Leopardi delle nevi, lupi e uomini, la convivenza è possibile?

Dove l’uomo ha impoverito le prede selvatiche aumenta la pressione dei grandi predatori sul bestiame

[14 novembre 2017]

Il leopardo delle nevi (Panthera uncia) è a rischio di estinzione (non più di 6800 individui adulti superstiti) e vive in Asia, distribuito in dodici Paesi dove è specie protetta, per un totale di quasi tre milioni di chilometri quadrati, che in gran parte condivide con il lupo grigio tibetano (Canis lupus filchneri).

Il professor  Sandro Lovari, Università di Siena, e i suoi collaboratori Anna Bocci (Ev-K2-CNR e Università di Siena),  Emiliano Mori (università di Siena) e Muhammad Zafar Khan ( Karakoram International

University), hanno recentemente pubblicato sullo European Journal of Wildlife Research lo studio “Sympatric snow leopards and Tibetan wolves: coexistence of large carnivores with human-driven potential competition” che mostra i risultati di una ricerca condotta in un’area montuosa del Pakistan settentrionale, dove hanno comparato l’alimentazione del lupo e del leopardo delle nevi, trovando una fortissima sovrapposizione nella dieta di questi carnivori: fino al 77%, che «è un’allarmante premessa per lo sviluppo di fenomeni di competizione alimentare».

Lovari, che lavora anche per Ev-K2-CNR e  Museo di storia naturale della maremma, spiega che «Quando due specie di carnivori coesistono nella medesima area, tendono a competere per le risorse alimentari e una delle due specie – quella ecologicamente più debole – può diminuire fortemente di numero.  L’unica specie di erbivoro selvatico oggi presente in quell’area è lo stambecco siberiano, che costituisce poco meno del 20% dell’alimentazione sia del lupo che del raro leopardo delle nevi. Il resto della dieta è costituito dal bestiame, con il 67% per il leopardo e il 75% per il lupo, oltre a quantità modeste di uccelli e roditori selvatici».

Secondo Lovari, «Questa forte sovrapposizione dell’alimentazione deve essere considerata effetto del locale impoverimento di prede naturali a opera dell’uomo. Infatti almeno altre due specie di erbivori – oltre allo stambecco – dovevano essere presenti in quell’area in epoca storica, ma sono oggi scomparse soprattutto per la caccia sregolata e il bracconaggio. Dove l’uomo ha impoverito la locale ricchezza in termini di specie, ha avviato un processo negativo nel quale la diminuzione di prede selvatiche tende a far aumentare la pressione dei grandi predatori su quelle domestiche, con conseguenti reazioni negative da parte dell’uomo».

Gli effetti del conflitto uomo – leopardo delle nevi  – lupo «vanno a sommarsi alla naturale competizione fra le specie di carnivori, aumentandone fortemente i  rischi di estinzione – conclude Lovari –  Il primo passo per correggere gli effetti di questa perdita di diversità biologica consiste nella sua ricostituzione, in modo che possano tornare a manifestarsi i naturali equilibri dinamici tra  specie selvatiche»:

Una sfida per la gestione ambientale dei prossimi decenni, soprattutto in aree remote o comunque poco raggiungibili del pianeta, come quella dove si è articolato lo studio del team senese-pakistano.