Buone notizie dall’Europa: cresce la popolazione di pellicani ricci. Il Kea e il cibo spazzatura

Lista rossa 2017: uccelli marini affamati e uccelli canori intrappolati

Lo zigolo dal petto giallo sarà la nuova colomba migratrice? A rischio anche il gufo di Harry Potter

[12 dicembre 2017]

«La pesca eccessiva e il cambiamento climatico stanno spingendo gli uccelli marini come il gabbiano tridattilo dalle zampe nere e la sula del Capo verso l’estinzione» è l’allarme sullo stato di conservazione degli uccelli del mondo lanciato dall’ultimo aggiornamento della Lista Rossa dell’Iucn, curato da BirdLife International, anticipato al summit UN Environmente di Nairobi e presentato ufficialmente oggi.

I dati globali della Lista rossa Iucn  2017 degli uccelli restano preoccupanti, anche se in chiaro-scuro: in tutto il mondo, oltre un quarto (26%) delle 238 specie di uccelli rivalutate nell’ultimo aggiornamento è stato inserito nelle categorie di minacce più elevate, fortunatamente il 28% di queste specie di uccelli è stato declassato in una categoria di minaccia inferiore.

Delle 1.122 specie di uccelli attualmente riconosciute da BirdLife International e Iucn: 156 specie sono estinte dal 1500, cioè non esiste alcun ragionevole dubbio che l’ultimo individuo sia morto. 5 specie sono estinte in natura e sopravvivono solo in cattività. 222 specie sono  a grave rischio di estinzione, 21 delle quali sono probabilmente estinte e una è probabilmente estinta in natura. Le specie in pericolo di estinzione sono considerate ad alto rischio di estinzione in natura.

461 specie sono in pericolo, il che significa che hanno un altissimo rischio di estinzione in natura. 786 specie sono vulnerabili , con un alto rischio di estinzione in natura. Insieme, le specie nelle tre categorie di in pericolo critico, In via di estinzione e vulnerabile sono indicate come minacciate a livello globale. Circa il 13%, o una su otto, di tutte le specie di uccelli esistenti sono minacciate a livello mondiale. Inoltre, 1.017 specie sono quasi a rischio,  cioè sono vicine a entrare o potrebbero entrare in una categoria a rischio nel prossimo futuro. 8.417 specie sono meno preoccupanti  e attualmente non si ritiene che siano in periclo a livello globale. Per 58 specie sono carenti i dati e quindi non ci sono abbastanza informazioni per valutare il loro rischio di estinzione.

Gli uccelli “terrestri” più a rischio sono il gufo delle nevi che non trova più cibo nell’Artico nordamericano e lo zigolo dal petto giallo, un tempo numerosissimo, che potrebbe presto estinguersi se in Cina non verrà messo fine alle catture illegali. In Nuova Zelanda il raro kea è minacciato dalla predazione dei mammiferi introdotti, ma anche dai turisti che li alimentano con cibo spazzatura a questi pappagalli curiosi, ostacolando così le iniziative di salvaguardia di questa specie.

Tuttavia, c’è anche speranza, con i pellicani ricci in Europa che si stanno riprendendo grazie alle zattere di nidificazione artificiale e alla prevenzione dei disturbi; e in Nuova Zelanda, dove due specie di kiwi sono ora meno minacciate grazie all’eradicazione dei predatori introdotti, all’incubazione delle uova e del lavoro svolto dalle comunità.

Ian Burfield, coordinatore scientifico di BirdLife International, sottolinea che «Gli uccelli sono ben studiati e sono grandi indicatori della salute di un ambiente più ampio. Una specie a più alto rischio di estinzione è un preoccupante campanello di allarme sul fatto che ora è necessario intervenire. Fortunatamente il successo nella conservazione di kiwi e pellicani dimostra che, quando le risorse sono ben finanziate e sostenute, gli sforzi della conservazione sono davvero proficui».

Presentando l’aggiornamento della Lista Rossa, BirdLife International pubblica le schede degli uccelli simbolo per ogni regione del mondo.

In Europa, Nord Amerca e Asia del Nord.Est  la pesca eccessiva e i cambiamenti dell’oceano causati dai cambiamenti climatici hanno influenzato la disponibilità e la qualità delle specie prede chiave (ad esempio i cicerelli) del gabbiano tridattilo (Rissa tridactyla)  durante la stagione riproduttiva. Senza cibo sufficiente, le colonie del gabbiano tridattilo nel Nord Atlantico e nel Pacifico stanno lottando per nutrire i loro pulcini, ma negli ultimi anni c’è stato un disastroso crollo della loro sopravvivenza. Per gli adulti i pericoli vengono dal mare: catture accidentali nelle attrezzature da pesca, inquinamento e caccia nelle Isole Fær Øer  e in Groenlandia hanno contribuito alla drammatica diminuzione di questo uccello marino. Dal 2000, il numero delle coppie nidificanti è crollato dell’87% nelle isole Orcadi e nelle Isole Shetland e del 96% nell’isola di St Kilda, nelle Ebridi di. A livello globale, si pensa che la specie sia diminuita del 40% circa dagli anni ’70, giustificando il suo passaggio dalla categoria Least Concern a quella Vulnerable della Lista Rossa. Per trovare il cibo i gabbiani tridattili dalle zampe nere sorvolano grandi distese oceaniche, comprese le aree di “alto mare” che non rientrano nella giurisdizione di alcun Paese.

