Riceviamo e pubblichiamo

Lettera aperta al ministro dell’Ambiente sulla questione “parchi”

«Grande è il disorientamento sui valori di fondo, sulle finalità delle aree protette, sulla loro missione»

[30 agosto 2018]

Illustre Ministro Sergio Costa,

mi permetto di rivolgermi a Lei in merito alla questione “parchi” perché è questione che seguo ininterrottamente da circa cinquant’anni sia sul piano operativo sia su quello dell’elaborazione teorica, che mi ha impegnato a livello istituzionale come Presidente del Parco nazionale dei Monti Sibillini dal 1993 al 2004, che continua a impegnarmi nel movimento ambientalista, in particolare all’interno dell’associazione Mountain Wilderness e del Gruppo di San Rossore.

È oramai da qualche anno che i parchi e le altre aree naturali operano in una situazione difficilissima: risentono dell’incertezza e del travaglio proprio di questa epoca a cui si aggiungono aspetti specifici legati all’emarginazione della questione ambientale nell’agenda politica, alla delicatezza del ruolo delle aree protette e ai conflitti all’interno del movimento.

Grande è il disorientamento sui valori di fondo, sulle finalità delle aree protette e soprattutto dei parchi, sulla loro missione, insomma sulla “visione”. Il dibattito che ha attraversato le ultime due legislature intorno alle modifiche da apportare alla legge 394 del 1991, cioè alla legge quadro, è il segno evidente di questo disorientamento perché non è stato in grado di delineare principi condivisi e invece ha innescato contrasti, almeno apparentemente insanabili, sul ruolo delle comunità locali, sul rapporto tra scienza e politica, sulla governance, sui finanziamenti, sulla gestione faunistica.

Da quel dibattito tutti sono usciti sconfitti: sia coloro che puntavano all’approvazione delle modifiche sia coloro che, come me, erano ad esse contrari, ma che non sono certo riusciti a diffondere nell’opinione pubblica il grande significato dell’idea di parco né a convincere la politica di dare a essa la centralità che sarebbe necessaria. Ed è proprio questa idea che ha subito la più amara delle sconfitte: dal parco modello di una gestione alternativa del territorio perché in effettiva armonia con la natura – è questa la visione che emerge dalla legge quadro e per la quale in tanti ci siamo battuti – si è oggi passati al parco azienda, che deve produrre reddito, secondo una visione che lo ha completamente cancellato da ogni concreta prospettiva di cambiamento.

La vicenda del terremoto del 2016 ne è l’amarissima dimostrazione: quel terremoto si è abbattuto soprattutto su alcuni comuni del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e su tutti i comuni del Parco nazionale dei Monti  Sibillini; in entrambi i parchi interi paesi sono stati distrutti; nessuno – dico nessuno – nel dibattito particolarmente confuso sulla ricostruzione e sulla rinascita di quei territori ha fatto e fa riferimento ai due Parchi; nessuno si rende conto che proprio l’idea di parco offre oggi una prospettiva di rinascita di straordinaria importanza.

Con la nuova legislatura sarebbe insensato ricominciare come se nulla fosse accaduto e riprendere dalla legge che finora non è riuscita a essere approvata. È assolutamente necessaria una riflessione corale e approfondita sulla questione “parchi”. E’ necessario che il movimento ambientalista su tale questione si ricompatti nella consapevolezza che l’obiettivo fondamentale – lo sviluppo delle aree protette – è di per sé unificante e che su alcune importanti soluzioni è possibile una vera convergenza. Personalmente ho prospettato l’esigenza dell’unità al Presidente di Federparchi, ma è stato inutile. Eppure il superamento dei conflitti che sta lacerando e indebolendo il movimento è sempre più necessario ed è anche preliminare in previsione di un rinnovato percorso parlamentare. Sono però convinto che il futuro delle aree protette oggi si giochi non sul tavolo delle modifiche legislative, ma su quello dell’amministrazione.

Per questo confido che Lei, per l’autorevolezza che già è riuscito a conquistare, voglia prendere l’iniziativa di aprire questa riflessione: una riflessione finalmente trasparente, alla quale possano partecipare i tanti che da tempo desiderano offrire il proprio contributo.

Sono convinto che un’iniziativa di questo genere darebbe frutti positivi sia sul piano teorico sia su quello delle iniziative concrete e del supporto al Suo Dicastero, anche in considerazione delle nuove competenze che Lei ha ottenuto e per le quali i parchi possono essere luoghi adeguati per iniziare ad attuarle. Molti di noi – e in particolare il Gruppo di San Rossore che attualmente presiedo – sono pronti a mettersi a Sua disposizione.

Con stima,

Carlo Alberto Graziani, presidente del Gruppo di San Rossore