Gli incendi dimostrano il fallimento del programma Redd+? Una nuova etica atmosferica

L’Indonesia inseminerà le nubi per spegnere gli incendi a Sumatra

[28 giugno 2013]

Il governo indonesiano ha deciso di spendere 100 miliardi di rupie, 10 milioni di dollari, per inseminare le nubi e far piovere sugli incendi che stanno soffocando Sumatra, Singapore e la Malaysia. In un comunicato diffuso dopo un meeting tra alti funzionari si legge che «L’Indonesia utilizzerà aerei per inseminare le nubi con sale, nel tentativo di aumentare la formazione di condensa e pioggia sopra le parti secche di Sumatra dove gli incendi della torba stanno immettendo particolato nell’atmosfera».

L’operazione dovrebbe durare fino alla fine della stagione secca, che generalmente termina alla fine di settembre o agli inizi di ottobre. Il governo indonesiano ha anche detto che attualmente 6 elicotteri “water-bombing”  sono impegnati in attività antincendio a Riau e che altri aeromobili si uniranno presto nelle operazioni per spegnere gli incendi delle foreste e delle torbiere di Sumatra appiccati per far spazio alle piantagioni di palma da olio. Nel complesso il governo indonesiano ha impegnato 25 milioni di dollari dei fondi di emergenza per combattere lo smog venefico che secondo diversi analisti sarebbe già costato a Singapore mezzo punto di Prodotto interno lordo.

Dopo la riunione di emergenza, i funzionari indonesiani hanno evidenziato la necessità di cooperare nelle attività di controllo dello smog: «Abbiamo bisogno del sostegno di tutte le parti e di tutte le società che dovrebbero  gestire le loro foreste e concentrarsi sugli incendi», ha detto il ministro della forestazione  che poi ha spiegato che «14 persone sono sotto inchiesta per aver appiccato gli incendi, 11 sono delle compagnie delle piantagioni, mentre 3 sono piccoli agricoltori. Se riconosciute colpevoli, rischiano fino a 5 anni di prigione e la revoca delle loro licenze operative».

Intanto Wendy Miles e Micah Fisher, due ricercatori del Dipartimento di geografia dell’università delle Hawaii che lavorano e vivono in Indonesia, dove si occupano di politiche ecologiche e market-based conservation, hanno pubblicato su Mongbay l’interessante rapporto “Smoke over Sumatra: Why Indonesia’s fires are a global concern” che fa il quadro della complessa situazione degli incendi forestali in Indonesia e della loro ricaduta globale.

Miles e Fisher spiegano che «Durante la stagione fumosa, o “Musim kabut”, come viene chiamato in Indonesia, scheletri di foglie cadono dal cielo e si disintegrano come fiocchi di neve che si sciolgono nelle mani dei bambini. Storicamente, la stagione fumosa in Indonesia raggiungeva il picco alla fine della stagione secca (settembre- ottobre), poco prima che arrivassero le piogge monsoniche. Quest’anno la stagione secca è appena iniziata, eppure il  record del Psi di Singapore (Pollutant Standard Index) è già stato superato, raggiungendo un nuovo massimo di 401 (pericoloso), il 21 giugno 2013». Anche l’inquinamento atmosferico della Malaysia peninsulare ha raggiunto livelli altissimi, tanto che il premier Najib Razak  il 23 giugno ha dovuto dichiarare lo stato di emergenza nei distretti di Muar e Ledang.

I due ricercatori sottolineano: «Anche se gli incendi sono di immediato interesse a livello regionale, sono abbastanza sconcertanti su scala globale. Gli incendi hanno origine in uno dei super-pozzi di carbonio della Terra: le paludi di torba. Nascosto sotto foreste pluviali di Sumatra sono da migliaia di anni tronchi di alberi parzialmente marciti, rami e foglie che non si sono  mai completamente decomposti dopo la loro immersione in acqua. Questo “dark under-world” può potenzialmente diventare un inferno se viene esposto all’aria e incendiato. Così, dato che le torbiere dell’Indonesia vengono drenate e bruciate, uno dei più grandi serbatoi di carbonio a lungo termine di tutto il mondo si sta trasformando in una rapida fonte di carbonio. Gli scienziati stimano che durante gli incendi indonesiani del 1997, siano state rilasciate nell’atmosfera terrestre  tra 0,81-2,67 miliardi di tonnellate di carbonio. Questo è paragonabile al 13-40% dei combustibili fossili emessi a livello globale in quello stesso anno, catapultando l’Indonesia ad essere classificato terzo più alto emettitore mondiale di gas serra (dopo la Cina e gli Stati Uniti), secondo alcuni indici. Il legame tra le emissioni di gas serra,  cambiamento climatico ed aumento del livello del mare è preoccupante per l’Indonesia, una nazione composta da più di 13.000 isole».

Nel 2009 il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono annunciò che l’Indonesia si era data un obiettivo di ridurre entro il 2020 del 26% ( il 41% con l’aiuto internazionale) le sue emissioni di gas serra, con un obiettivo parallelo di raggiungere un tasso di crescita annuo del Pil del 7% entro il 2014. «Questi sono obiettivi importanti per l’Indonesia – dicono Miles e Fisher – Ma quali strategie pratiche può prendere questo che è uno dei paesi più popolosi del mondo, per ridurre il suo impatto sul clima e contemporaneamente migliorare gli standard di vita nazionali?»

