L’Italia punto caldo dell’invasione delle specie aliene

Studio internazionale: il nostro paese è l’hotspot più “rosso” delle specie invasive in Europa

[13 giugno 2017]

Fa veramente impressione vedere le cartografie dell’invasione delle specie aliene contenute nello  studio “Global hotspots and correlates of alien species richness across taxonomic groups”, pubblicato da un folto team internazionale di ricercatori su Nature Ecology & Evolution, fa impressione perché in Europa spicca il rosso – il massimo livelli di specie invasive – dell’Italia che condivide il primato con la Nuova Zelanda, la Florida, la California e diverse isole sparse negli oceani del mondo.

Lo studio conferma che isole e regioni continentali costiere sono gli hotspots, i punti caldi, del mondo per le specie animali e vegetali invasive e la nostra penisola circondata da isole e protesa nel Mediterraneo e territorio ideale per un’invasione silenziosa che rischia di mutare il volto della nostra fauna, della nostra flora e del nostro paesaggio.

Il team internazionale  guidato dal britannico Wayne Dawson del Departimento di bioscienze della Durham University ha fornito la prima analisi globale dell’insediamento delle specie esotiche e i ricercatori  dicono che i loro risultati «mostrano che devono essere messe in atto misure più efficaci per prevenire ulteriori introduzioni di piante e animali esotici invasivi negli ecosistemi vulnerabili.

Alla Durham  spiegano che «Gli scienziati hanno studiato i dati esistenti guardando a  otto gruppi che includono  anfibi, formiche, uccelli, pesci d’acqua dolce, mammiferi, rettili, ragni e piante vascolari in 186 isole e 423 regioni continentali. Gli hotspot delle specie aliene stabilitesi sono stati trovati principalmente nelle regioni insulari e continentali costiere».

Va detto che il nostro Paese non detiene il primato delle specie aliene insediate: i tre principali hotspot,  con il maggior numero di specie aliene stabilite, sono le isole Hawaii, Isola del Nord della Nuova Zelanda e alcune piccole isole dell’arcipelago indonesiano della Sonda. La situazione è particolarmente preoccupante nelle Hawaii che  hanno un numero elevato di specie aliene in ognuno degli 8 gruppi studiati. Queste includono  i guppies tra pesci (ora diffusi a livello mondiale) e i suini selvatici tra i mammiferi.

Subito a ridosso dell’ Hawaii c’è’ la Nuova Zelanda, dove circa la metà delle piante presenti è costituita da   specie esotiche stabilitesi e dove mammiferi predatori come ratti, gatti e opossum, sono i un vero problema per le specie autoctone di uccelli che si sono evoluti senza i predatori terrestri.

L’Italia condivide molti degli invasori presenti nel resto dell’Europa, a partire da parrocchetti dal collare, scoiattolo grigio e piante, ragni ed insetti introdotti grazie al commercio globalizzato.

Tra le regioni continentali costiere, un altro hotspot  “rosso” dell’invasione è la Florida, invasa da rettili alieni come il pitone birmano e da un gran numero di meno note formiche alloctone.

I ricercatori sottolineano «La ricchezza di una regione, la densità della popolazione umana e, in misura minore, il clima, hanno influenzato il numero di specie aliene stabilitesi, anche se questi fattori variano tra le specie e da regione a regione». Dawson aggiunge: «La nostra ricerca mostra che, isole e regioni continentali costiera contengono un numero maggiore di piante e animali alieni stabilitisi e questo può essere perché queste aree hanno importanti punti di accesso, come i porti. In generale, anche le regioni che sono più ricche e dove le popolazioni umane hanno una densità maggiore hanno più specie aliene, ma questi effetti sono più forti per le isole. E’ necessario ulteriore lavoro per capire se questi effetti si presentano perché nelle regioni hotspot  vengono introdotte più specie, o perché il disturbo antropico in queste regioni rende più facile ai nuovi arrivati  trovare spazi vuoti e opportunità per prosperare».

