I lemuri a dieta vivono più a lungo

La durata della vita dei lemuri con una razione calorica ridotta del 30% è aumentata di circa il 50%

[23 aprile 2018]

«Mangiare meno permette ai lemuri di vivere più a lungo e in migliore salute». Sono i risultati dello studio studio “Caloric restriction increases lifespan but affects brain integrity in grey mouse lemur primates” pubblicato  su Communications Biology da un team di ricercatori francesi malgascio durato più di 12 anni.

I ricercatori guidati dall‘Institut pluridisciplinaire Hubert Curien (Iphc) dell’Université de Strasbourg/Cnrs sembrano aver rivelato il segreto della longevità tra i primati di cui facciamo parte: dal 2006 hanno messo a dieta dei lemuri, «un modello ideale – spiegano i ricercatori – a causa della loro durata di vita breve ma che condividono numerose similitudini fisiologiche con l’uomo». Raggiunta l’età adulta, ogni giorno dei microcebi murino (Microcebus murinus) hanno ricevuto per tutta la vita una razione calorica ridotta del 30% in rapporto a quella data ai loro congeneri. Sono stati cibati in questo modo una sessantina di microcebi  della colonia di questi lemuri che vive al Muséum national d’histoire naturelle della Francia.

All’Iphc dicono che «L’effetto benefico della restrizione calorica cronica sulla longevità era già stata stabilita tra specie a vita breve come vermi, mosche, topi, ma rimaneva controversa tra i primati. 12 anni dopo l’inizio dello studio sui lemuri, gli animali sono deceduti e sono state fatte le prime conclusioni». Ne è venuto fuori che la durata della vita dei lemuri a dieta era aumentata di circa il 50% e che questo regime alimentare ridotto aveva avuto benefici sull’insorgenza di malattie cardio-vascolari, neurodegenerative, diabete, artrosi, cancro…

Una delle autrici dello stidio, Stéphane Blanc, dell’Iphc. evidenzia che «La restrizione calorica diminuisce la prevalenza di malattie legate all’invecchiamento ed è benefica per la durata della vita, aumentata di circa il 50% tra gli animali controllati. Il tutto co  la preservazione dellle capacità motrici, senza modifiche delle performance cognitive».

I ricercatori francesi e malgasci dicono che la prossima tappa è quella di studiare  i meccanismi all’operta nei tessuti dei primati deceduti.

Un terzo gruppo di lemuri – che dovrebbe presto essere oggetto di un’altra pubblicazione scientifica –  è stato nutrito con un regime arricchito di resveratrolo, un fenolo non flavonoide presente in alcuni alimenti come l’uva passa e i ricercatori spiegano: Dato che una restrizione calorica del 30% non è realistica nell’uomo, in particolare a causa degli ostacoli socio-culturali, abbiamo studiato  dei mimatici della restrizione calorica testando l’effetto resveratrolo, un polifenolo dalle molteplici azioni».

Un altro filone di studio è stato quello di vedere se gli stessi effetti sono raggiungibili diminuendo l’apporto calorico del 10 – 15% ma inducendo un deficit energetico del 30%  aggiungendo dell’esercizio fisico. «Un regime più realistico per applicarlo all’essere unano – concludono alli Iphc – Mangiare in movimento potrebbe essere una delle chiavi della longevità…»