Legno illegale, Greenpeace: «Italia e altri Paesi Ue continuano a importarlo dal Brasile»

L’Italia non ha emanato i decreti attuativi della Direttiva europea EUTR

[10 giugno 2015]

Legname illegale

Nel suo nuovo report investigativo, “Licence to launder”, Greenpeace denuncia che 22 segherie e 45 esportatori sono «coinvolti nell’uso di documenti falsi utilizzati per esportare di legno illegale in diversi Paesi europei: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna e Regno Unito».

Secondo il rapporto ambientalista, «Le autorità brasiliane hanno confermato che l’azienda Santa Efigenia ha ottenuto in maniera fraudolenta un permesso di taglio, utilizzato poi per produrre documentazioni ufficiali che hanno consentito il commercio di 43 mila metri cubi di legno tropicale. Tra questi, 12 mila metri cubi di Ipè – tra i più pregiati legni tropicali brasiliani – che, una volta lavorati ed esportati, avrebbero avuto un valore stimato in circa 6 milioni di euro».

Già nell’ottobre 1014 Greenpeace aveva pubblicato il rapporto “Allarme Amazzonia: notti di terrore per le foreste” che portave le prove di frode al sistema dei certificati forestali, ma nonostante questo, dicono gli ambientalisti, «Alcuni operatori dell’Unione Europea hanno continuato ad acquistare legname dall’azienda Santa Efigenia». Per Greenpeace, «Il fatto che questo legname continui ad arrivare sui mercati EU significa che gli operatori (specialmente gli importatori di legname) non stanno mettendo in atto il sistema della “dovuta diligenza” per identificare e mitigare il rischio di commercio di legno illegale, come richiesto dalla legge comunitaria EUTR. Le autorità nazionali europee, inoltre, sono ancora molto lente nelle indagini sui trasporti navali sospetti e nell’applicazione delle sanzioni necessarie».

Eppure, nel dicembre 2014 l’Italia si è dotata di un decreto-legge che introduce i meccanismi necessari all’applicazione del Regolamento Europeo del Legno, che proibisce l’immissione e il commercio in Europa di legno e prodotti derivati provenienti dal taglio illegale. «Finora, però – denuncia Greenpeace – i decreti attuativi che, per esempio, stabiliscono le pene per chi infrange la legge o il sistema di controllo, sono ancora in forma di bozza e in attesa di approvazione».

Chiara Campione, responsabile della Campagna Foreste di Greenpeace Italia, evidenzia che «Le aziende che vogliono commerciare legno in Europa devono dotarsi di misure che garantiscano loro di non acquistare legno criminale, oppure cessare le importazioni da Paesi a rischio o da aziende così controverse. Allo stesso tempo è imbarazzante il ritardo del nostro governo nell’emanazione dei decreti attuativi e nella stesura di una strategia operativa e di un piano di ispezioni per controllare il mercato italiano. Greenpeace chiederà alle autorità competenti, Paese per Paese, di indagare sulle società europee identificate nel report e sanzionare coloro che hanno infranto la legge. L’industria brasiliana del legno continua a operare fuori dalla legge, e le autorità europee dei Paesi importatori non sono finora riuscite ad attuare e applicare la normativa comunitaria e internazionale, lasciando che il commercio globale di legno illegale continui senza sosta».