L’oasi toscana dove si moltiplicano le albicocche antiche [FOTOGALLERY]

Oggi sono circa cento le selezioni di albicocche allo studio, mentre una trentina sono già state selezionate

[22 aprile 2014]

L’albicocca è un frutto che raccoglie nella polpa il sapore dell’estate, ma una non vale l’altra. Lo sanno bene all’università di Pisa, dove da oltre quarant’anni i ricercatori lavorano per selezionare questo frutto cercando anche di recuperare le varietà più “antiche” e autoctone.

Nel tempo le albicocche si sono così moltiplicate; ma i miracoli non c’entrano, anche se è appena passata la Pasqua. Oggi sono circa cento le selezioni di albicocche allo studio, mentre una trentina sono già state selezionate e “battezzate” dai ricercatori sulla scia del lavoro avviato in passato dal professore Rolando Guerriero dell’università di Pisa. La capostipite si può considerare la ‘Pisana’, un genotipo classificato ormai come autoctono che si caratterizza per il frutto molto colorato, con la buccia rosso-arancio ricca di antiossidanti naturali, da cui sono nate, attraverso incroci con albicocchi europei ed extraeuropei, alcune varietà più recenti come ad esempio la “Claudia”, la “Bona” o “l’Ammiraglia”. «Uno dei nostri obiettivi è di recuperare il valore nutritivo e organolettico, quindi il sapore, delle varietà più “antiche” senza dimenticare però di migliorare i frutti dal punto di vista dell’aspetto esteriore, che è uno degli elementi fondamentali alla  base della scelta dei consumatori», spiega Rossano Massai del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’università di Pisa che prosegue il lavoro di miglioramento genetico dell’albicocco in collaborazione con Raffaella Viti e Calogero Iacona.

Le metodologie di miglioramento genetico che applicano i ricercatori dell’Ateneo pisano sono del tutto naturali, nel senso che sono riconducibili a quello che normalmente avviene in natura attraverso la fecondazione incrociata, solo che in questo caso per indurre un miglioramento delle caratteristiche degli ibridi sono usate ad esempio tecniche di impollinazione controllata tra varietà con specifici tratti genetici.

Questo paradiso dell’albicocca è racchiuso in un fazzoletto di terra di appena sei ettari e mezzo, a Venturina, in provincia di Livorno: un altro esempio di collaborazione fruttuosa (è il caso di dirlo) tra due campanili tradizionalmente distanti. E intanto nel podere di Pantalla fra poco inizierà la raccolta: tra giugno e luglio, nelle annate migliori, si può arrivare a circa 100 quintali di albicocche. Da qualche anno, secondo una logica di filiera corta e di recupero degli aromi tipici, una piccola parte della produzione diventa dell’ottimo gelato artigianale venduto a Pisa: un gusto diverso a secondo delle varietà che si raccolgono lungo tutta l’estate.

«Questo genere di studi – conclude Rossano Massai – richiede però tempi molto lunghi: per valutare una generazione di centinaia di piante ottenute da seme ci vogliono almeno 15 anni dal momento in cui si effettua un incrocio e questo è un problema dato che ormai i finanziamenti sono concessi per periodi molto brevi, emarginando di fatto questo settore a tutto vantaggio degli altri paesi europei e non solo. Basti pensare che l’ultimo finanziamento del ministero delle Politiche Agricole e Forestali utile per questo genere di ricerche risale ormai al 2004».

In alto a destra le foto delle seguenti albicocche selezionate: 

Foto 1 Pisana L’eccellente varietà ‘Pisana’ originata dell’autofecondazione dell’antica ‘Precoce di Toscana’. E’ la capostipite di una lunga serie di nuove varietà dalle caratteristiche aromatiche e gustative molto apprezzate.

Foto 2 Claudia: Due vecchie e rinomate varietà campane (‘Portici’ e ‘Vitillo’) hanno originato una bella varietà precoce con frutti di ottimo sapore.

Foto 3 Maharani: Una varietà con frutti di elevata pezzatura, polpa soda e di bell’aspetto, a lenta maturazione dopo la raccolta derivata da incrocio di ‘Rival’ e ‘Antonio Errani’, genitore di eccellente sapore.

Foto 4 Sillari: Dal caldo  e dal sole della Maremma nasce una varietà di ottimo sapore con elevato contenuto zuccherino derivata dall’incrocio di ‘Boccuccia Spinosa’ e ‘Harcot’, una napoletana molto aromatica e una canadese di bell’aspetto e colore.

Foto 5 Gheriana: Dedicata a Carlo Gheri, appassionato ed esperto collaboratore che ha dedicato il suo pluridecennale lavoro al miglioramento genetico dell’albicocco, questo ibrido di ‘Portici’ e ‘Harcot’ presenta frutti di grossa pezzatura, elevato contenuto zuccherino e profumo di moscato.

Foto 6 Piera: Figlia di un’altra ottima varietà vesuviana, la ‘Fracasso’, incrociata con una esotica ‘Veecot’. Varietà a maturazione tardiva dotata di ottime caratteristiche organolettiche del frutto.

Foto 7 Sel. DiSAAA-a 11V 26-1: Una rappresentante delle ultime generazioni di incrocio derivata dalla francese ‘Fantasme’ con la vecchia varietà ‘Pisana’. Bellissimi frutti di ottimo sapore, con polpa consistente a maturazione medio-tardiva.

Foto 8 Sel. DiSAAA-a 11V 26-2: Recente ibrido della ‘Boccuccia Spinosa’, dall’aroma inconfondibile e dal sapore antico, incrociata con la bellissima cultivar canadese ‘Harcot’.

Foto 9 Sel. DiSAAA-a 10V 90-1: Non solo bellezza e sapore per questo ibrido di ‘Fantasme’ e ‘Pisana’ ma anche una produttività eccezionale.

Foto 10 Sel. DiSAAA-a 8V 36-3: Ibrido di ‘Orange Red’, bellissima ma adatta ai climi settentrionali,  con la tradizionale ‘Pisana’. Bellissima e di ottimo sapore con esteso sovracolore dell’epidermide.