Legge di stabilità: emendamento cancella il Parco nazionale del Delta del Po

Wwf e Lipu: quello proposto è un Parco “finto”

[15 novembre 2017]

La Lipu denuncia che «Un emendamento alla legge di Stabilità dei senatori Caleo e Vaccari (entrambi del PD, ndr) propone l’istituzione del Parco interregionale del Delta del Po, unendo, in un’operazione sconclusionata, le aree protette del Veneto e dell’Emilia Romagna. Il risultato finale sarebbe quello di un “finto” parco, anche considerato che l’istituzione avverrebbe non ai sensi della legge 394 sulle aree protette bensì ai sensi della legge 131 del 2003 sull’armonizzazione delle normative regionali».

Il Wwf si chiede: «Cosa c’entra l’abrogazione della previsione del Parco Nazionale Delta del Po con la Legge di Stabilità?» e si risponde: « Assolutamente nulla, eppure un emendamento firmato dai senatori Vaccari e Caleo, protagonisti della criticatissima proposta di modifica della Legge sui Parchi, prevede proprio questo rispolverando la vecchia tradizione di usare le finanziarie come veicoli per far passare di tutto, indipendentemente con il tema economico trattato».

Secondo Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu-BirdLife Italia; «Se l’emendamento dovesse essere approvato costituirebbe il de profundis per ogni speranza di istituire un parco nazionale in quella che può essere considerata una delle aree naturalistiche più importanti d’Europa, ricca di siti comunitari, habitat e centinaia di specie animali, in particolari uccelli migratori. Un’area che il nostro Paese non è ancora riuscito a tutelare e valorizzare come sarebbe opportuno e che oggi, con questa scelta, sarebbe penalizzata ancora di più. L’emendamento dei senatori Pd cancellerebbe infatti la norma della legge 394 che prevede l’istituzione di un parco nazionale e produrrebbe solo una manovra diversiva: uccidere un parco fingendo di istituirlo. Ci auguriamo che i proponenti tornino sui propri passi ovvero che Governo, Ministero e Parlamento si oppongano. Il Delta del Po, con la sua straordinaria bellezza, meriterebbe ben altro».

Il sospetto del Wwf e che «dopo che la proposta di modificare la Legge Quadro sui parchi (legge n. 394/1991), si è arenata, a causa delle critiche del mondo ambientalista, di quello della cultura e della scienza oltre che per i pesanti rilievi della Ragioneria Generale dello Stato, per il Delta del Po, si voglia far entrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta. L’emendamento in questione, oltre a cancellare la previsione di Area marina protetta di capo Teulada in Sardegna, ha lo scopo di creare un non meglio definito “parco”, estraneo agli obiettivi di tutela della natura previsti dalla Legge n. 394/1991 e finanziato da Regioni e Comuni invece che dal Ministero dell’Ambiente, risultante dalla semplice unione delle aree dei due attuali parchi regionali del Delta del Po del Veneto e della Emilia Romagna, che negli ultimi decenni non hanno saputo garantire alcuna vera tutela della più importante zona umida del nostro Paese».

Per il Panda italiano il risultato sarebbe che «in un’area quale quella del Delta del Po – che Ispra , l’Istituto superiore per la ricerca ambientale vigilato dal ministero dell’ambiente, considera “black spot” nazionale per il bracconaggio ittico e venatorio – sono strumentalmente escluse dalle aree dei parchi regionali molte delle aree  tutelate dall’Europa per la loro importanza naturalistica: solo 7 dei 20 Siti di importanza comunitaria (Sic), e/o Zps (Zone di protezione speciale), sono inclusi completamente nel parco emiliano-romagnolo e 5 degli  8 siti della Rete Natura 2000 sono ricompresi nel parco veneto – che esclude dall’area parco habitat di grande valore:  il  “Vallone di Loreo”, le “Dune di Rosolino e Volto”, il “Bosco di Nordio”».

Il Wwf conclude: «La realizzazione di questo nuovo non meglio definito “parco”, previsto nell’emendamento, dovrebbe avvenire previa intesa obbligatoria con le regioni che finanzierebbero il parco: regioni che però sino ad oggi hanno sempre negato l’intesa per un parco interregionale cogestito. Con lo stesso emendamento però si prevede la cancellazione di un specifico comma della legge quadro con cui viene previsto il parco nazionale, che lo stato dovrebbe istituire in assenza dell’accordo delle regioni su quello interregionale.

Risultato? La previsione di Parco Nazionale (parco che lo Stato avrebbe dovuto istituire dal 1993) verrebbe cancellata indipendentemente dal fatto che le regioni trovino o meno l’accordo. Se l’accordo dovesse essere poi trovato questo non avverrebbe all’interno della legge quadro sulle aree protette ma come semplice “coordinamento operativo” delle differenti normative regionali.

Se questo emendamento fosse approvato, quindi, lo Stato rinuncerebbe, per sempre, ad un parco Nazionale su un’area naturalistica prioritaria di interesse internazionale, oggi solo parzialmente tutelata».