L’incredibile vita delle fregate: in volo sulle montagne russe di nuvole per mesi, senza mai posarsi

Raggiungono i 4.000 metri di altezza e non si possono mai posare in mare, dove annegherebbero

[7 luglio 2016]

Fregata 1

Le fregate del Pacifico erano già note per le loro capacità di volare per settimane senza posarsi, ma quello che ha scoperto lo studio “Frigate birds track atmospheric conditions over months-long trans-oceanic flights” sui loro percorsi e strategie di volo ha dell’incredibile: possono rimanere in aria per più di 2 mesi mentre compiono migrazioni transoceaniche.

I risultati di questo studio condotto dal team di Henri Weimerskirch del Centre d’études biologiques de Chizé (CNRS/Université de La Rochelle) che comprende scienziati del CNRS/Université de La Réunion e delle ’università di Bangor (UK), Vancouver (Canada) e dell’università tecnologica di Monaco (Germania)  sono stati pubblicati su  Science (Frigate birds track atmospheric conditions over months-long transoceanic flights) e Weimerskirch spiega che le fregate, «Fini strateghe approfittano delle condizioni atmosferiche che si incontrano nelle acque tropicali (gli alisei e le correnti d’aria ascendenti al livelli delle nuvole) per volare e planare per migliaia di chilometri, minimizzando i battiti delle ali e quindi la loro spesa energetica».

Gòli scienziati francesi sottolineano che «Uccello marino enigmatico perché difficilmente osservabile, la fregata del Pacifico (Fregata minor) è molto leggera e dotata di ali molto lunghe e molto leggere , che le conferiscono una capacità eccezionale di planare e di salire nelle correnti d’aria ascendenti senza battere le ali». Niente di particolare rispetto ad altri uccelli marini, direte voi, ma  i ricercatori fanno notare che «Con un periodo di allevamento dei giovani più lungo di tutti gli uccelli e la sua incapacità di posarsi sull’acqua – il loro piumaggio non è impermeabile –  dato che dipendono interamente dai pesci volanti che catturano in volo (o da quelli che rubano agli altri uccelli o approfittando dei banchetti dei grandi cetacei o pesci, ndr ), la fregata costituisce un soggetto ideale per il progetto di ricerca Early life, centrato sullo studio dei comportamenti dei giovani predatori  marini». Early life è finanziato dal Consiglio europeo della ricerca ed ha l’obiettivo di fornire nuove informazioni sui primi mesi di vita degli uccelli marini e delle giovani foche, seguendoli durante la fase di dispersione nell’Oceano Australe e nelle acque tropicali.

E’ così che il team di ricercatori internazionali è riuscito a realizzare un importante programma di marcatura delle fregate nell’isola di Europa nel canale del Mozambico, uno degli hot spot riproduttivi della specie. Una cinquantina di esemplari adulti e giovanili sono stati equipaggiati con tag satellitari autonomi, in grado di misurare simultaneamente e per mesi la posizione GPS, l’altitudine, la frequenza cardiaca e del  battito delle ali delle fregate. «Questi dati – spiegano ancora gli scienziati – permettono  di scomporre il volo dell’uccello, di determinare se batte le ali o se plana e di dedurne i suoi movimenti e le spese energetiche».

Ne è venuto fuori che le fregate effettuano i loro voli transoceanici tra l’Africa e l’Indonesia bordeggiando la zona di formazione dei cicloni tropicali intorno all’Equatore, spesso chiamata pot-au-noir dai marinai, cioè la zona di convergenza equatoriali. Le fregate utilizzano gli alisei favorevoli per effettuare senza sforzo immensi circoli sull’Oceano Indiano e in particolare i giovani, che lasciano per la prima volta il loro luogo di nascita, percorrono migliaia di Km e, cosa ancora più strabiliante, possono restare in volo senza mai posarsi, anche perché se cercassero di farlo sull’Oceano che sorvolano annegherebbero.

Al CNRS/Université de La Rochelle evidenziano che «All’interno di queste traiettorie circolari, a scala più piccola, gli studi rivelano che le fregate volano sulle montagne russe. Aiutandosi con la convenzione sotto il cumuli, risalgono in altezza planando senza battere le ali e spendendo pochissima energia».

