Troppo bracconaggio in Italia, impossibile la conservazione sostenibile delle popolazioni

L’ibis eremita ucciso a Thiene abbandonato come fosse un rifiuto (VIDEO)

Waldrappteam: «Queste persone devono essere accusate e escluse dalla comunità dei cacciatori»

[11 ottobre 2016]

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Dopo l’uccisione  dell’Ibis eremita Kato, abbattuto , già il primo giorno di apertura della caccia in Toscana,  il primo settembre in provincia di Grosseto, l’8 Ottobre un altro ibis eremita, Tara, è stato ucciso e il suo cadavere è stato abbandonato  in una roggia di Levà a Montecchio Precalcino, vicino a Thiene, in provincia di Vicenza.

Linda Nowack, di  Waldrappteam, che insieme a un poliziotto ha trovato il cadavere di Tara, ha detto: «Sono ancora sconvolta. Non riesco a credere che quest’uccello meraviglioso è stato ucciso. Il cacciatore ha lasciato il cadavere in un piccolo fiume, come se fosse un rifiuto. Che tipo di persona è che fa qualcosa del genere?»

Il Waldrappteam, che cura la migrazione guidata degli ibis eremita dall’Austria alla Laguna di Orbetello,  sottolinea che «Tara  è stato uno degli uccelli più anziani ed esperti della popolazione reintrodotta. L´incidente è avvenuto durante una sosta intermedia del suo viaggio verso l´area di svernamento».

Nel periodo in cui sono stati uccisi Tra e Kato,  17 Ibis eremita  stavano migrando  attraverso il Nord  Italia, dirigendosi verso la Toscana e a Waldrappteam fanno notare che «L´uccisione di due di 17 uccelli è un tasso altissimo di abbattimenti. Il fatto che tutti gli Ibis eremita sono attrezzati con trasmettitori GPS li rende una specie indicatrice per la dimensione reale di questa minaccia. Si rende evidente che il bracconaggio non è ignoranza, ma una seria minaccia per le specie minacciate come l´Ibis eremita».

Secondo i ricercatori del Waldrappteam, «Sono urgentemente necessarie delle misure rigorose. Noi cerchiamo di identificare e portare in giudizio le persone responsabili. Un precedente particolarmente importante è la recente condanna di un cacciatore che ha ucciso due Ibis eremita nel 2012. Chiediamo anche le associazioni venatorie come i nostri partner di agire in modo deciso e coerente contro la minoranza dei loro membri che cacciano illegale le specie protette. Queste persone devono essere accusate e escluse dalla comunità dei cacciatori. I bracconieri danneggiano seriamente la reputazione internazionale dell´Italia e particolarmente dei cacciatori italiani».

Un appello rivolto in particolare a Federazione italiana della caccia e alla Confederazione cacciatori toscani, che nell’ottobre sono stati nominati genitori adottivi onorari di due ibis eremita della popolazione oggetto di reintroduzione. Jane Goodall, primatologa e messaggera di pace delle Nazioni Unite, si unì alla cerimonia svoltasi al  Parco Natura Viva e, insieme ai rappresentanti delle due associazioni venatorie firmò un accordo onorario che «prevede il continuo e costante supporto, da parte delle federazioni venatorie, al progetto per la reintroduzione dell’ibis eremita con il particolare obiettivo di ridurre la minaccia rappresentata dalla caccia illegale a carico sia dell’Ibis eremita che di altre specie a rischio di estinzione in particolare lungo la loro rotta di migrazione».

Johannes Fritz, leader del progetto LIFE+ Biodiversity Reason for Hope, già allora avvertì: «Sta ora alle associazioni venatorie prendersi la responsabilità di rispettare l’accordo stabilito, aiutandoci a fare chiarezza su questo caso e cercando di fare il possibile per evitare ulteriori perdite. La caccia illegale rappresenta una delle principali minacce per le specie migratrici a rischio di estinzione. In questo modo tutti gli elaborati tentativi di conservazione effettuati presso le aree riproduttive vengono vanificati. Pertanto è di fondamentale importanza per il progetto dimostrare con dati tangibili che il problema del bracconaggio rappresenta un grave problema: dal 2002 al 2012 un totale di 60 ibis eremita sono stati persi nell’ambito del progetto. Circa il 70% di questi è stato trovato morto a seguito di bracconaggio o è scomparso durante il periodo venatorio in Italia. Un simile tasso di perdite deve essere considerato anche per altre specie migratrici a rischio di estinzione. Senza una sua riduzione non è possibile pensare ad una conservazione sostenibile delle popolazioni».

Videogallery

  • Demovideo Waldrapp-Projekt Reason for Hope