Marguerite Tarzia, european marine conservation officer di BirdLife International, dice che «L’allarmante declino del gabbiano tridattilo dalle zampe nere e di altri uccelli marini del Nord Atlantico e dell’Artico, come il pulcinella di mare Altlantico, rappresenta una dolorosa lezione su ciò che accade quando le nazioni adottano un approccio alla conservazione “lontano dagli occhi, lontano dalla mente”».

BirdLife ha recentemente identificato un’Important bird & biodiversity area (Iba) di alto mare nell’Atlantico centrale dove si foraggiano i gabbiamni tridattili, i pulcinella di mare e oltre 20  altre specie di uccelli marini. Questo sito è stato proposto all’Ospar  Convention for the protection of the marine environment of the North-East Atlantic  per l’istituzione di un’area marina protetta d’alto mare.

Nell’africa meridionale, la pesca eccessiva ha portato alla fame persino le sule del Capo (Morus capensis), famose per la loro avidità e che nidificano solo in Sudafrica e Namibia. Nelll’aggiornamento della Lista Rossa sono ora a più alto rischio di estinzione a causa di un calo della popolazione superiore al 50% rispetto a quella degli  anni ’50. Negli anni ’60, la pesca eccessiva delle preda preferita delle sule in Namibia, sardine e acciughe, causò il quasi completo crollo degli stock ittici che da allora non si sono ancora ripresi. In Sud Africa, gli stock ittici si sono spostati dalla costa occidentale verso sud ed est per ragioni non ancora chiare. Il risultato è stato che le sule del Capo sono sempre più affamate e sono passate dalla categoria  Vulnerable a quella Endangered.

Christina Hagen, un’ornitologa di BirdLife South Africa, spiega che «Per sopperire alla mancanza di cibo, le sule del Capo si aggregano dietro ai pescherecci ai merluzzi per mangiare scarti di scarto scarsamente nutrienti. Ciò non solo aumenta il rischio di impigliamento accidentale nelle attrezzature da pesca e di annegamento, ma la ricerca ha dimostrato che i pulcini nutriti con questo “cibo spazzatura” crescono più lentamente e hanno una minore possibilità di sopravvivenza rispetto a quelli alimentati con una dieta più naturale».

Nell’Oceano Australe, la diminuzione della popolazione di albatros degli antipodi (Diomedea antipodensis ) ha fatto sì che questo vagabondo dell’oceano sia pasdsato dalla categoria vulnerabile a quella in via di estinzione. Per questo maestoso uccello il pericolo viene dalle catture accidentali nei palangari, una minaccia che aumenta man mano che gli albatros devono volare di più per trovare cibo e con sempre più femmine che vengono accidentalmente catturate e affogate rispetto ai maschi. Si pensa che questo abbia causato un forte squilibrio sessuale nella popolazione.

In Cina lo zigolo dal petto giallo (Emberiza aureolasembra destinato a diventare la prossima colomba migratrice (Ectopistes migratorius). Proprio come le colombe americane che oscuravano il cielo ed estintesi in pochissimo tempo, lo zigolo cinese, prima numerosissimo, rischia di scomparire a causa delle catture illegali per cibarsene. Questo uccellino ha subito c<ali spaventosi della sua popolazione a causa della caccia incontrollata su larga scala e i suoi stormi colossali che sorvolavano le terre coltivate dell’Asia potrebbero presto diventare un ricordo del passato. Proprio come successe alle colombe migratrici americane che dagli stormi costituiti da un miliardo di esemplari del 1800 passarono rapidamente alla totale estinzione a causa della caccia indiscriminata.

In Cina lo zigolo dal petto giallo è chiamato “l’uccello del riso” e si pensa che dal 2002 la sua popolazione sia diminuita d i oltre l’80%, 15 anni fa era classificato nella Lista Rossa come Least Concern, quest’anno è passato dalla categoria Endangered a quella Critically Endangered. Secondo BirdLife International, «I miglioramenti nella comunicazione e nei trasporti hanno esacerbato il problema della caccia, una pratica dichiarata illegale in Cina nel 1997, ma che continua oggi sul mercato nero». La Hong Kong Bird Watching Society chiede un’azione immediata per salvare la specie e ha designato il 2018 come “International Yellow-breasted Bunting Awareness Year”. nKo Wing-man, ex segretario per l’alimentazione e la salute di Hong Kong, esorta tutti a «Sostenere l’agricoltura locale e smettere di mangiare gli zigoli gialli».

