Legge di Stabilità e privatizzazione spiagge: la strada l’aveva già indicata Totò

[11 novembre 2013]

Pd e Pdl devono trovare “la quadra” per dare il via libera alla Legge di Stabilità sulla quale pesano circa tremila emendamenti. Questo è l’obiettivo che ad oggi pare lontano se le proposte sono del “calibro” di quella avanzata dal Popolo della Libertà sulla “sdemanializzazione” delle spiagge e loro successiva privatizzazione per fare cassa.

«La proposta di vendere le nostre spiagge è impresentabile e offende la dignità del Paese. Aspettiamo solo che qualche emulo di Totò proponga di vendere la Fontana di Trevi- ha sottolineato Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera. Il Pdl attraverso l’estensore dell’emendamento alla legge di Stabilità in materia di spiagge, Sergio Pizzolante, ha precisato che «l’emendamento prevede il passaggio dal demanio al patrimonio dello Stato delle aree dove vivono i manufatti e le proprietà immobiliari degli stabilimenti balneari, con l’obiettivo della privatizzazione con diritto di opzione per i concessionari già esistenti. La restante parte delle concessioni (arenili e ombreggi) rimangono demanio pubblico, soggetto alla concorrenza sulla base di un piano dei servizi che contempli criteri capaci di garantire l’unicità della gestione. Questo intervento permette quindi di salvaguardare oltre 30mila aziende, e nello stesso tempo è un’operazione robusta di dismissione e valorizzazione del patrimonio dello Stato, per 5-10 miliardi».

Questi argomenti non hanno convinto Fabrizio Vigni, presidente degli Ecologisti democratici che fa notare come la proposta non sia nemmeno originale: «A volte ritornano. Non è la prima volta che dalle file del Pdl arriva la proposta di vendere le spiagge. Ci avevano già provato in passato, senza riuscirci. E’ un’idea sbagliata e inaccettabile che va respinta  perché significherebbe svendere un bene pubblico importante, con gravi rischi per il nostro patrimonio ambientale».

Sulla stessa linea anche l’Istituto Nazionale di Urbanistica per cui la proposta di “sdemanializzazione” e successiva vendita delle nostre spiagge, altro non è che il tentativo di una gigantesca operazione di privatizzazione del nostro patrimonio naturalistico. «Vale il principio che le spiagge sono di tutti, e le imprese lavorano in concessione. È pericoloso anche solo pensare di poter disporre del territorio e delle ricchezze naturali per fare cassa. Proseguendo su questa strada, si potrebbe arrivare a chiudere le piazze e a vendere i monumenti e le aree protette».

L’Inu che già in passato aveva respinto con forza le ipotesi di estendere per periodi temporali molto lunghi il diritto di superficie sulle spiagge, oggi a maggior ragione ne rifiuta l’esplicita privatizzazione. «La logica va ribaltata: le spiagge non sono meri strumenti per ripianare il bilancio dello Stato a brevissimo termine ma perenni risorse del territorio da valorizzare, di cui i cittadini e le imprese dovrebbero beneficiare in una cornice di copianificazione territoriale e paesaggistica e in una logica di programmazione integrata degli interventi per il rilancio del comparto turistico» hanno concluso dall’Inu.