Legge “ammazzariserve” in Sicilia: a rischio chiusura le 27 Riserve naturali

Il governo regionale di centrodestra taglia del 40% i finanziamenti, protestano ambientalisti e sindacati

[30 aprile 2018]

Nel trentennale della legge regionale siciliana sulle aree protette e dopo quasi 25 anni di risultati positivi, che hanno posto la Sicilia tra le prime regioni a livello nazionale e con riconoscimenti anche a livello internazionale, Legambiente Sicilia, Cai Sicilia, Gre, Lipu, Wwf e Rangers d’Italia lanciano un nuovo allarme: «Le Riserve Naturali Siciliane sono di nuovo a un passo dalla chiusura: a rischio le attività di conservazione della natura, di divulgazione ambientale, di presidio del  territorio per la legalità e lo sviluppo sostenibile, il licenziamento di 90 operatori».

Gli ambientalisti spiegano che «Rischia di essere questa la conseguenza del pesante taglio attualmente previsto dalla finanziaria regionale» e fanno notare che «Il capitolo di spesa 443302 subisce una riduzione, abnorme e ingiustificata,  del 40% rispetto al fabbisogno annuale come nessun altro settore del bilancio regionale. Tali fondi, se non incrementati, sono sufficienti solo fino all’inizio del mese di agosto,  dopo ci sarà inevitabilmente  il blocco di ogni attività gestionale in piena stagione balneare, turistica e a rischio incendi».

Mimma Calabrò, segretaria generale Fisascat Cisl Sicilia, conferma: «Questa esperienza di buone pratiche nella gestione delle bellezze naturali siciliane, riconosciuta sia a livello nazionale che a livello internazionale, rischia di concludersi definitivamente,  I numeri infatti parlano chiaro e, allo stato attuale della proposta in discussione, disegnano uno scenario drammatico con una drastica ed non comprensibile riduzione del 40% proprio nel capitolo destinato alla gestione ed al trattamento del personale delle riserve naturali affidate alle Associazioni Ambientaliste. Se nella Finanziaria, pertanto, non verrà garantita la copertura degli importi fissati dalla convenzioni di affidamento alle associazioni ambientaliste delle riserve naturali nefaste e inaccettabili potrebbero essere le ricadute sui 90 lavoratori qualificati ivi impiegati che rischiano».

Delle 76 riserve naturali istituite, 27 sono affidate in gestione ad Associazioni Ambientaliste (Legambiente, Wwf, Lipu, Italia Nostra, Cai, Gre, Rangers) ed all’Università di Catania e tra queste rientrano alcune tra le più belle e note aree protette siciliane (come le Saline di Trapani, l’Isola di Lampedusa, il Biviere di Gela, l’Isola Lachea, Torre Salsa, Monte Conca, Grotta di Santa Ninfa, Monte Pellegrino), in cui sono stati raggiunti importantissimi risultati nella conservazione, tutela e recupero ambientale oltre che  nella promozione di una fruizione compatibile, con riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale (basti pensare al Trip Advisor Award assegnato annualmente alla Spiaggia dei Conigli nella Riserva Naturale Isola di Lampedusa) e con ripercussioni positive anche in termini di immagine per la Regione Siciliana e per la promozione turistica.

La Calabrò sottolinea che «Se lo scenario dovesse essere quello attualmente prospettato, si rischia altresì che vengano dismessi i presidi sul territorio e abbandonati importante aree di interesse naturalistico (…) Auspichiamo quindi che l’Assemblea Regionale Siciliana non intenda segnare la fine di questa virtuosa esperienza, presidio anche di legalità sul territorio a tutela del patrimonio naturalistico, e che provveda al ripristino della copertura finanziaria del capitolo destinato a questo importante settore nella gestione delle natura in Sicilia. Siamo pronti a intraprendere ogni azione sindacale non soltanto a tutela dei lavoratori ma anche di tutti quei siciliani che siamo certi difenderanno il patrimonio naturalistico della propria terra».

Legambiente Sicilia, Cai Sicilia, Gre, Lipu, Wwf e Rangers d’Italia concludo: «E tutto questo sta accadendo in occasione della ricorrenza delle leggi regionali in materia di aree naturali protette: il 6 maggio del 1981 veniva infatti votata la prima legge regionale, la n.98,  ed il 9 agosto del 1988 la legge regionale n.14. E così  nel maggio del 2018 rischia di essere emanata una legge “ammazzariserve”,  che costringerà nel mese di agosto del 2018, paradossalmente proprio nel trentennale della legge regionale sulle aree protette, ad interrompere una delle più brillanti esperienze di conservazione della natura del nostro paese».