Le avventure di Bella e Berardina

L’inverno visto dai crinali dei monti insieme ai camosci

La nuova popolazione del Sirente Velino sta affrontando con successo il periodo

[16 gennaio 2014]

Il primo nucleo di fondatori della nuova popolazione di camosci appenninici (Rupicapra pyrenaica ornata), la quinta esistente ad oggi, immessa sul Massiccio del Sirente con successivi rilasci tra i mesi di luglio ed ottobre 2013, sta affrontando con successo l’inverno. Il Servizio scientifico ambientale dell’Ente Parco Regionale Sirente Velino spiega che «Da fine ottobre sono presenti 9 esemplari: 6 femmine tutte provenienti dalla popolazione selvatica del Parco Nazionale della Majella, e 3 maschi provenienti invece da aree faunistiche dei quali due dal Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, ed uno dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini, per la prima volta nella sua storia divenuto quindi anche donatore di camosci per interventi a tutela di questa sottospecie.

Grazie al progetto Life Coronata (development of coordinated protection measures for Apennine Chamois LIFE09 NAT/IT/000183) gli animali sono monitorati ogni giorno attraverso radiocollari VHF/GPS e, quando le  condizioni meteo lo consentono,  con osservazioni dirette.

Lo staff che segue gli spostamenti dei camosci informa che «Il gruppo delle femmine, immesso in tre rilasci successivi tra metà e fine luglio, si è riunito sin da fine agosto a formare un unico branco ed ha effettuato spostamenti in direzione est-ovest, lungo il crinale del Massiccio del Sirente, ma con limitate escursioni altitudinali (400 mt).Prima di riunirsi in branco, nei primi giorni dopo il rilascio Eva (c.a. 8 anni) ha manifestato un comportamento maggiormente esplorativo nel percorrere il crinale del Sirente in direzione est, tornando successivamente indietro lungo la cresta. Rosa (c.a. 4 anni), Hely (c.a. 5 anni) ed Assunta (c.a. 6 anni) hanno frequentato le aree esplorate da Eva nei giorni immediatamente successivi, mentre Bella (c.a. 6 anni) e Berardina (5-6 anni) mantenendosi in stretta associazione, hanno compiuto spostamenti esplorativi di minore estensione dal sito di rilascio».

Invece Giuseppe e Francesco, i maschi di circa 2-3 anni immessi a settembre in due giorni diversi, si sono riuniti e «Fino ad oggi, sono rimasti tra loro in stretta associazione ed hanno continuato ad utilizzare il crinale di Mandra Murata sopra il sito di rilascio senza allontanarsene».

Il maschio più adulto, Vettore, di circa 4 anni, dopo il rilascio aveva raggiunto i due maschi più giovani sul crinale del Sirente, poi si è postato ad est e, a circa 10 giorni dal rilascio, ha raggiunto il piccolo branco delle 6 femmine. I ricercatori dicono che «Dai primi di novembre Vettore e le 6 femmine sono rimaste tra loro in associazione in un’area del crinale del Sirente posta a circa 4-5 km est dal sito del rilascio».

Poi è successo qualcosa di molto interessante: «I primi di dicembre 2 elle 6 femmine (Bella e Berardina) si sono separate dal branco ed hanno raggiunto Francesco e Giuseppe presso l’area di Mandra Murata, dove erano rimasti, per circa due mesi, separati dagli altri. Mentre i due gruppi di Mandra Murata (2 maschi e 2 femmine) sembrano più coesi e meno esplorativi, gli altri esemplari effettuano più frequenti spostamenti restando comunque tra loro più o meno strettamente associati e non sembrano spostarsi in modo isolato. Dai primi di gennaio Vettore e Assunta hanno continuato a muoversi lungo il crinale in stretta associazione mentre le altre tre femmine (Eva, Rosa e Hely) a breve distanza (c.a. 2-3 km) continuano a muoversi insieme».

La prima nevicata invernale è avvenuta tra il 25 ed il 26 novembre, ma i camosci anche con la neve finora non hanno fatto solo limitati spostamenti di quota rispetto alla cresta, restando comunque a circa 1.800 – 1.900 metri, oltre il limite degli alberi, e si sono mossi orizzontalmente in direzione est-ovest lungo l’area di crinale. Sono stati più volte osservati scavare la neve per brucare l’erba sottostante il manto nevoso e sembrano ricercare attivamente le porzioni rocciose di crinale esposte al sole nei vari orari, maggiormente calde e soleggiate.

Per salvaguardare i camosci introdotti il Parco del Sirente Velino, d’accordo con i Comuni ed in collaborazione col Corpo forestale dello Stato, ha istituito, una specifica area di tutela del camoscio appenninico e sottolinea che «Sono inoltre in corso iniziative mirate a favorire le attività produttive e le esigenze delle popolazioni residenti nonché la realizzazione di interventi antiparassitari e vaccinali gratuiti sul bestiame. Gli animali domestici, infatti, possono essere portatori di malattie trasmissibili al camoscio, soprattutto per i nuclei in fase di colonizzazione di nuovi territori».