Lo Yeti è un orso asiatico, anzi tre

Il DNA rivela il mistero dell’abominevole uomo delle nevi e fa luce sull’evoluzione degli orsi

[29 novembre 2017]

La mitologia nepalese e tibetana ha regalato all’Occidente il mistero dello Yeti o Abominevole uomo delle nevi, una misteriosa creatura simile a una grande scimmia che si dice viva tra le altissime montagne dell’Asia. Gli avvistamenti dello Yeti durano da secoli, sono state trovate le sue impronte e i suoi peli e le sue storie vengono tramandate di generazione in generazione.

Ora, il nuovo studio  “Evolutionary history of enigmatic bears in the Tibetan Plateau–Himalaya region and the identity of the yeti”, pubblicato su   Proceedings of the Royal Society B da un team di ricercatori statunitensi, francesi, norvegesi, pakistani , di Singapore e del programma Snow Leopard Trust Pakistan, sembra aver risolto il mistero grazie all’analisi del DNA di presunti campioni di Yeti provenienti da musei e collezioni private.

Il gteam di ricerca internazionale ha analizzato 9 campioni di “Yeti”, compresi denti, ossa, pelle, peli e campioni di feci raccolti sull’Himalaya e sull’altopiano tibetano. Tra questi uno si è rivelato provenire da un cane, gli altri 8 provenivano da orsi neri asiatici, orsi bruni himalayani o orsi bruni tibetani.

Una delle autrici dello studio, Charlotte Lindqvist,  del Dipartimento di scienze biologiche dell’università di  Buffalo  e che insegna anche alla Nanyang Technological University di Singapore, spiega che «Le nostre scoperte suggeriscono fortemente che le basi biologiche della leggenda dello Yeti possono essere trovate negli orsi locali e il nostro studio dimostra che la genetica dovrebbe essere in grado di svelare altri misteri simili»

Il team guidato dalla Lindqvist e da Tianying Lan, anche lei dell’università di Buffalo, non è il primo a ricercare il DNA dello “Yeti”, ma i progetti del passato avevano condotto analisi genetiche più semplici, che avevano lasciato irrisolte domande importanti e i ricercatori sottolineano su Proceedings of the Royal Society B: «Questo studio rappresenta l’analisi più rigorosa fino ad oggi di campioni sospettati di derivare da creature “ominidi” anomale o mitiche».

La Lindqvist sostiene che «La scienza può essere uno strumento utile per esplorare le radici dei miti su creature grandi e misteriose» e ricorda che «In Africa la lunga tradizione occidentale di un “unicorno africano” è stata spiegata all’inizio del XX secolo da ricercatori britannici, che hanno trovato e descritto gli okapi in carne e ossa, un parente di giraffa che sembra un mix tra quell’animale e una zebra e un cavallo. E in Australia – dove persone e animali di grandi dimensioni possono aver convissuto migliaia di anni fa – alcuni studiosi hanno ipotizzato che i riferimenti a enormi creature animalesche nella mitologia aborigena australiana del “Dreamtime” possano aver attinto ad  antichi incontri con la vera megafauna o con i loro resti, noti oggi grazie ai reperti fossili australiani».

Ma mentre questi collegamenti restano incerti, i risultati dello studio del team internazionale sullo “Yeti” – come la scoperta degli okapi – sono certi: «Chiaramente, una grande parte della leggenda degli Yeti ha a che fare con gli orsi», dice la Lindqvist.

Il team di ricerca ha esaminato un frammento di pelle dalla mano o di una zampa di uno “Yeti”  che fanno parte di una reliquia monastica e un frammento di osso del femore di uno “Yeti” in decomposizione trovato in una grotta sull’altopiano tibetano. L’esemplare di pelle è risultato appartenere a un orso nero asiatico e l’osso a un orso bruno tibetano.

Oltre a tracciare le origini della leggenda degli Yeti, il lavoro della Lindqvist sta fornendo nuove informazioni sulla storia evolutiva degli orsi asiatici: «Gli orsi in questa regione sono vulnerabili o in pericolo critico dal punto di vista della conservazione, ma non si sa molto sulla loro storia passata – dice la scienziata – Gli orsi bruni himalayani, per esempio, sono fortemente in pericolo. Chiarire la struttura e la diversità genetica della loro popolazione può aiutare a stimare le dimensioni della popolazione e le realizzazione di strategie di gestione». Gli scienziati hanno sequenziato il DNA mitocondriale di 23 orsi asiatici (incluso i presunti “Yeti”) e hanno confrontato questi dati genetici con quelli di altri orsi di tutto il mondo. Questa analisi hanno dimostrato che «mentre gli orsi bruni tibetani condividono un’ascendenza comune molto vicina con i loro parenti nordamericani ed euroasiatici, gli orsi bruni himalayani appartengono a un lignaggio evolutivo distinto che si è differenziato presto da tutti gli altri orsi bruni. Secondo gli scienziati questa scissione è avvenuta circa 650.000 anni fa, durante un periodo di glaciazione. E l’espansione dei ghiacciai e la geografia montuosa della regione potrebbero aver causato la separazione degli orsi himalayani dagli altri, portando a un prolungato periodo di isolamento e a un percorso evolutivo indipendente.

La Lindqvist.è convinta che «Ulteriori ricerche genetiche su questi animali rari e sfuggenti possono aiutare a far luce sulla storia ambientale della regione, oltre alla storia evolutiva in tutto il mondo, e ulteriori campioni di “Yeti “potrebbero contribuire a questo lavoro».