L’enigma dei cipressi che resistono agli incendi. Uno studio italo-spagnolo

Dalla ricerca sul fungo killer dei cipressi di Bolgheri una possibile soluzione per barriere naturali anti-incendio?

[2 settembre 2015]

Cipresso 1

Secondo la Fao, tra il 2006 e il 2009 nei Paesi del Bacino del Mediterraneo sono stati censiti più di 269.000 incendi  che hanno ridotto in cenere più di due milioni di ettari di superficie forestale.  Quando nel 2012 gli scienziati spagnoli hanno visto il risultato di un incendio che aveva carbonizzato più di 20.000 ettari di foresta e un campo sperimentale di Andilla, nella provincia spagnola di Valencia, non potevano credere ai loro occhi: nel bel mezzo della devastazione si ergeva ancora, alto e verde, un gruppo di cipressi.

Il campo sperimentale  faceva parte del CypFire, un progetto finanziato dall’Unione europea, realizzato a cominciare dagli anni ’80 per testare la resistenza oltre 50 varietà di cipresso mediterraneo a un fungo patogeno. L’incendio del aveva anche fornito le prove della resistenza dei cipressi al fuoco.

Il botanico Bernabé Moya e suo fratello, l’ingegnere ambientale José Moya, del dipartimento degli alberi monumentali a Valencia, avevano lavorato al progetto per diversi anni e credevano che il fuoco avesse distrutto tutto in un terreno così importante per la  conservazione della biodiversità, ma speravano che alcuni cipressi ce l’avessero fatta e ora Bernabé  spiega a BBC Mundo: «Quando siamo arrivati ​​abbiamo visto che tutte le querce comuni, i lecci, i pini e i ginepri erano stati completamente bruciato. Ma solo l’1,27% dei cipressi mediterranei aveva preso fuoco».

E’ da qui che è partita una nuova ricerca  che si è conclusa dopo tre anni con la pubblicazione dello studio “Possible land management uses of common cypress to reduce wildfire initiation risk: a laboratory study”,  pubblicato sul Journal of Environmental Management da parte di un team capeggiato da Gianni Della Rocca , dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IPSP-CNR) di Sesto Fiorentino e formato dai suoi colleghi Roberto Danti e  Anna Pecchioli e dagli spagnoli Hernando, Madrigal, Guijarro e dai due fratelli Moya.  Il team italo-spagnolo sottolinea sul Journal of Environmental Management  che «L’accurata determinazione dell’ infiammabilità è necessaria al fine di migliorare le conoscenze sul rischio di incendio della vegetazione. Lo studio dell’infiammabilità delle diverse specie vegetali è essenziale per l’area del Mediterraneo, dove la maggior parte ecosistemi sono adattati al fuoco naturale ma vulnerabili agli incendi ricorrenti indotti dall’uomo, che sono la principale causa di degrado forestale. Tuttavia, i metodi utilizzati per valutare l’infiammabilità della vegetazione non sono ancora state standardizzati».

I ricercatori ricordano che «Il Cupressus sempervirens è una specie forestale nativa o naturalizzata del bacino del Mediterraneo che è in grado di tollerare siccità prolungate e temperature elevate» e lo studio puntava proprio a caratterizzare l’infiammabilità della varietà horizontals di questo cipresso».

Il team italo-spagnolo dice che «I nostri risultati indicano che questa varietà di cipresso è relativamente resistente all’ignizione per l’alto contenuto di ceneri, l’elevato flusso termico critico, l’elevato   tempo di ignizione mostrato sia dai campioni della corona che dalla lettiera e per la capacità delle foglie di mantenere un elevato contenuto di acqua durante l’estate».

Lo studio si occupa anche della «possibilità di sfruttare alcune caratteristiche morfologiche, funzionali ed ecologiche delle specie per la costruzione di un sistema di barriera (con varietà selezionate di cipresso) come strumento di gestione del territorio complementare, promettente per ridurre la diffusione e l’intensità degli incendi in un contesto mediterraneo».

I test di laboratorio sono stati condotti dagli scienziati dell’Instituto Nacional de Investigaciones Agrarias  (INIA-CIFOR) in Spagna e dalll’ISP CNR di Sesto Fiorentino.

Della Rocca ha detto a BB Mundo: «In passato, questa specie non è stato studiata in profondità o sono stati misurati solo alcuni parametri. Inoltre, utilizzando diverse tecniche i risultati dei test di infiammabilità della vegetazione possono essere diversi o addirittura contraddittori»

La differenza fondamentale dei nuovi test è che sono stati eseguiti non solo su campioni secchi morti ma anche su ramoscelli vivi  con foglie, prelevati a diverse altezze dalla chioma il che ha rivelato uno delle caratteristiche principali del Cupressus sempervirens  horizontals: il suo elevato contenuto di acqua, (84-96%) durante il periodo estivo..

