Lo strano caso dei Bandicoot: sono in via di estinzione ma prosperano alla periferia di Melbourne

Questi rari marsupiali hanno scoperto un nuovo ecosistema urbano adatto a loro

[2 maggio 2018]

Secondo il nuovo sorprendente studio “Don’t judge habitat on its novelty: Assessing the value of novel habitats for an endangered mammal in a peri-urban landscape” pubblicato su Biological Conservation, da Sarah Maclagan ed Euan Ritchie della Deakin University e da  Terry Coates dei Royal Botanic Gardens di Victoria  Deakin University, i bandicoot, dei marsupiali australiani in via di estinzione, sono inaspettatamente numerosi in alcune aree della periferia di Melbourne.

Il bandicoot  bruno meridionale è un marsupiale di dimensioni medio-piccole che pesa un chilo e mezzo. Sono tericoli e allevano i piccoli nel marsupio. Quando le condizioni sono buone possono riprodursi rapidamente grazie al periodo gestazionale più breve di qualsiasi mammifero; solo 12,5 giorni.

Gli scienziati del Centre for integrative ecology della Deakin hanno installato trappole per monitorare i numeri dei bandicoot bruno meridionale (Isoodon obesulus)  in alcuni terreni residenziali e agricoli tra Koo Wee Rup e Bunyip, a sud-est di Melbourne e la principale autrice dello studio, la Maclagan, spiega che «L’area era stata la più grande palude del Victoria, prima di essere prosciugata per realizzare terreni agricoli negli anni ’70 dell’Ottocento. C’è rimasta solo circa il 5% della vegetazione naturale e la maggior parte è concentrata in strette strisce lineari lungo i canali di drenaggio, le strade e le linee ferroviarie, Sono anche piene di erbacce, ma queste strisce sembrano essere un habitat molto importante per i bandicoot».

La Maclagan si è detta stupita di aver trovato una maggiore densità di bandicoot all’interno di queste piccole aree rispetto al loro habitat naturale protetto nei vicini Royal Botanic Gardens a Cranbourne e nella Quail Island Nature Conservation Reserve e aggiunge: «Abbiamo anche esaminato le condizioni fisiche degli animali” urbani e abbiamo scoperto che erano uguali a quelli catturati nelle riserve. Anche il loro tasso di riproduzione era stabile e due terzi degli animali potevano essere classificati come” residenti “dei nuovi siti, il che significa che sono stati osservati lì in più stagioni e non erano solo di passaggio. Quindi è una situazione strana in cui hai l’infestazione di strade infestate che ospitano un mammifero in via di estinzione».

La signora Maclagan ha sottolineato che un habitat come questo e quel che gli ecologisti chiamano un “nuovo ecosistema”: «Fondamentalmente significa un ecosistema che è stato così fortemente modificato dagli esseri  umani che non c’è un modo pratico per  farlo tornare a quello che era. La teoria comunemente diffusa nella mondo della conservazione è che gli ecosistemi modificati dagli esseri umani offrono un habitat di qualità inferiore per gli animali autoctoni. Ma ciò che questo studio sta dimostrando è che possono effettivamente essere utili nel supportare specie in via di estinzione come il bandicoot bruno meridionale. Questo può sembrare contro intuitivo: ad esempio predatori come le volpi e gatti rinselvatichiti sono stati in gran parte eliminati dalle riserve naturali, eppure sono abbondanti nell’area urbana, e le riserve naturali hanno anche una vegetazione autoctona molto più intatta. Ma abbiamo trovato molti nidi di bandicoot nei cespugli di more, che normalmente considereremmo come specie invasive problematiche, che offrono una buona protezione dai predatori e possono anche attirare gli insetti che i bandicoot amano mangiare. Un altro fattore potrebbe essere la nuova fonte di cibo disponibile nelle zone residenziali limitrofe: ho parlato con molti proprietari terrieri locali che hanno dei bandicoot  che vengono regolarmente a mangiare il cibo destinato agli animali domestici o agli animali da allevamento (come maiali e polli). Sono davvero dei mangiatori opportunisti».

Secondo la Maclagan, il nuovo studio dimostra che «Nuovi habitat potrebbero a volte fornire preziose opportunità di conservazione per alcune specie. Dovremmo approfittare di queste opportunità ogni volta che si presentano, e non dare per scontato che la fauna selvatica non possa cavarsela bene negli habitat alterati dagli esseri umani. Questo è particolarmente importante con l’aumento dell’urbanizzazione a livello globale, inclusa l’espansione urbana di Melbourne».

Ne è convinto anche Brandon Keim , l’atore di “The Eye of the Sandpiper: Stories From the Living World” che su Anthropocene scrive: «Questo studio.si aggiunge a un crescente corpo di ricerca sui cosiddetti nuovi ecosistemi. Formati dall’attività umana e che si trovano in aree sempre più grandi della nostra Terra antropogenicamente alterata, questi spazi contengono mix di specie e influenze fisiche senza precedenti. Alcuni ambientalisti sostengono  che i nuovi ecosistemi rappresentano repertori potenzialmente ricchi di biodiversità; altri sono sconcertati dal potenziale feticismo dell’attività umana e dall’impoverimento dei nostri ideali di natura».

Il Team della Maclagan  dice che in questo dibattito molto resta sconosciuto. Altri studi avevano già scoperto che nuovi habitat nelle città australiane ospitano popolazioni più ricche di specie minacciate rispetto agli habitat relativamente intatti. Tuttavia, è  anche possibile che funzionino come trappole ecologiche, attirando gli animali ma risultando inadatti al loro successo a lungo termine.

Per questo i ricercatori australiani scrivono che «Per valutare veramente il potenziale di nuovi habitat di supportare le specie minacciate, gli studi devono andare oltre la semplice documentazione della presenza di specie».

Inoltre i risultati dello studio non significano che bandicoot bruni meridionali siano salvi: le minacce restano e le aree al bordo delle strade cittadine sono piccole e isolate i e isolati e possono portare a colli di bottiglia genetici per le popolazioni urbane di marsupiali. Anche i tentativi di tenere sotto controllo la vegetazione e il i predatori alieni potrebbero ritorcersi contro i bandicoot: ad esempio, i rovi sembrano fornire cibo e riparo a questi marsupiali, ma se avessero successo le eradicazioni di conigli, un altro mammifero invasivo non autoctono, le volpi potrebbero spostare la loro attenzione predatoria sui bandicoot. Anche l’inquinamento e lo sviluppo urbano sono una minaccia sempre presente per il nuovo habitat del bandicoot.

Ma fortunatamente il mondo e la rete del vivente che la sostiene sono complicati e resilienti e in alcuni casi, invece di trasformarsi in  trappole ecologiche, alcuni nuovi ecosistemi potrebbero rappresentare un nuovo territorio importante per la conservazione delle specie in pericolo.