Legge quadro sui parchi, preoccupazione delle associazioni dopo il voto del Senato

[25 settembre 2013]

Il 10 settembre scorso il Senato ha approvato l’urgenza e il via libera alla procedura abbreviata del Disegno di legge n. 119, cosiddetto “D’Alì”, già approvato in Commissione Ambiente del Senato l’ultimo giorno utile della passata legislatura. L’iter era stato avviato con il DDL 1820 nel 2009 (inerente le aree marine protette), poi via via emendato, fino a costituire l’ultima versione, approvata il 21 dicembre 2012 e ripresentata il 15 marzo di quest’anno.

Tra gli altri, l’11 settembre scorso, il presidente della Federazione dei Parchi, Giampiero Sammuri, ha reso pubbliche le considerazioni di Federparchi, esprimendo la propria soddisfazione per il voto del Senato e altre considerazioni che riteniamo di commentare anche noi pubblicamente, con spirito costruttivo: una riflessione profonda rivolta a tutti e non solo al mondo dei parchi, ma anche alle associazioni ambientaliste e culturali e alla società tutta.

Come sostiene Federparchi, il percorso parlamentare potrà consentire ancora approfondimenti e data la sua attuale apertura anche a coloro, come noi, che hanno espresso contrarietà ai punti fondanti di questo DDL 119. Siamo sempre stati disponibili al confronto e continueremo ad apportare il nostro contributo al dibattito in corso in tutte le sedi possibili.

Certo, il riferimento all’ultima chiamata suona quasi come un ultimatum, che porta con sé il grave carico di responsabilità per le scelte che saranno decise a livello legislativo, comunque in tempi brevi. Purtroppo il percorso parlamentare, infatti, potrebbe non essere lungo; certamente sarà abbreviato rispetto a quello ordinario e forse insufficiente per un’analisi approfondita di temi tanto delicati, tanto da preoccupare non solo noi, ma anche quasi tutte le maggiori associazioni ambientaliste e culturali.

Chiariamo sinteticamente alcuni aspetti essenziali di questo percorso.

Non abbiamo, come molti, condiviso l’urgenza, che non ci è apparsa giustificata e non rimuove altre e più significative criticità gestionali. Il Senato tuttavia l’ha approvata e quindi ne prendiamo atto.

La riforma proposta, che nasce come sola riforma del sistema delle aree marine protette e poi viene estesa, ci continua ad apparire poco organica e presenta una serie di punti che riteniamo critici e pericolosi.

Per citarne alcuni, innanzitutto il sistema di autofinanziamento proposto si potrebbe tradurre in una pericolosa mercificazione dei beni comuni fondamentali, come biodiversità, acqua e paesaggio, che le aree protette dovrebbero tutelare. La proposta, infatti, mediante il meccanismo delle royalties, incentiva i parchi a consentire la realizzazione di impianti impattanti che fino ad oggi sono nelle aree protette ovviamente vietati.

In proposito, pur prendendo atto favorevolmente del lavoro congiunto già effettuato tra Federparchi e Aidap e della relativa presa di coscienza di alcuni rischi, come quello sull’autofinanziamento dei parchi, resta tutta la nostra preoccupazione sulle effettive possibilità che la proposta venga emendata: la stessa Federparchi, infatti, aveva sollevato il problema delle royalties sugli impianti impattanti di nuova costruzione già dal 2011, ma la proposta D’Ali’ è rimasta per questo aspetto invariata fino ad oggi.

La tutela della fauna, emblematica dell’azione di conservazione delle aree protette e fondamento nell’immaginario collettivo, viene modificata rendendo possibile il controllo faunistico non solo per la tutela della biodiversità ma anche per altre ragioni di interesse pubblico. Questa, insieme ad altre disposizioni dello stesso articolato, appare insidiosa, aprendo alla possibilità di effettuare interventi di controllo della fauna selvatica ora non consentiti.

Su questo tema, peraltro, abbiamo già scritto molto, e l’argomento è anche stato oggetto di un dibattito che abbiamo promosso nel 2011 a Roma, al quale aveva partecipato con un intervento anche il Presidente di Federparchi Sammuri.

Sulla nomina dei direttori, il DDL D’Alì delinea un sistema di accesso al lavoro pubblico che potrebbe consentire scelte arbitrarie ed esclusive del Presidente, senza la garanzia di un concorso pubblico.

Non possiamo inoltre esimerci di rappresentare anche forti perplessità per le modifiche che si vorrebbero apportare alle attuali composizioni dei Consigli Direttivi degli Enti Parco, che ci appaiono più improntate al perseguimento di interessi particolari piuttosto che una soluzione innovativa e radicale, rispetto a problematiche ben più complesse alle quali sono sottoposte quotidianamente le Aree Protette.

Altri aspetti della riforma non riteniamo siano molto significativi, sebbene proposti nel DDL come risolutivi e fortemente innovativi. Il Piano Pluriennale Economico e Sociale viene eliminato, ma nella maggior parte dei parchi non è mai nemmeno entrato in vigore; viene limitata la vigilanza da parte del Ministero dell’Ambiente ad alcune delibere, ma resta totalmente invariato il sistema connesso dei controlli e la natura giuridica dell’ente di gestione.

Ci sono, inoltre, questioni più spinose e urgenti che, invece, la riforma non prende in considerazione, come ad esempio il tema dell’armonizzazione tra i diversi livelli normativi e istituzionali (Direttive europee/Stato/Regioni) e l’intreccio di competenze tra più enti, nonché aspetti cruciali per il miglioramento dell’efficienza dell’azione dei parchi, a partire proprio dalla fondamentale classificazione giuridica degli enti di gestione, dal sistema sanzionatorio, dal rapporto con gli organi di sorveglianza.

Giunti a questo punto dell’iter di approvazione della legge, e in considerazione dei rischi di cui abbiamo parlato, non ci resta quindi che confermare la nostra disponibilità al dialogo, auspicando vivamente che si possa realizzare il confronto ipotizzato per discutere serenamente nel merito della modifica della Legge 394, al fine di condividere proposte di possibili emendamenti che possano essere utili al bene di tutti.

di 394, Associazione nazionale personale aree protette e AIGAP, Associazione Italiana guardie dei parchi e delle aree protette