ll vero “valore” della biodiversità è economico, sociale e culturale

Perché le politiche di salvaguardia che valutano le specie in base alla loro "utilità" stanno mettendo a rischio gli uccelli comuni come corvi e fringuelli

[7 maggio 2018]

«Mettere in atto politiche mirate a proteggere la biodiversità ma che si basano solo su un “valore” di una specie chiave potrebbe inavvertitamente mettere in pericolo alcuni dei nostri animali più amati». A dimostrarlo è il nuovo  studio “Species contributions to single biodiversity values under-estimate whole community contribution to a wider range of values to society”, pubblicato su Scientific Reports  da un team di ricercatori dell’Università di Newcastle, del British Trust for Ornithology e della Sveriges lantbruksuniversitet, che mette in evidenza «le conseguenze di concentrarsi su fattori chiave specifici della conservazione come la rarità di una specie o il suo impatto finanziario – ad esempio la quantità di semi di piante infestanti (che hanno un impatto sulle colture) mangiata dagli uccelli – senza guardando al più ampio valore culturale di una specie e alla sua importanza per la società».

I ricercatori britannici e svedesi hanno classificato gli uccelli del Regno Unito in base a tre valori fondamentali: valore della priorità di conservazione (misurato sia per rarità che per declino e dimensione della popolazione), valore economico (consumatori di semi di piante infestanti) e valore culturale, misurato attraverso le citazioni di una specie nelle poesie, e hanno scoperto che ogni “valore” dava la priorità a diversi sottoinsiemi di specie e prenderne in considerazione solo qualcuno isolatamente potrebbe potenzialmente sottovalutare l’importanza di una specie.

L’autore senior dello studio, Mark Whittingham, della School of natural and environmental sciences della Newcastle University, ha spiegato che «Considerare un valore isolatamente dà un’immagine molto distorta di ciò che è importante e ciò che non lo è. Uccelli come il fringuello potrebbero consumare un gran numero di semi di piante infestanti e aiutano gli agricoltori, ma non sono rari rispetto ad altre specie che compaiono  a malapena nelle poesie. Al contrario, il corvo non è raro e non è particolarmente utile per mangiare semi di piante infestanti, ma lo abbiamo trovato spesso presente nelle poesie, il che suggerisce che è intrinsecamente legato alla società e alla cultura. La domanda è come si dà un “valore” a tutto questo».

Secondo molti scienziati è in corso quella che viene chiamata ormai la sesta estinzione di massa, quel che è certo è che, come si legge nello studio,  «stiamo perdendo habitat e specie a un ritmo devastante e gli impatti previsti su tutti gli aspetti del benessere umano sono profondi. Con circa 1,7 milioni di specie descritte sulla Terra, la conoscenza di molte di loro è relativamente limitata (ad esempio solo 85.000 sono stati valutate nella Lista Rossa Iucn delle specie minacciate). Pertanto, la prioritizzazione degli sforzi di conservazione è diventata un obiettivo chiave per i responsabili politici di tutto il mondo».

Il team britannico-svedese ha analizzato 38 specie di uccelli niidificanti nel Regno Unito e, utilizzando un database di oltre un milione di poesie che coprono un lungo arco di tempo, ha trovato l’indicatore del valore culturale di questo insieme di uccelli contando le menzioni di ogni specie. i ricercatori hanno così scoperto che «Concentrandosi singolarmente sulla rarità o sull’estensione del declino (caratteristiche comuni degli schemi di conservazione), la predazione dei semi infestanti o la poesia, solo un piccolo sottogruppo di specie era importante per ciascun valore. Tuttavia, una percentuale maggiore delle 38 specie era importante quando veniva considerato simultaneamente il contributo a tutti e tre i tipi di valori».

Le 5 specie britanniche più “apprezzate” nella poesia sono: 1 – Corvo; 2 – Colombaccio; 3 – Colombe (comprese colombelle e tortore); 4 – Passeri (inclusi il passero domestico e la passera mattugia); 5 – Rondine.

Le 5 specie più “apprezzate” per rarità: 1 – Occhione comune; 2 – Quaglia; 3 – Zigolo nero; 4 – Re di quaglie; 5 – Strillozzo

Le 5 specie più “apprezzate” per declino della popolazione: 1 – Tortora comune; 2 – Starna; 3 – Stiaccino; 4 – Storno; 5 – Chiurlo

Le 5 specie più “apprezzate” in base all’impatto economico sulla base dei dati sulla popolazione invernale: 1 – Fringuello; 2 – Starna; 3 – Allodola; 4 – Colomba; 5 – Fanello

Le 5 specie più “apprezzate” in base all’impatto economico sulla base dei dati sulla popolazione estiva: 1 – Fringuello; 2 – Passero domestico; 3 – Pernice rossa; 4 – Allodola; 5 – Colombella

Whittingham conclude: «Sebbene questo studio prenda in considerazione solo una piccola selezione dei potenziali modi in cui le singole specie possono essere valutate per scopi diversi, in base all’evidenza, più valori vengono considerati più è probabile che le specie siano importanti. La definizione delle priorità ha senso quando si hanno scarse risorse ma c’è un pericolo intrinseco lungo questo percorso distogliamo lo sguardo da quelle specie che sono per noi altrettanto preziose, ma in modi meno tangibili. Quello che abbiamo dimostrato è che più “valori” si prendono in considerazione più ci rendiamo conto che ogni specie è importante e ha un ruolo da svolgere e quindi dobbiamo tenerne conto nelle nostre politiche e strategie per la gestione delle risorse naturali e per pianificare il futuro»