l’India proibisce alla BBC di girare documentari nelle riserve delle tigri (VIDEO)

Survival International: è una vendetta per l’inchiesta sulla politica dello “sparare a vista”

[1 marzo 2017]

Con un’iniziativa senza precedenti, la National tiger conservation authority (Ntca) dell’India ha vietato la British Broadcasting Corporation (BBC) e al suo corrispondente per l’Asia meridionale, Justin Rowlatt , di fare riprese nelle riserve di tigri dell’India.  Rowlatt  è accusato di  “violazione della fiducia” durante le riprese del suo controverso documentario sulla  Kaziranga tiger reserve. La Ntca ha anche chiesto al ministero degli interni indiano di revocare il visto rilasciato a Rowlatt e al suo team e di «Prendere le misure necessarie per evitare che un  loro ulteriore ingresso in India, per un periodo non inferiore a cinque anni».

Survival International denuncia che il veto della Ntca è arrivato dopo  l’inchiesta sulla politica dello “sparare a vista” ai fini della conservazione realizzata da Rowlatt «sull’impatto che le tattiche letali impiegate per la conservazione hanno sulle comunità indigene che vivono nei pressi del Parco Nazionale di Kaziranga è stata trasmessa lo scorso febbraio. Il servizio denuncia casi di pestaggi, torture e morte avvenuti nel parco nazionale, dove si stima che negli ultimi 20 anni siano state uccise 106 persone senza processo, tra cui anche un indigeno disabile».

L’Ong che difende i popoli tribali ricorda che «Lo scorso luglio un bambino indigeno di sette anni era stato ferito con colpi di pistola all’interno del parco, e reso permanentemente invalido. Secondo un guardaparco intervistato nel documentario, i guardaparco hanno “l’ordine totale” di sparare agli intrusi, e godono di immunità penale se uccidono o feriscono i sospettati. Nonostante le interviste ai guardaparco e agli indigeni che subiscono le conseguenze di questa politica, la citazione di un rapporto del direttore stesso del parco, materiale video sugli sfratti violenti, e il rifiuto di condannare la politica dello “sparare a vista” da parte di un dirigente del Wwf India, le autorità per la conservazione hanno tentato di sostenere che l’inchiesta fosse “terribilmente sbagliata».

Il 13 febbraio la Ntca aveva emesso un comunicato nel quale accusava la BBC di aver fornito una falsa sintesi sul suo piano di riprese con «L’intento occulto di  ottenere il permesso da parte delle autorità competenti. Il regista ha utilizzato eventi spasmodiche come ombrello per giudicare una gamma di sforzi per la conservazione per la salvaguardia il nostro patrimonio della fauna selvatica, con una scarsa comprensione delle leggi in vigore. L’immunità prevista per gli ufficiali  forestali ai sensi dell’articolo 197 del codice di procedura penale è stata interpretata come una politica dello “sparare per uccidere”».

Rowlatt  ha ribattuto che da parte sua non c’era stato nessun tentativo di ingannare qualcuno durante le riprese e che la BBC non ha fatto mai riferimento alla strategia di conservazione del parco come a quella di “sparare per uccidere”, ma aggiunto che come giornalista professionista era suo dovere  saperne di più sulle circostanze della morte dei sospetti bracconieri. «E ‘stato subito chiaro che l’attività della polizia  di Kaziranga  antibracconaggio è materia di intenso dibattito sia nelle comunità di tutto il parco che all’interno del movimento della conservazione più in generale».

Survival spiega che la Ntca sostiene che  l’inchiesta giornalistica avrebbe dovuto essere sottoposta al ministero degli esteri indiano «Per un’anteprima obbligatoria, “così da poter eliminare qualsiasi deviazione» e che i documentaristi non avrebbero dovuto «filmare dopo il tramonto» e «deviare» dalla sinossi originale presentata al ministero dell’ambiente indiano.

La Kaziranga tiger reserve sta per essere ampliata e secondo Survival «ciò potrebbe causare lo sfratto illegale di altre comunità indigene e locali. Survival International, che è stata intervistata per il servizio della BBC, sta conducendo una campagna internazionale contro gli abusi commessi nel nome della conservazione. Survival chiede un nuovo modello di conservazione che rispetti i popoli indigeni come i migliori conservazionisti e guardiani del mondo naturale, e la fine di politiche pericolose come quella dello sparare a vista».

Stephen Corry, direttore generale di Survival, conclde con un attacco al governo indiano e alle grandi associazioni protezionistiche internazionali: «La censura dei media è un carattere distintivo dei regimi di governo oppressivi. Questa volta sono i conservazionisti a voler dare un giro di vite alla libertà di stampa. Non sorprende: hanno molto da nascondere. Come ha dimostrato l’inchiesta di Rowlatt, le autorità della conservazione in India sono responsabili di gravi violazioni di diritti umani. Sparare a vista è illegale, immorale, e sta danneggiando la conservazione. È tempo che le grandi organizzazioni per la conservazione condannino questa follia».

Videogallery

  • Documentario BBC - Uccidere nel nome della conservazione (sub ITA)