Secondo i ricercatori «Gli sforzi globali volti a prevenire l’ulteriore introduzione di piante e animali esotici  potrebbero essere concentrati sulle isole e le regioni continentali costiere» e Dawson  fa notare che «Mentre nel corso della storia le specie sono state spostate in tutto il mondo, saranno introdotte  sempre più specie, dato che il mondo diventa sempre più connesso e la popolazione umana continua a crescere. Molte di queste specie in entrata sono utili e non riusciranno a stabilirsi e diffondersi nelle loro nuove case, ma alcune tra loro ci riusciranno e avranno diversi livelli di impatto sulle specie e gli ecosistemi autoctoni. Per noi, la sfida è quella di capire quali sono le conseguenze del mescolare specie del mondo in questo modo, per decidere come affrontare questo cambiamento, e quali misure possiamo mettere in atto per cercare di prevenire ulteriori introduzioni nelle regioni più vulnerabili . Questo  include il rafforzamento delle misure di biosicurezza nei principali punti di ingresso per rilevare le specie clandestine, come già avviene in misura notevole in Nuova Zelanda. Questo dovrebbe includere anche attento esame delle specie proposte per l’introduzione di un’area, come fatto da organizzazioni come l’European and Mediterranean Plant Protection Organization (EPPO), per filtrare quelle specie che sono a rischio in termini del potenziale di creare ed avere impatti negativi».

I ricercatori fanno anche alcuni esempi di specie esotiche invasive:

Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis): originario del Nord America, ha causato una diminuzione delle popolazioni di scoiattolo rosso europeo, soprattutto nel Regno Unito ma anche in alcune aree italiane, sia per la competizione alimentare che per la diffusione del vaiolo degli scoiattoli. iNoltre, danneggia anche le cortecce degli alberi.

Maiali e cinghiali (Sus scrofa): introdotti dappertutto como animali domestici o a scopo venatorio, sono riusciti a fuggire dagli allevamenti e a diffondersi in natura in molti paesi. Provocano gravi danni alla vegetazione e, dato che sono onnivori, predano gli animali autoctoni. Hanno un impatto fortissimo nelle isole dove sono stati introdotti.

Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri): originario di Africa e Asia, è in grado di competere con uccelli autoctoni europei per i siti alimentari e di nidificazione. Si è stabilito ormai in molti parchi pubblici, anche in Itala.

Pitone birmano (Python bivittatus ): originario del sud est asiatico, ha invaso la Florida, comprese le paludi delle Everglades, dove preda molte specie di animali autoctoni, alcune delle quali rare e a rischio estinzione.

Serpente lupo (Lycodon capucinus ): originario del  Sud-Est asiatico, è stato nell’Isola di Christmas (un territorio australiano nell’Oceano Indiano) e sta portando all’estinzione le specie di lucertole endemiche dell’isola che erano già minacciate.

Guppy o Lebistes (Poecilia reticulata ): Un pesce da acquario originario dei  Caraibi e del Sud America, che è stato anche ampiamente introdotto nel resto del mondo per tenere sotto controllo le zanzare che trasmettono la malaria. Ora è presente globalmente è la sua diffusione è collegata al declino delle popolazioni ittiche autoctone negli Stati Uniti. Anche nelle Hawaii preda uova dei pesci e insetti acquatici autoctoni. Inoltre, si è rivelato un vettore di malattie dei pesci.

Formica ago asiatica (Brachyponera chinensis ): Originaria dell’Asia, è stata introdotta  negli anni ’30 dal Giappone nel sud-est degli Stati Uniti e ha portato al declino delle formiche autoctone nordamericane. Ha una pountura molto dolorosa che ogni anno porta all’anafilassi molte persone.

Falsa vedova (Steatoda nobilis ): Originaria di Madera e delle isole Canarie, si sta diffondendo verso nord nell’Europa continentale e in Gran Bretagna. E’ una delle poche specie di ragno presente nel Regno Unito che hanno un morso doloroso per le persone.

Ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius): originaria dell’Europa è invasiva in Nuova Zelanda e Nord America. Compete con la vegetazione autoctona e fertilizza suoli con l’azoto prodotto da batteri simbiotici che fissano l’azoto dall’aria, e vivono nelle sue radici, cambiando così alcuni habitat.

Balsamina himalayana (Impatiens glandulifera): Originaria delle montagne dell’Himalaya, introdotta in Europa come pianta ornamentale è ora molto diffusa in nature ed è comune sulle rive di fiumi e torrenti, dove provoca l’aumento dell’erosione del suolo. L’unica cosa buona è che i suoi fiori sono visitati molto frequentemente dalle api.