L’Italia difende i coralli: vuole includere 11 specie tra quelle protette dalla Convenzione di Barcellona

Pieno appoggio da Oceana: «Governi, proteggete i coralli di profondità del Mediterraneo»

[28 giugno 2013]

Il primo luglio inizia a Rabat, la capitale del Marocco, l’11esimo meeting  della Convenzione di Barcellona sulle aree protette e la biodiversità ed Oceana, l’Organizzazione ambientalista internazionale che si occupa esclusivamente della difesa del mare, spiega che «Quest’anno, uno dei principali argomenti che verranno trattati sarà il miglioramento della protezione dei  coralli delle acque profonde, dato che su proposta dal governo italiano, 11 nuove specie potrebbero essere incluse negli elenchi delle specie protette».

Oceana annuncia che chiederà ai Paesi mediterranei di «Sostenere questa iniziativa per fermare la distruzione di questi organismi fragili, minacciati nella maggior parte degli oceani del mondo».

Pilar Marín, ricercatrice marina di Oceana, è giustamente preoccupata ed appoggia con forza la proposta italiana: «Ad oggi, delle quasi 200 specie elencate per essere oggetto di una adeguata protezione o gestione, solo 5 corrispondono a corallo, tra le quali si annovera il corallo rosso (Corallium rubrum) o la madrepora arancione (Astroides calycularis), Dopo 18 anni di applicazione del Protocollo relativo alle zone specialmente protette e alla biodiversità non è stata incorporata nessuna nuova specie di corallo. Oceana considera che con le informazioni scientifiche attualmente disponibili sui coralli delle profondità non ci sono scuse per opporsi ad una modifica e ad un aggiornamento degli Allegati».

Oceana evidenzia che «Tra le specie protette si trova la gorgonia a candelabro (Ellisella paraplexauroides) che, con 2 metri di lunghezza è il più alto del Mediterraneo e uno dei più alti del mondo, o il corallo nero (Leiopathes glaberrima), che può superare i 2.000 anni di vita, anche se alcuni studi su questa specie nel Pacifico sono arrivati a stabilire un’età superiore a 4.000 anni. Accanto a queste specie estremamente vulnerabili è stata anche proposta l’inclusione nell’accordo della madrepora a cuscino (Cladocora caespitosa), un “fossile vivente” che è esistito nel Mediterraneo sin dal Pleistocene, la madrepora debole (Cladocora debilis) e la palma di mare (Callogorgia verticillata); e anche l’incremento del grado di protezione per altri coralli neri, come Antipathella subpinnata, Antipathes dichotoma, Antipathes fragilis e Parantipathes larix».

I coralli delle acque profonde svolgono un ruolo essenziale per i la salute degli ecosistemi profondi, infatti costituiscono grandi hot spot di concentrazione della biodiversità, ospitando inoltre numerose specie che li utilizzano come zone di riproduzione o nursery.  Nonostante questo, i coralli di profondità  non sono adeguatamente rappresentati negli elenchi di protezione e neanche nella rete delle aree marine protette. «Fino a poco tempo fa questa mancanza di protezione era giustificata dalle poche informazioni disponibili ma le nuove scoperte e pubblicazioni scientifiche recenti avvallano la proposta di protezione italiana» sottolinea Oceana.

Ricardo Aguilar, direttore ricerche di Oceana in Europa, ricorda che «Nonostante l’alta importanza ecologica riconosciuta dagli ambiti scientifici, non esiste ancora nessuno strumento per proteggere i coralli delle acque profonde dagli attacchi provenienti dalle attività umane nel Mediterraneo. Inoltre, questi habitat sono estremamente fragili e da loro dipende un gran numero di specie, alcune anche di interesse commerciale. Il Mar Mediterraneo è in una situazione critica, con l’88% degli stock sovrasfruttati;  la protezione di questi coralli contribuirà senza dubbio alla conservazione degli stessi».

La Convenzione di Barcellona è lo strumento dell’Onu  per la protezione del Mar Mediterraneo contro la Contaminazione.  I protocolli della Convenzione regolano le zone protette e la conservazione della diversità biologica, gli scarichi da terra, l’inquinamento delle imbarcazioni, le prospezioni offshore o la gestione integrata delle zone costiere. I rappresentanti dei Paesi costieri si riuniscono ogni due anni per discutere di diversi temi che poi dovranno essere approvati definitivamente nella riunione delle Parti contraenti che si svolgerà i primi di dicembre.