Lo sfruttamento del legname del Madagascar è fuori controllo

Povertà, corruzione, cattiva governance favoriscono il saccheggio del legname prezioso

[15 febbraio 2017]

Traffic ha pubblicato il nuovo studio ““Timber Island: The Rosewood and Ebony Trade of Madagascar”, che fa parte del progetto Scapes di Usaid per la salvaguardia delle risorse del Madagascar, dal quale emerge che «Una combinazione di instabilità politica, di cattiva gestione governativa, di mancanza di controlli delle operazioni forestali e di incapacità a imporre sanzioni punitive contro trafficanti molto noti, contribuisce a quel che è effettivamente stato un controllo zero delle risorse di legnami preziosi del Madagascar tra il marzo  2010 e il marzo 2015»e

Traffic dice che in 5 anni nelle aree protette malgasce sono stati abbattuti almeno illegalmente 350.000 alberi  e sono state esportate illegalmente almeno 150 000 tonnellate di tronchi e rami verso Paesi come Cina, Malaysia e Mauritius. La mancata regolamentazione di questo vero e proprio saccheggio è aggravata  da un’estesa povertà, dalla corruzione endemica, da una scarsa capacità di individuare le specie nelle aree dove vengono prelevate e da un’ancor minore conoscenza delle risorse legnose. Tutto questo «Ha condotto all’abbattimento sfrenato, non regolamentato, delle specie di legname prezioso».

Roland Melisch, di Traffic, spiega che «Una cattiva governance e la corruzione hanno portato a una situazione anarchica, senza controllo dei prelievi di legname,  provocando una resa totale, con l’abbattimento generalizzato di bois de rose (palissandro, ndr) e di ebano nelle aree protette di tutto il Madagascar e ci vorranno degli anni perché l’ambiente possa riprendersi. Questo ultimo studio dovrebbe aiutare il governo del Madagascar a comprendere i problemi che hanno condotto a questa situazione catastrofica  situation e a iniziare il lungo processo dei attenuazione della crisi della cattiva gestione che ne è venuta fuori»

In Madagascar si trovano centinaia di specie endemiche dal legname molto prezioso come il palissandro Dalbergia e l’ebano Diospyros, molto richiesti soprattutto in Asia per farne sculture, mobili o altri oggetti. Però, secondo il rapporto, «La politica d gestione dei legnami preziosi è caratterizzata da un décalage tra le decisioni gestionali (vale a dire le dichiarazioni politiche e gli impegni internazionali) e la loro messa in opera sul territorio».

Il rapporto fa diverse raccomandazioni al governo di Antananarivo  e in particolare la ministero dell’ambiente, dell’ecologia e delle foreste e ai ministeri della giustizia e delle finanze, ma anche al Bureau d’anti-corruption indépendant (Bianco), al Service de renseignement financier (SamfinN), ai partner dell’amministrazione forestale e alle organizzazioni di ricerca. I problemi più urgenti da affrontare sono l’applicazione rigorosa della legislazione esistente, realizzare una valutazione delle risorse e la formazione di base per identificare le specie preziose.

A quanto pare è servita la forte pressione internazionale sul Madagascar perché ponga rimedio a una rapina sempre più insostenibile. Durante l’ultimo summit della Convention on international trade in endangered species of wild fauna and flora (Cites) tenutosi in Sudafrica nel settembre 2016,  il segretariato Cites ha chiesto al Madagascar di dotari di un Plan d’Action bois, a dimostrazione della mancata attuazione del controllo sugli stock di specie di legnami preziosi e di un’assenza di azione per un controllo adeguato contro i prelievi illegali. Una inefficienza che potrebbe sfociare in sanzioni commerciali contro il poverissimo Madagascar.

Ma la comunità internazionale ha anche dimostrato di voler aiutare il disastrato governo di Antananarivo: durante il vertice Cina-Africa del dicembre 2015, la Cina, principale destinazione del legname malgascio, si è impegnata ad aiutare il paese africano nei settori della fauna e della flora selvatica e ad aumentare la cooperazione per una gestione forestale sostenibile.

Recentemente il Madagascar ha aderito all’International tropical timber organization (Itto) ed ha firmato la Zanzibar Declaration sul commerci di legname e  la Law enforcement and anti-poaching strategy (Leap) della Southern African development community’s (Sadc). Trafic evidenzia che «Questi forum offrono delle opportunità al Madagascar per ricercare assistenza tecnica e finanziaria dalla comunità internazionale, per migliorare la trasparenza  e la governance nel settore forestale e del legname nazionale e sono un riconoscimento da parte del Paese del bisogno di un approccio regionale più concertato e coordinato per bloccare il bracconaggio e il commercio illegale di prodotti di specie selvatiche».

Nanie Ratsifandrihamanana, direttrice del Wwf Madagascar, è convinta che così «Il Madagascar segnala che vede la necessità di una riforma della gestione delle sue risorse di legname, ma questi accordi devono essere accompagnati da azioni concrete al più alto livello del governo».

Il 20 maggio 2016, il governo malgascio ha formalmente adottato il  Plan de Gestion de la Biodiversité (Pgb) per le specie di  Dalbergia e Diospyros,  un Pgb redatto da Traffic e che ha un programma di azione per riportare il commercio di legname sulla strada della sostenibilità.

David Newton di Traffic conclude evidenziando che la sua organizzazione «prega il Madagascar di attuare immediatamente e pienamente il Pgb e di essere pronto a sostenere ogni sforzo necessario per mettere sotto controllo il commercio illegale di legname».