L’inferno degli elefanti è in India

La foto che ha vinto Wildlife Photographer Of The Year rivela una realtà terribile

[9 novembre 2017]

La foto che pubblichiamo, scattata da Biplab Hazra, un fornaio appassionato di fotografia, lungo la Strada Statale 9 nel Nel distretto di Jhargram, nello Stato indiano del Bengala Occidentale, ha vinto il premio Wildlife Photographer Of The Year bandito dalla rivista naturalistica indiana Sanctuary e non a caso è stata intitolata “’Hell is Here”, visto che l’inferno di cui parla è quello che subiscono quotidianamente gli elefanti selvatici in India.

La foto mostra un elefantino avvolto dalle fiamme mentre, insieme alla mamma, cerca di sfuggire alle palle di catrame incendiate scagliate da numerose persone. Gli orecchi della femmina sono rivolti in avanti, come a nascondere dalla sua vista qulla moltitudine di uomini che la stanno attaccando mentre attraversa una strada ai bordi della foresta, dietro di lei il cucciolo urla di paura tra le palle di fuoco e le grida e le risate degli uomini.

La foto in India a sollevato numerose proteste per la sua crudezza,ma Sanctuary dice di averla premiata proprio per far conoscere quanto vengano perseguitati e umiliati gli elefanti..

Nella motivazione del premio Sanctuary denuncia che «Nel distretto Bankura del Bengala Occidentale questo tipo di umiliazione di  pachidermi è routine, come negli altri Stati dell’areale degli i elefanti: Assam, Odisha, Chhattisgarh, Tamil Nadu e altri ancora».

L’India ospita il 70% degli elefanti asiatici di tutto il mondo ma gli habitat e i corridoi ecologici  vitali per  questi animali  continuano ad essere devastati  e dice  Sanctuary «il conflitto umano elefante si espanderà  in misura fatale. L’ignoranza e la sete di sangue delle folle che attaccano i branchi per divertimento sono aggravate dalla sofferenza di coloro che subiscono davvero  danni alla loro terra, vita e proprietà a causa degli spostamenti degli elefanti e tra la totale indifferenza del governo centrale e statale nel riconoscere la crisi che è in atto. Per questi animali intelligenti, dolci e sociali che hanno percorso il subcontinente per secoli, l’inferno è ora e qui».

Il fotografo vincitore del concorso  ha detto al New Indian Express che il cucciolo di elefante in qualche modo è riuscito a sopravvivere al brutale attacco e aggiunge: «Non avevo mai visto un simile incidente in 14 anni della mia carriera di fotografo della fauna selvatica. Tutta la mia concentrazione era solo nello scattare la fotografia«

La foto dimostra il livello a cui è arrivato il conflitto  uomini-elefanti nel Bengala Occidentale, che è particolarmente forte nel corridoio degli elefanti che attraversa i distretti Bankura e Jhargram, dove gli abitanti dei villaggi si lamentano per le scorribande di branchi di 40 – 50 pachidermi  che distruggono le coltivazioni e danneggiano le loro case, provocando una violentissima e feroce rappresaglia.

I petardi e gli incendi che dovrebbero servire a spaventare e allontanare i branchi di elefanti in realtà servono solo a farli avvicinare maggiormente ad altre coltivazioni e a causare danni ancora maggiori.

Hazra ha detto che «Il cucciolo non è stato bruciato intenzionalmente dagli abitanti del villaggio che vivono nelle vicinanze del corridoio degli elefanti  si estende dal Bengala Occidentale sud-occidentale fino alla foresta di Saranda nel Jharkhand, ma facendo scoppiare i petardi e lanciando palle di fuoco su i branchi è una pratica comune in questa parte del Bengala Occidentale«.

Commentando l’accaduto sulla pagina Facebook di Sanctuary Asia, Mainaz Mazumdar, un abitante del villaggio di Baroja, nel distretto di Bankura, scrive: «Il nostro villaggio è spesso invaso da animali così selvaggi e insoliti che arrivano sempre dall’areale delle foreste di Dalma. La colpa, ovviamente, è nostra. A causa delle pesanti distruzioni degli habitat (in questo caso la foresta) gli elefanti stanno arrivando negli insediamenti. Questo nel corso degli anni è diventato un grande problema. Quando l’orda degli elefanti si avvicina ad un villaggio, il rispettivo ufficio forestale assume delle persone per riportarli nella giungla. Queste persone sono localmente conosciute come Hulia Party. Per spaventarli usano petardi grossi e rumorosi, grandi luci abbaglianti, arpioni, tamburi di stagno per fare rumore, torce e archi e frecce. Non c’è dubbio che queste povere creature soffrano n molto nelle nostre mani. Ma è anche vero che hanno portato il caos e la distruzione tra questi contadini  poveri  e interamente dipendenti dall’agricoltura. Devastano i campi di riso, i campi di patate, i campi di grano e così via. A causa di questi danni molti agricoltori si sono suicidati. Ma peggio ancora, hanno ucciso anche persone innocenti».

Mazumdar conclude con una nota di speranza: «La parte buona in mezzo a tutte queste tenebre è che ora il dipartimento forestale ha recuperato i proprio ruolo e ha costruito profonde trincee lungo il perimetro della giungla recintato con filo elettrico. Quella recinzione elettrizzata non li ucciderà ma è abbastanza forte da respingerli. Ci siamo lasciati molte delle cose peggiori dietro di noi»