Della Rocca spiega ancora: «Abbiamo osservato che il cipresso mediterraneo, grazie alla particolare struttura delle sue foglie, è in grado di mantenere un elevato contenuto d’acqua, anche in situazioni di calore e siccità estreme, e questo è un punto di partenza molto favorevole per quanto riguarda il rischio di incendi. La cuticola è spessa e gli stomi sono disposti sul lato interno e protetti delle foglie scala simili a scaglie quindi meno soggetti a forti perdite di acqua».

I test hanno dimostrato che per incendiarsi un cipresso mediterraneo ha bisogno di un tempo di ignizione che va da 5 a 7 volte quello di altre specie mediterranee come Quercus ilexJuniperus communis o Pinus pinaster. La sul suolo forestale, composta da piccoli frammenti di foglie, costituisce uno strato intricato e compatto che si decompone lentamente e secondo Rocca «Lo strato spesso e denso di lettiera agisce come un ‘spugna’ e trattiene l’acqua, e lo spazio per la circolazione dell’aria è ridotto».

Gli scienziati hanno utilizzato genotipi selezionati della varietà horizontalis di cipresso mediterraneo che è resistente al cancro della corteccia e Della Rocca ricorda che «Questa pandemia causata dal fungo patogeno Seiridium cardinale è una minaccia molto pericolosa per il cipresso. Provoca la moria di ampie porzioni della corona ed essudati di resina dal tronco e dai rami», è la malattia che rischio di distruggere i famosi cipressi di Bolgheri in Toscana..

A differenza di altre varietà di cipressi che hanno corone dense, rami degli  horizontalis rami si inseriscono sul tronco ad un angolo tra i 45 e i 90 gradi, questo significa che gli alberi hanno un baldacchino rado e che di solito il fogliame morto non rimanere intrappolate nella chioma. Per a Rocca la «Struttura della corona di un albero è importante perché determina il rapporto superficie/volume del potenziale di carburante, la quantità di aria e la ritenzione di umidità circolante». Piantagioni con cipressi selezionati sono già state realizzate a Valencia e a Siena, per cercare di comprendere ulteriormente il ruolo svolto della struttura della chioma e d Della Rocca  è convinto che «In pochi anni, avremo barriere di cipresso ed osservazioni su scala reale».

Nella specie molto resinose, come pini, durante la fase di riscaldamento, i composti organici volatili (Voc), principalmente terpeni derivati ​​dalle resine comuni nelle conifere, sono cruciali per innescare o accelerare la combustione. Il cipresso si comporta in maniera diversa: «Dai test preliminari abbiamo osservato che, nelle nostre condizioni sperimentali, nei pini, il degassamento di quei composti infiammabili avviene rapidamente. L’accensione inizia presto partendo da questi gas e quindi si trasmette ai rami e agli aghi –  dice Della Rocca –  Nel caso del cipresso, forse i composti molto volatili infiammabili vengono degassati un po’ alla volta durante la fase di riscaldamento che precede l’accensione in modo che non contribuiscono al processo di combustione».

Della Rocca e il suo team stanno lavorando ad un’altra ricerca per capire meglio il ruolo dei Voc nell’infiammabilità delle piante.

Il cipresso mediterraneo potrebbe contribuire a combattere gli incendi che devastano regolarmente altre aree del mondo, come la California o la Patagonia cliena e argentina? Secondo Bernabé Moya, «La specie ha una grande plasticità in termini di suolo, clima ed altitudine. Può crescere su tutti i terreni, anche quelli degradati, a parte quelli acquitrinosi, e prospera dal livello del mare ad altitudini di più di 2000 metri. La specie è stata introdotta in America Latina, e potrebbe crescere senza problemi nel clima temperato della California, del Cile e dell’Argentina. La prima cosa da fare sarebbe quella di studiare la capacità di adattamento delle diverse varietà di cipresso mediterraneo alle condizioni locali e realizzare parcelle sperimentali».

Della Rocca è convinto che una delle principali conclusioni dello studio è che piantando varietà selezionate  di cipresso potrebbe essere un possibile nuovo strumento alternativo per contrastare il rischio di incendi in alcuni siti sensibili come le intefacce tra urbano e foreste: «Il nostro studio ha portato all’introduzione in una legge regionale della Toscana del  Cupressus sempervirens var. Horizontalis in un elenco speciale di specie arboree che possono beneficiare di interventi contro gli incendi boschivi».

A Valencia, Bernabé Moya e i suoi colleghi pianteranno le prime barriere di cipresso mediterraneo selezionato in autunno, e lo scienziato spagnolo conclude: «La vulnerabilità della vegetazione agli incendi è legata alla mancanza di informazioni a disposizione del pubblico, alla mancanza di supporto per la ricerca e alla mancanza di piani per la gestione sostenibile delle foreste, una situazione che peggiorerà con il cambiamento climatico. Molti problemi come la desertificazione, incendi, il degrado del suolo e la perdita di biodiversità potrebbero essere recuperati  se  si piantassero più alberi e soprattutto se la gente si prendesse preso più cura dei boschi. E’ urgente che l’umanità prenda sul serio questi problemi. La lotta contro gli incendi ci riguarda tutti. Lo dobbiamo alle foreste e lo dobbiamo alle generazioni future».