Una delle strategie scelte è quella del Reducing emissions from deforestation and forest degradation. (Redd+), un meccanismo che prevede il  “pagamento  per i servizi ambientali” attraverso il quale Paesi e imprese ad alta intensità di emissioni pagano gli Stati e le comunità con foreste pluviali perché le salvaguardino, compensando così le loro emissioni di CO2 attraverso lo stoccaggio di carbonio.

Ad oggi nelle casse dell’Indonesia sono finiti più di 1,4 miliardi di dollari per ridurre le emissioni di gas serra causate dalla deforestazione e dagli incendi, gli investitori sono Norvegia, Australia, Germania, Usa, Gran Bretagna, Francia, Danimarca, Corea del Sud e Giappone, ma anche multinazionali come Merrill Lynch, Marubeni Corporation, Macquarie, e Gazprom. In Indonesia ci sono più di 509 iniziative pilota internazionali Redd+ carbonio che potenzialmente rappresentano miliardi di dollari di investimenti potenzialmente. Ma il risultato sembra catastrofico: lo smog che ricopre Sumatra, Singapore e la Penisola di Malacca svela il fallimento del Redd+ in Indonesia e tutte le contraddizioni delle soluzioni ambientali basate sul mercato.

Miles e Fisher  fanno un rapido quadro della situazione davvero preoccupante: «Utilizzando l’Active Fire Data della Nasa e le mappe delle concessioni a Riau del ministero indonesiano della forestazione, il World resources institute ha dimostrato che il 52% degli incendi della scorsa settimana erano di legname  nelle  concessioni di palma da olio. Ironia della sorte, le due aziende che detengono più della metà di queste concessioni sono Sinar Mas e Raja Garuda Mas international (Rgm) , entrambe hanno portato avanti iniziative di compensazione del carbono nella provincia di Riau. Sinar Mas finanzia il “Kampar Carbon Reserve Project” ed ha proposto  il “Giam Siak Kecil-Bukitbatu Biosphere Reserve REDD+ Pilot Project”. Le società controllate da Sinar Mas includono la Pt Samrt (una delle più grandi compagnie di olio di palma del paese) e l’Asia Pulp & Paper (una delle più grande compagnie di carta e polpa del mondo). L’Asia Pacific Resources International Holdings, Ltd. (che fa parte di Rgm), gestisce  a Riau la più grande fabbrica di cellulosa del mondo. Nella stessa provincia hanno lavorato per installare il controverso progetto “Sustainable Peatland Model Management”, che prevede la creazione di un “buffer” di alberi di acacia non nativi (piantati per la cellulosa) lungo il confine della penisola di Kampar, uno degli ultimi habitat della tigre di Sumatra in pericolo di estinzione . Queste ed altre compagnie  stanno lavorando per inserire le compensazioni di carbonio nei loro programmi di responsabilità sociale. Purtroppo, le emissioni associate agli incendi questa settimana sicuramente supereranno le potenziali compensazioni delle attuali attività legate al Redd nella provincia di Riau».

Intanto si sta cercando di individuare l’origine degli incendi delle torbiere di Sumatra. Negli anni passati trovare i diretti responsabili si è dimostrato difficile, dato che questi giganteschi incendi sono in realtà episodi isolati e che il fuoco può covare sotto la  torba e la cenere per mesi o addirittura anni prima che le fiamme riprendano vigore.  Ma le accuse contro le grandi imprese indonesiane, le compagnie dell’olio di palma, i piccoli agricoltori e i migranti che si fanno spazio col fuoco nelle foreste sono sempre più forti e precise- «Alcuni degli imputati stanno cercando di aumentare i margini di profitto, mentre altri stanno lottando per guadagnarsi da vivere ogni giorno – dicono i due ricercatori dell’università delle Hawaii – Ma tutti condividono la stessa logica di mercato che sta alla base delle iniziative Redd+. Alcune persone possono interpretare questi incendi come un esempio che si basa sulla “Garrett Hardin’s Tragedy of the Commons”. L’individuo razionale (ad esempio, l’agricoltore di Sumatra o la compagnia indonesiana) chiederà sempre più risorse naturali, fino a quando i costi attesi delle sue azioni saranno uguali ai benefici attesi. Danno priorità agli interessi personali, agli individui che condividono i beni comuni (ad esempio l’Indonesia) ignorando gli effetti delle loro azioni sugli altri (per esempio Singapore). Alla fine ne i soffrono tutti. Ma la tesi di Hardin è una semplificazione della realtà. Decenni di ricerche hanno dimostrato che le società hanno più volte superare il rischio di tali tragedie, trovando il modo di comunicare, collaborare e gestire in modo sostenibile le risorse naturali. Il premio Nobel Elinor Ostrom ha riconosciuto che i ‘”Global Commons”’ rappresentano una nuova sfida per l’umanità. L’atmosfera terrestre ne è un esempio calzante. Possiamo come nazioni, aziende, organizzazioni e individui costruire insieme un’etica atmosferica?».