Le registrazioni dei dati mostrano anche periodi di inattività totale, suggerendo che le fregate dormano per qualche minuto durante la fase ascensionale, poi «Arrivate in fondo ai cumuli, a  600 o 700 metri di altezza, discendono in volo planato per dei chilometri, senza spendere energia».  dicono i ricercatori.

Ma la cosa più strabiliante è che nelle zone meno nuvolose, per planare su distanze più lunghe, le fregate possono salire regolarmente ad altitudini molto superi, 3.000 – 4.000 metri, dove ci sono basse temperature che dovrebbero essere proibitive per un animale che vive al caldo di tropici e che non ha il piumaggio “giusto” per potersi adattare. «Quando lo abbiamo scoperto, subito abbiamo detto: “Wow, a 1.500 metri. Wow. eccellente, fantastique! – ha detto Weimerskirch alla Npr – E dopo 2.000, dopo 3000, dopo 4.000 metri.  OK, a questa altezza si trovano condizioni di gelo, è particolarmente sorprendente per un uccello tropicale. Non c’è nessun altro uccello che vola così in alto rispetto alla superficie del mare. Questo tipo di volo dovrebbe consumare una quantità enorme di energia. Ma gli strumenti di monitoraggio del battito cardiaco degli uccelli hanno dimostrato che per questo sforzo gli uccelli non sudavano nemmeno, e non avrebbero potuto farlo, dal momento che gli uccelli non sudano, ma la loro frequenza cardiaca non saliva».

Ma come riescono a sopravvivere? Gli scienziati dicono che lo fanno entrando all’interno dei cumuli, dove beneficiano di potenti correnti ascendenti, correnti e nuvole che sono più calde della micidiale atmosfera all’interno. Quindi le fregate resterebbero al riparo dentro le nuvole, facendosi trasportare. Weimerskirch aggiunge: «E’ l’unico uccello noto per entrare intenzionalmente in una nuvola. E non solo in una nuvola qualsiasi,  una soffice nuvola cumulo bianca. Sopra l’oceano, queste nubi tendono a formarsi in luoghi in cui l’aria calda sale dalla superficie del mare. Gli uccelli prendono un passaggio sulla corrente ascensionale, e fanno tutta la strada fino alla cima della nube».

Insomma, tra un pasto rubato o preso al volo e l’altro, le fregate si tengono ben distanti dal mare dove potrebbero annegare e spariscono tra le nuvole calde. «Assolutamente incredibile –  dice Curtis Deutsch, un oceanografo dell’università di Washington – Se ne stanno tranquille dentro queste nubi cumuliformi. Se siete mai stati in aereo, volando attraverso la turbolenza, sapete che può essere un po’ snervante».

Uno degli uccelli taggati ha volato per 40 miglia senza un battito di ali, diverse fregate hanno  coperto in media più di 300 miglia al giorno ed hanno volato ininterrottamente per settimane. Ma si tratta di veri e propri super-alianti della natura: nessun uccello ha un carico alare simile: hanno il più alto rapporto di superficie dell’ala rispetto al peso corporeo.

Gli scienziati hanno anche scoperto un’altra cosa: le fregate riescono a sfruttare in combinazione le correnti ascensionali e le onde sulla superficie del mare. «C’è una notevole buona corrispondenza tra queste due cose – dice Deutsch – Quando la regolarità delle onde viene interrotta, l’acqua più profonda risale in superficie, portando con sé cose come il  fitoplancton che attirano piccoli pesci. I piccoli pesci attraggono i pesci più grandi, il che crea la frenesia alimentare della quale le fregate hanno bisogno per mangiare. Così sembra che la vita di una fregata sia semplicemente quella di scendere giù in fondo a questo ottovolante atmosferico, mangiare e tornare di nuovo a cercare il pasto successivo».

Questo studio così sorprendente pone numerose questioni sulla capacità delle fregate di dormire in volo, di resistere alle condizioni estreme che comunque trovano all’esterno dei cumuli, ma anche sulle strategie che impiegano per evitare i cicloni tropicali lungo i loro lunghissimi tragitti. Ma soprattutto rivela ancora una volta quanto la natura e la vita siano fantasticamente complicati e fortunatamente sorprendenti e magnifiche.