Lo spiaggiamento dei capodogli nel mare del Nord è collegato alle aurore boreali?

Le grandi tempeste solari potrebbero avere avuto un ruolo nella morte di 29 capodogli all'inizio del 2016

[5 settembre 2017]

Secondo il nuovo studio “Solar storms may trigger sperm whale strandings: explanation approaches for multiple strandings in the North Sea in 2016”  pubblicato  recentemente sull’International Journal of Astrobiology da Klaus Heinrich Vanselow e  Stefan Garthe (Universität zu Kiel) e Sven Jacobsen (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt e Tromsø Geophysical Observatory), le tempeste solari che provocano le magnifiche aurore boreali  sarebbero  il disturbo geomagnetico che nel 2016 avrebbe confuso l’orientamento di diversi capodogli, portandoli in acque poco profonde e poi allo spiaggiamento su alcune spiagge del nord Europa, nel tentativo di uscire dalla trappola nella quale si erano infilati questi grandi cetacei odontoceti.

Molti ricercatori erano perplessi sulle reali cause dello spiaggiamento dei capodogli, dato che le autopsie avevano dimostrato che quasi tutti  i cetacei morti erano ben nutriti, giovani e privi di malattie.

I 29 capodogli arenati hanno sollevato l’interesse dell’opinione pubblica e per spiegare la loro morte gli scienziati hanno avanzato numerose teorie che vanno dall’avvelenamento da prodotti chimici o da ingestione plastiche fino ai cambiamenti climatici che stanno facendo migrare le prede dei capodogli nel Mare del Nord, dove i cetacei le seguono andando incontro a un triste destino.

Infatti, i capodogli di solito vivono nelle acque profonde, calde e temperate di tutto il mondo. Alcuni gruppi  vivono attorno alle Azzorre nell’Atlantico orientale e, quando hanno tra i 10 e i 15 anni, i giovani maschi migrano verso nord, attratti dalle enormi quantità di calamari che si trovano nelle acque più fredde del circolo polare artico. Matt McGrath spiega su BBC Science & Environment che «Il loro viaggio li porta a volte lungo le coste occidentali del Regno Unito e dell’Irlanda e nel mare della Norvegia. Normalmente ritornano lungo la stessa rotta. Ma in meno di un mese, all’inizio del 2016, 29 capodogli sono state trovati spiaggiati sulle coste della Germania, dei Paesi Bassi, del Regno Unito e della Francia».

Ora il team di ricercatori tedesco-norvegese dice di aver capito  quei giovani e sfortunati giganti del mare.

I capodogli si orientano utilizzando il campo geomagnetico della Terra che non è uniforme, ma è più forte in alcuni luoghi e più debole in altri, e gli scienziati credono che le specie animali imparino a leggere queste anomalie e utilizzarle per spostarsi, allo stesso modo in cui gli esseri umani leggono le mappe.

Il principale autore dello studio, Vanselow del Forschungs- und Technologiezentrum Westküste (FTZ) e i suoi due colleghi sono convinti che grandi tempeste solari possono aver distorto il campo magnetico, causando le bellissime aurore boreali ma anche lo spieggiamento e la morte dei capodogli.

Le tempeste solari emettono grandi quantità di particelle cariche e radiazioni che, quando colpiscono l’atmosfera superiore della Terra, producono spettacolari le spettacoli aurore boreali nell’Artico, ma le tempeste più potenti possono anche danneggiare i sistemi di comunicazione e i satelliti. Gli scienziati dispongono già di alcune prove che dimostrano che le tempeste solari possono disturbre l’orientamento delle api e le migrazioni degli uccelli.

Il team di  Vanselow  ha studiato i collegamenti tra gli spiaggiamenti dei capodogli e  le due grandi tempeste solari che si sono verificate alla fine di dicembre nel 2015. Eventi eccezionali che produssero  enormi aurore boreali visibili anche molto a sud, come in diverse zone della Scozia.

Analizzando specificamente la regione intorno alle isole Shetland, gli scienziati hanno scoperto che «Questi eventi solari avrebbero causato cambiamenti a breve termine nel campo magnetico fino a 460 km, nell’area tra le isole e la Norvegia». Questo avrebbe completamente disorientato i capodogli, portando li a prendere direzioni sbagliate.

Inoltre, il team tedesco-norvegese crede che i capodogli vedano un’anomalia magnetica presente al largo  dalla costa norvegese come una «catena montuosa geomagnetica», una sorta di guardrail che impedisce loro di entrare nel Mare del Nord. Le tempeste solari potrebbero aver annullato questo effetto, rendendo invisibile la catena montuosa e consentendo ai capodogli di entrare nell’infido Mare del Nord.

Vanselow ha spiegato alla BBC News che «Dove si vedono le aurore boreali, quella è la regione con le maggiori disomogeneità geomagnetiche sulla superficie terrestre. I capodogli sono animali molto grossi e nuotano nell’oceano aperto, quindi, se sono disturbati da questo effetto, possono nuotare nella giusta direzione per giorni e poi correggerlo. Ma nella zona tra la Scozia e la Norvegia, se i cetacei nuotano nella direzione sbagliata per uno o due giorni, allora è troppo tardi per tornare indietro, sono intrappolati».

Vanselow ritiene questa teoria sia sostenuta dal fatto che i capodogli si sono spiaggiati entro 6 settimane dopo le tempeste solari e ritiene che, «Poiché i giovani maschi crescono intorno alle Azzorre, un’area che vede impatti minimi dalle tempeste solari, queste creature hanno poca esperienza dei brutali e potenti eventi che colpiscono i Poli».

Quella del team di Vanselow è una teoria  molto difficile, se non impossibile, da dimostrare, ma anche secondo  altri scienziati è plausibile. Abbo Van Neer dell’università di Hannover, che ha effettuato le autopsie dei 16 capodogli che si sono spiaggiati in Germania. Ha detto a BBC News: «Sarebbe difficile dire “sì, la causa è questa”, dovremmo essere cuti nel dirlo. Ma è un’ipotesi valida ed è un potenziale motivo potenziale per lo spiaggiamento».

Anche la Nasa ha studiato il  possibili collegamenti tra tempeste solari e spiaggiamenti di cetacei in tutto il mondo e un team di ricercatori sta per  pubblicare uno studio sul collegamento tra gli spiaggiamenti a Cape Cod e  gli scienziati statunitensi hanno detto che lo studio del team di  Venselow «E’ ben fondato». Antti Pulkkinen, a capo del progetto Nasa, ha detto a BBC News «E’ un  potenziale meccanismo che può rendere  degli animali confusi, credo che sia una teoria credibile. M il loro studio lo dimostra? Non credo. Dopo aver esaminato questo problema dal punto di vista dei dati, non c’è un unico fattore che contribuisca a questo. Le cose devono essere allineate da diverse prospettive differenti, affinché questi eventi avvengano».