogeologica – Interventi per la manutenzione dei boschi e dei fiumi, e Fiumi mai più a briglia sciolta – Interventi di manutenzione delle briglie dei fiumi».

Il bando relativo alla sottomisura 8.3 (prevenzione danni da incendi e altre calamità naturali) ha una dotazione di 12 milioni di euro, con una riserva di 7.5 milioni per gli interventi eseguiti dai consorzi di bonifica lungo i corsi d’acqua localizzati nei boschi. Il bando della sottomisura 8.4 mette a disposizione risorse per il ripristino dei danni causati ai boschi dal vento del 5 marzo 2015 e ha una dotazione finanziaria 15 milioni di euro. Gli interventi riguardano il taglio e l’esbosco degli alberi abbattuti o danneggiati, e il rimboschimento necessario a garantire la continuità del bosco nelle province di Firenze, Arezzo, Lucca, Massa Carrara, Prato e Pistoia.

La Cia  dice che è urgente una modifica della Legge 22/2015 sul riordino istituzionale: «Il modello basato sulle Unioni dei Comuni non può funzionare – ha aggiunto Brunelli – la forestazione, come l’agricoltura, la caccia, la difesa del suolo, deve essere di competenza regionale. E poi servono investimenti: l’incremento delle risorse sulle misure del PSR destinate agli investimenti delle imprese boschive; il superamento del regime “De minimis”, già richiesto per alcune misure, estendendo la richiesta a tutte le misure forestali. Ampliamento della gamma di interventi ammissibili sulla castanicoltura».

Il comandante regionale del Corpo forestale dello Stato, Giuseppe Vadalà, ha posto l’accento sull’importanza dei controlli di legalità nel settore forestale: «Mediamente il Corpo forestale dello Stato esegue in Toscana 4.000 controlli all’anno nel settore dei tagli boschivi, dove un intervento su quattro risulta irregolare e viene sanzionato. Assicurare il rispetto della legalità è fondamentale per lo sviluppo dell’economia forestale».

Sandro Orlandini, della Cia Pistoia ha aggiunto «Facciamo i conti con uno scarso valore aggiunto del settore, con la frammentazione delle proprietà forestali, con fenomeni di concorrenza sleale (lavoro nero) non sufficientemente contrastati; con poche politiche di sviluppo, troppe politiche conservative, dettate da un ambientalismo miope»

Anche secondo Giordano Pascucci, direttore Cia Toscana, «La concorrenza sleale ed il lavoro nero sono aspetti da contrastare con forza: le imprese boschive, invece di essere valorizzate e premiate per la loro correttezza, spesso sono “osservate speciali”, mentre non si vedono risultati apprezzabili nel contrasto al lavoro irregolare. E poi c’è il flagello ungulati: la fauna selvatica è ormai una minaccia grave per i nostri boschi. Apprezziamo lo sforzo della Regione per contenere gli ungulati, la Legge obiettivo va nella giusta direzione. Ma per attuarla ci vuole una “governance” efficace, uomini e risorse, mentre su questo fronte non ci siamo, si rischia un arretramento pesante che renderebbe inefficaci le misure in fase di adozione».

Marco Failoni, Cia Toscana, ha parlato di nuove strategie per una nuova politica di sviluppo del comparto forestale: «Non c’è attenzione in Europa, la politica forestale viene gestita prevalentemente come politica ambientale; manca totalmente una base giuridica che consideri il bosco sotto il profilo produttivo. Anche a livello nazionale non va molto meglio: i boschi sono tutti sottoposti a vincolo paesaggistico; nelle aree Natura 2000 ogni operazione selvicolturale è soggetta a complicate procedure di valutazione di incidenza; Il sistema sanzionatorio fa ricadere molte violazioni nell’ambito dei reati penali. Manca inoltre una qualsiasi strategia finalizzata allo sviluppo del settore. Le stesse opportunità aperte nell’ambito delle politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, vengono continuamente “stressate” da scelte politiche incomprensibili: l’ultimo balletto sull’IVA sul pellet è un esempio illuminante».