Livorno, denuncia Lipu: la “pulizia degli argini” ha distrutto la biodiversità dello Stillo

[13 luglio 2015]

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C’era una volta un’isola al contrario. Che per chi ci viveva dentro era una specie di oasi. Una pozza; un posto dove pesci, anguille, anfibi, tartarughe e persino uccelli si rifugiavano accerchiati dalla siccità estiva. Il Rio Ardenza è quasi in secca, ma quella buca profonda, piena d’acqua fresca che filtrava dal terreno, nei pressi del ponte dello Stillo, era un concentrato di biodiversità. La cosa non era sfuggita agli abitanti della zona, e alcuni di essi si godevano lo spettacolo portando anche un po’ di cibo ai pesci e alle tartarughe. C’era anche un nido di gallinelle d’acqua, e gli spettatori umani erano felici di aver visto sgusciare dalle uova quattro piccoli pulcini neri, con la testa colorata e le zampe enormi, adatte alla vita nel folto della vegetazione ripariale.

Tutto questo non c’è più, sepolto vivo dai mezzi meccanici che hanno “ripulito” le sponde del fiume che sfocia ai “Tre Ponti”, e quel poco che non è morto subito sta agonizzando nella pochissima acqua libera rimasta, ormai inquinata dalla putrefazione dei pesci morti e troppo poca per garantire la sopravvivenza.

Il tutto, come al solito, a seguito della solita, assurda, operazione di “pulizia degli argini”, durante la quale sono rase al suolo le sponde del fiume e il letto viene spianato e ridotto ad una strada sterrata fangosa.

L’intervento di una pattuglia della Polizia Provinciale, sabato mattina, affiancata da un pattuglia di Guardie Ambientali Volontarie della LIPU, ha consentito di portare in salvo qualche decina di pesci e di scavare, a mano, un canaletto e alcune piccole buche ma si teme che il caldo e l’inquinamento dovuto alla putrefazione finiscano il massacro cominciato dall’insensibilità umana.

Perché tutto questo? Perché, ancora, nonostante la cronaca fatta di alluvioni e esondazioni ad ogni acquazzone testimoni il fallimento di questo concetto, si trattano fiumi e ruscelli come “condutture”. Vie lineari e prive di vita come tubazioni.  Si radono gli argini e si spianano gli alvei per “evitare che vi si fermino rami e detriti”, ma così facendo questi non si depositano più lungo l’intero corso del fiume ma solo in pochi punti come strettoie, ponti o deviazioni, generando le “dighe” che poi provocano disastri. Insomma si distrugge la vita del fiume e lo si rende solo più pericoloso. Un gran bel risultato.

Intanto i pochi pesci superstiti agonizzano provando caparbiamente a risalire la corrente, cercando quella pozza che gli aveva salvato la vita fino ad allora, e che gli uomini hanno distrutto senza nemmeno pensarci un secondo. E le persone che godevano di quel piccolo paradiso sfogano la loro rabbia con biglietti scritti di getto, pieni di parole rancorose e violente, attaccati al guard-rail col nastro adesivo.  Resta solo la morte e la rabbia, in cambio di nessuna sicurezza, anzi, con la certezza che tutto è predisposto per il prossimo disastro. La Polizia Provinciale indagherà, se farà in tempo, prima della sua cancellazione a seguito della lungimirante riforma che abolirà gli attuali i corpi di polizia ambientale. Tutto questo mentre l’isola al contrario dello Stillo, che c’era una volta, sta marcendo avvelenando quel che resta di vivo del Rio Ardenza.

di Lipu Livorno