L’importanza delle meduse come alimenti [VIDEO]

Sono un tassello fondamentale per la catena alimentare marina dell’oceano profondo

[20 ottobre 2014]

Un team di ricercatori norvegesi, statunitensi e britannici ha pubblicato lo studio “Rapid scavenging of jellyfish carcasses reveals the importance of gelatinous material to deep-sea food webs”, che getta una nuova luce sull’importanza delle meduse per l’intero ecosistema oceanico.

Su Proceedings of the Royal Society: Biological Sciences i ricercatori ricordano che «le fioriture di meduse a sono comuni in molti oceani e in alcune regioni le modifiche antropiche sembrano aver aumentato la loro entità. Anche se  recentemente sono state osservate “cadute” in massa di meduse sul fondale oceanico più profondo,  non sono erano state  documentate dense  aggregazioni di necrofagi  e rapidi livelli di consumo tipici per le carogne di vertebrati. Questo faceva pensare che le meduse precipitate sui fondali producessero  un limitato  trasferimento di energia rispetto a agli organismi vertebrati morti.

Il team di ricercatori ha piazzato una telecamera nelle profondità del mare norvegese fittamente popolate da organismi spazzini delle acque profonde (con un picco di densità di più di 1.000 animali) ed hanno scoperto che possono rapidamente formarsi addensamenti di questi animali intorno alle esche meduse e consumarne intere carcasse in 2,5 ore.  I livelli di smaltimento delle meduse non sarebbero significativamente diversi da quelli delle carogne pesci di massa simile e lo studio ha dimostrato che le comunità di necrofagi tipiche della zona batiale nordorientale, compresi  missine atlantiche, granchi, decapodi ed anfipodi, consumano sia i vertebrati che le meduse.  Secondo lo studio, «questi rapidi tassi di consumo di consumo delle carogne di meduse  suggeriscono che il contributo dei flussi organici del  materiale gelatinoso può essere stato seriamente sottovalutato in alcune regioni, perché le precipitazioni di meduse possono scomparire molto più rapidamente di quanto si pensasse. I nostri risultati dimostrano anche che l’energia contenuta nelle carogne gelatinose può essere efficientemente incorporata in un gran numero di spazzini e nelle reti alimentari delle acque profonde, riducendo gli impatti previsti (ad esempio, il soffocamento del fondo marino) della maggiore produzione di meduse in entrambi gli ecosistemi di acque profonde e pelagici-bentonici».

No sarebbe quindi vero che i recenti boom di alcune popolazioni di meduse, causati apparentemente dall’aumento di nutrienti che finiscono in mare e dal cambiamento climatico di origine antropica, e che morendo affondano fuori delle acque  formando “jelly-lakes” sul fondo marino, riducendo l’ossigeno soffocherebbero gli habitat profondi e avrebbero un forte impatto sulla biodiversità.  La ricerca dimostra che in realtà l’accumulo di meduse morte nei “jelly-lakes” sarebbe abbastanza raro, dato che le carcasse di meduse normalmente vengono rapidamente consumate dagli spazzini delle acque profonde.

Il principale autore dello studio, il norvegese Andrew K. Sweetman dell’International Research Institute of Stavanger, spiega. «Avevamo proprio la sensazione che le meduse morte, anche se sono costituite  in gran parte di acqua, in qualche modo fossero, importanti per gli ecosistemi delle acque profonde. Abbiamo quindi deciso di filmare quale era il destino di carcasse di meduse sul fondo del mare e quindi abbiamo realizzato sistemi deep-sea lander con le meduse come esca. Poi, quando abbiamo recuperato il lander e non abbiamo trovato nessuna meduse attaccato alle piastre esca siamo rimasti piacevolmente sorpresi. Tuttavia, la nostra sorpresa è schizzata ad altro livello quando abbiamo guardato le immagini della telecamera ed abbiamo visto quanto velocemente le esche meduse fossero state consumate e il numero degli spazzini che stavano consumando le esche».

Anche per Craig R. Smith, l’oceanografo dell’università delle Hawaii – Manoa, che ha progettato i sistemi  deep-see camera-lander utilizzati nello studio, «la velocità dello scavenging delle meduse è stata   totalmente inaspettata, perché, prima, le osservazioni precedenti sembrano suggerire che le carcasse di meduse marcissero solo molto lentamente sul fondo marino. E’ stato anche molto interessante il fatto che le  missine prendessero di mira le parti più ricche di energia della medusa, scavando nelle carcasse di medusa per  mangiare le gonadi!» .

Lo studio ha anche rivelato che il ruolo dell’apporto di materiale prodotto dalle meduse morte potrebbe essere seriamente sottovalutato nei bilanci globali del carbonio nell’oceano, «Perché le meduse vengono  rimosse  così in fretta che non riescono ad accumularsi sul fondo del mare, portando gli scienziati a trascurare il loro ruolo nella rete trofica di alto mare».

Un altro autore della ricerca, Daniel O. B. Jones, del National Oceanography Center dell’università di Southampton, sottolinea: «Il nostro lavoro mostra che le precedenti valutazioni del ciclo del carbonio nell’oceano possono non aver tenuto conto di una componente importante. Fino a quando abbiamo non abbiamo visto queste foto pensavamo che la massiccia quantità di materiale meduse che si deposita sul fondo del mare essenzialmente mettesse fuori gioco il sistema che rimuove rapidamente il carbonio. I nostri risultati mostrano che gran parte di questo carbonio potrebbe, infatti, andare nelle reti alimentari di alto mare, alimentando questi sistemi. Questo è particolarmente importante quando, mentre i nostri oceani si riscaldano, possono diminuire altre fonti di cibo per gli ecosistemi delle acque profonde».

Insomma, questa nuova ricerca rivela che le fioriture di meduse, invece di avere solo impatti negativi sulla pesca e sul funzionamento dell’ecosistema marino, potrebbero fornire integrazioni alimentari di vasta portata e potenzialmente importanti per le normali reti alimentari di alto mare.

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  • Deep-Sea Scavenging on the Lion's Mane Jellyfish (Cyanea capillata)