Dalla Nuova Zelanda vengono sia notizie buone che cattive:  Mentre due specie di kiwi si stanno riprendendo e sono passate dalla categoria Endangered a quella Vulnerable, il Bird of the year 2017 della  Nuova Zelanda , il pappagallo kea (Nestor notabilis) é più a rischio di prima. Infatti, nuove informazioni rivelano che i kea sta diminuendo abbastanza rapidamente da dover passare nella categoria Endangered della Lista Rosa Iucn. La colpa è anche dei turisti che alimentano con pane e patatine questi singolari e intelligenti pappagalli alpini, compromettendo così involontariamente gli sforzi di conservazione per salvare la specie dall’estinzione.

Ogni anno il 60% dei nidi di Kea viene devastato da mammiferi invasivi, come gli ermellini,  introdotti in Nuova Zelanda. Cifre che in alcuni casi ed aree possono salire addirittura l 99%. L’utilizzo di esche avvelenate per eradicare o tenere sotto controllo i mammiferi introdotti (che si è dimostrato di grande successo per il Kiwi e altre specie di uccelli autoctonii) migliora significativamente il successo di nidificazione dei kea, ma questa tecnica non può attualmente essere pienamente implementata nell’habitat dei kea perché c’è il rischio che loro stessi mangino le esche avvelenate.

Come spiega Kevin Hackwell,chief conservation advisor di Forest & Bird, l’associazione partner di BirdLife International in Nuova Zelanda, «Nonostante il parere contrario, molti turisti, e alcuni locali, continuano a dare da mangiare ai kea, cosa che li incoraggia a provare nuovi cibi. Queste popolazioni di kea che si nutrono di “cibo spazzatura” sono quindi particolarmente predisposte a mangiare le esche avvelenate che servono  a controllare i ratti, gli ermellini, gli opossum e i gatti rinselvatichiti introdotti. Una delle nostre maggiori sfide per la conservazione è quindi quella di impedire a turisti e ad altri di dare da mangiare ai kea».

In Nord America il gufo delle nevi (Bubo scandiacus) ha il problema opposto: non riesce a trivare cibo e la sua popolazione si è rivelata molto più piccola di quanto si credesse. Burfield è preoccupato: «Sebbene le tendenze nell’Eurasia settentrionale non siano note (ma si pensa siano in calo in Europa), popolazioni significative negli Stati Uniti e in Canada sono diminuite del 64% dal 1970, e quindi globalmente il gufo reso famoso da”Hedwig” di Harry Potter passa da Least Concern a Vulnerable. Il cambiamento climatico è una delle numerose minacce alla specie, perché influenza il manto nevoso che a sua volta riduce la disponibilità dei roditori prede. Anche le collisioni con veicoli e le infrastrutture sono una minaccia.La biodiversità artica è sotto pressione per un certo numero di fattori di stress, tra cui il cambiamento climatico, quindi si spera che la selezione del gufo delle nevi come specie di punta richiamerà l’attenzione anche sulle problematiche più ampie in questa regione».

Dall’Europa arriva una buona notizia: il recupero della popolazione del pellicano riccio (Pelecanus crispus) nel sud-est del vecchio continente che ha permesso di far passae quello che è considerato il più grande uccello acquatico del mondo da Vulnerable a Near Threatened. Grazie a un lavoro di salvaguardia a lungo termine, un piano d’azione per la specie attuato grazie alle direttive Uccelli e Habitat dell’Unione europea, che ha contribuito a conservare i principali siti di riproduzione in Grecia, Romania e Bulgaria, in Europa i pellicani ricci sono quadruplicati rispetto ai numeri degli anni ’90.  Quest’anno, sul lago di Scutari, in Montenegro, dove  i pellicani nidificano esclusivamente su zattere galleggianti realizzate per proteggere questi gli uccelli dai disturbi antropici, i Pelecanus crispus hanno avuto la loro stagione riproduttiva di maggior successo, allevando 60 pulcini, e in Grecia le popolazioni sono aumentate di quasi 200% in meno di 20 anni.

Mentre la popolazione europea sta aumentando, resta poco chiaro lo stato attuale della popolazione dell’Asia centrale, mentre è certo che la piccola popolazione dell’Asia orientale fortemente minacciata di estinzione. BirdLIfe International avverte che «Anche in Europa, questa specie sensibile ai disturbi, rimane dipendente dalla gestione della conservazione full-time  per il suo successo riproduttivo in alcune zone umide».