Uccidere i lupi non è la soluzione al problema degli allevatori

Necessario ridurre il randagismo e gli ibridi presenti su tutto il territorio tramite catture e sterilizzazioni

[26 giugno 2015]

lupi rossi 3

L’esasperazione e la rabbia di allevatori di alcune circoscritte aree della provincia di Grosseto per il ripetersi di eventi predatori da parte di canidi è giustificata e comprensibile – prende oggi posizione il Wwf Toscana – ma la soluzione caldeggiata all’assemblea del Caseificio di Manciano  è eticamente inaccettabile, scientificamente sbagliata e rischiosa per l’economia turistica e agroalimentare della Toscana. Colpisce inoltre l’adesione di sette sindaci di Comune alla richiesta di certi allevatori di ottenere una deroga alle leggi, nazionali e internazionali, che proteggono il lupo. Non è assecondando questa prospettiva violenta che si  risolve il problema delle predazioni e si fa l’interesse vero delle aziende zootecniche.ù

Studi scientifici internazionali  sugli abbattimenti di lupi  e sull’entità dei danni a carico della zootecnia – precisano dal Panda toscano – stanno dimostrando che questi non diminuiscono come si vorrebbe anzi, in alcuni casi, il problema verrebbe acuito dalla destrutturazione dei branchi, che provoca un’intensificazione delle predazioni degli animali domestici.  Così le autorizzazioni alle richieste di uccisioni di lupi si stanno rivelando risposte politiche inefficaci e deresponsabilizzanti per chi dovrebbe invece  gestire il problema seriamente.

Anche Legambiente ribadisce ancora una volta la propria vicinanza agli allevatori, che rappresentano un presidio fondamentale per il mantenimento del territorio, e che sono sempre più in difficoltà per via delle predazioni.

«Non possiamo però condividere – afferma Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – l’ipotesi di abbattimento del lupo come soluzione ai problemi degli allevatori. Uccidere questo predatore significa anche creare un danno all’equilibrio selvatico. Crediamo sia possibile una convivenza, provata anche da diverse esperienze in Italia ad esempio in Abruzzo, utilizzando strumenti di prevenzione per ridurre al minimo il rischio di predazioni alle greggi. In questo senso anche il progetto Medwolf, di cui siamo partner, rappresenta uno dei tanti passi verso la coesistenza tra uomo e lupo. Attraverso la distribuzione gratuita di recinzioni e cani da guardianìa, infatti, il progetto ha l’obiettivo di difendere le aziende zootecniche da un lato, e il lupo dall’altro.

Oltretutto abbattere il lupo, specie protetta e tutelata dalla direttiva Habitat e da una normativa nazionale perché considerata specie a rischio estinzione, è una soluzione inutile: abbatterne uno, infatti, significa vedere l’arrivo di un altro lupo che occuperà quel territorio lasciato vuoto. Le azioni da mettere in campo sono quelle di ridurre fortemente il randagismo e gli ibridi presenti sul tutto il territorio, attraverso catture e sterilizzazioni».

All’estero la Toscana gode di grande prestigio in molti campi, e anche in Italia è tra le Regioni più apprezzate per la capacità di sviluppare idee innovative e lanciare buone pratiche. Dovesse accadere che in Toscana si torni al passato remoto, al tempo dei “lupari” – chiosa il Wwf Toscana – allora sicuramente l’immagine di questa Regione (e non solo, aggiungiamo noi), e di conseguenza le economie del turismo e dei prodotti agroalimentari del territorio ne risulterebbero danneggiate in misura superiore a quanto oggi denunciato dalle aziende pastorali a causa delle predazioni.