L’incredibile vita nella profondità del mare di Java occidentale. Trovate più di 12.000 creature marine (FOTOGALLERY)

Molte nuove specie di granchi, gamberi e aragoste, più di 40 nuove per l'Indonesia

[19 aprile 2018]

Nonostante l’inizio della Deep Sea Biodiversity Expedition 2018 (Sjades 2018) sia stato reso difficile dal  mare in tempesta che si era lasciato dietro il passaggio del ciclone Marcus, gli scienziati hanno raccolto in 14 giorni di crociera oltre 12.000 creature nei fino ad ora inesplorati mari profondi al largo della costa di Java orientale, in Indonesia.

Il team della spedizione, composto da 31 ricercatori e dall’equipaggio della nave e guidato da Peter Ng, direttore del Lee Kong Chian Natural History Museum della National University of Singapore (Nus) e da Dwi Listyo Rahayu, del Research Center for Oceanography (Rco) dell’Indonesian Institute of Sciences (Lipi), ha raccolto circa 800 specie provenienti da oltre 200 famiglie di spugne, meduse, molluschi, stelle marine, ricci, vermi, granchi, gamberi e pesci e sono state scoperte oltre una dozzina di nuove specie di paguri, gamberi, aragoste e granchi e oltre 40 specie di vario genere sono “nuove” per l’Indonesia.

Tra le creature di acque profonde, nuove per la scienza, c’è un granchio con spine pelose e occhi rosso sangue; un’aragosta con lunghe zampe e il guscio zebrato e un paguro eremita con gli occhi verdi e le chele con strisce arancioni.

La Deep Sea Biodiversity Expedition 2018 a Java meridionale è la prima esplorazione biologica in acque profonde condotte da Singapore e Indonesia, per studiare la vita marina di profondità in un’area in gran parte inesplorata. I campioni raccolti saranno studiati dagli scienziati indonesiani e di Singapore e si prevede che ci vorranno almeno due anni perché i risultati possano essere condivisi e discussi con il mondo scientifico in un seminario che si terrà in Indonesia nel 2020. I risultati saranno quindi raccolti e pubblicati nel The Raffles Bulletin of Zoology del Lee Kong Chian Natural History Museum della Nus.

Intanto gli scienziati presentano le immagini di creature aliene e magnifiche come i paguri eremiti che vivono dentro ramoscelli e anemoni di mare rigonfi, o di un Isopode gigante lungo 30 cm di lunghezza e di una spugna a forma di tulipano ancorata al fondo dell’oceano da un ciuffo contorto di fibre vetrose lungo un metro.

Una miriade di creature “strane”, coloratissime o mimetiche che popolano le profondità marine e tra le quali ci sono sicuramente 3 nuove specie di granchi chemisurano tra i 6  e gli 8 cm, uno dei quali ha uno “scudo” per proteggersi gli occhi che somiglia a delle grossissime orecchie e che per questo è stato chiamato “Big Ears”, un altro grancio, che sembra essere più raro, è di un arancione brillante e punteggiato di grosse spine; il terzo è probabilmente legato a gigli marini che strisciano nelle profondità oceaniche. Ng ha detto: «Pensiamo che questi tre tipi di granchi appartengano al genere Rochinia che attualmente comprende oltre 30 specie».

La magnifica specie di paguro eremita con gli occhi verde brillante è dotata anche di chele granulari ben modellate  e appartiene probabilmente al genere di Paguristes, e Rahayu, che è considerato la maggiore autorità mondiale per quanto riguarda  questo gruppo di paguri era molto eccitato quando ha immediatamente riconosciuto questa specie che non aveva mai visto prima.

Anche una nuova specie di gambero è molto bella, con lucenti che riflettono la luce. Queste creature degli abissi possono chiudersi su se stessi come un riccio per proteggere l’addome molle dai predatori.

Oltre agli esemplari di animali, i ricercatori hanno anche conservato il fango dei fondali nel quale cercheranno con calma la meiofauna, creature grandi di circa 40 micron.

Il Team di ricerca ha lasciato Muara Baru, a Jakarta, in Indonesia, il 23 marzo 2018, a bordo della nave di ricerca indonesiana Baruna Jaya VIII e ha navigato in senso antiorario verso Cilacap, nel sud di Giava e  poi ha fatto ritorno, coprendo una distanza totale di 2.200 chilometri. Utilizzando reti a strascico, draghe, box-box e multicorri, il team ha raccolto campioni in 63 siti a una profondità che va da un minimo di 800 fino a un massimo di 2.100 metri.

Il professor Ng spiega che «14 giorni di sfide condivise in mare ci hanno permesso di stringere forti legami con i nostri collaboratori indonesiani, e questi contatti sono importanti per i legami scientifici a lungo termine tra i nostri due Paesi». I ricercatori hanno dovuto anche fare i conti con l’inesattezza delle mappe disponibili del mare di Java meridionale: la maggior parte delle profondità indicate sulla mappa erano sbagliate, la maggior parte dei dettagli non erano accurati. Questo ha portato a improvvisi avvallamenti e picchi nel fondale che hanno causato strappi e rotture nelle reti a strascico». Per diverse notti il team di scienziati si è trasformato in un gruppo di rammendatori di reti.

«Sul fronte della ricerca .  continua Ng – i nostri team hanno imparato molto su come condurre attività scientifiche nel mare profondo, gestire le varie attrezzature necessarie per questo tipo di lavoro e hanno avuto l’opportunità di provare ed esaminare una moltitudine di fantastici animali marini. Ci aspettiamo di identificare altre nuove specie tra quelle raccolte della spedizione e non vediamo l’ora di studiare gli esemplari e i dati con i nostri amici indonesiani».

Il Profofessor Rahayu, concorda e conclude: «Gli scienziati indonesiani hanno beneficiato sia personalmente che professionalmente di questa spedizione, che è stata in parte un esercizio di rafforzamento delle capacità per i nostri giovani scienziati. Attraverso l’interazione con scienziati internazionali, sono stati messi di fronte a nuove tecniche e metodologie scientifiche in un ambiente che presenta una serie diversa di sfide per le loro specialità scientifiche. Si spera che questo trasferimento di conoscenze e collaborazione crei legami più forti e più resilienti tra le nostre due nazioni».