L’Orangutan di Tapanuli, la grande scimmia più rara del mondo, è vicino all’estinzione

Una diga, le strade e le linee elettriche rischiano di diventare l'Armageddon ecologico per uno dei nostri parenti viventi più stretti scoperto solo nel 2017

[7 maggio 2018]

Nello studio “Newly Discovered Orangutan Species Requires Urgent Habitat Protection” pubblicato su  Current Biology  un team di ricercatori australiani e indonesiani avverte che l’Orangutan di Tapanuli (Pongo tapanuliensis), la nuova specie di grande scimmia antropomorfa “scoperta” nel 2017 nel nord di Sumatra, in Indonesia, e uno degli animali più rari del pianeta, «potrebbe perdere la sua battaglia per la sopravvivenza, a meno che non vengano prese misure decisive per salvalo».

Il leader del tram di ricerca, l’australiano William Laurance del Centre for tropical environmental and sustainability science e del College of science and engineering della James Cook University, sottolinea: «In quarant’anni di ricerche, penso di non aver mai visto nulla di così drammatico» e uno degli autori dello studio, Jatna Supriatna, del Research cnter for Climate change e del Dipartimento di biologia dell’università dell’Indonesia, aggiunge: «Questa è solo la settima specie di grandi scimmie mai scoperta e potrebbe estinguersi sotto i nostri occhi».

Il principale autore dello studio, Sean Sloan, anche lui della James Cook University, evidenzia che «Sopèravvivono meno di 800 di queste grandi scimmie e sono sotto l’attacco di megaprogetti, deforestazione, costruzione di strade e bracconaggio. L’intero habitat che rimane loro è incredibilmente piccolo, meno di un decimo delle dimensioni di Sydney».

Nel novembre 2017, un team di ricercatori gruppo diverso di ricercatori aveva concluso che gli orangutan  che vivono nella regione di Batang Toru dovevano essere considerati una nuova specie, separata per comportamento e caratteristiche morfologiche dai suoi cugini che vivono nelle foreste pluviali del Borneo (Pongo pygmaeus ) e in altre aree di Sumatra (Pongo abelii).

Nello stesso periodo, nell’ambito di Global Road Map, un lavoro più ampio per mappare sia i progetti infrastrutturali che gli obiettivi per la conservazione delle specie in tutto il sud-est asiatico,  Laurance e i suoi colleghi avevano creato mappe dettagliate della rete stradale nel nord di Sumatra, comprese quelle che attraversano le foreste di Batang Toru e avevano deciso di utilizzare  quei dati per studiare l’impatto che potrebbero avere sull’orango del Tapanuli le infrastrutture esistenti e future. Secondo gli autori dello studio, per gli Orangutan di Tapanuli la minaccia più imminente è la costruzione di una  mega-diga da 1,6 miliardi di dollari e da 510 Megawatt – il progetto Batang Toru – che sta costruendo una compagnia statale cinese, la Sinohydro, e che è finanziata dalla Bank of China e da altri finanzieri cinesi. Supriatna ha detto che «Se andrà avanti, la diga invaderà parti cruciali dell’habitat della scimmia, mentre taglierà il suo habitat rimanente con nuove strade e linee elettriche».

E questo è un bel problema, visto che il team astraliano-indonesiano ha scoperto che la grande scimmia più rara del mondo praticamente sopravvive solo in aree prive di strade, che faciliterebbero anche l’abbattimento illegale di alberi e il bracconaggio. Inoltre, la diga cinese e le sue infrastrutture rappresentano una seria minaccia per la sopravvivenza anche di altri animali rarissimi, come la tigre di Sumatra (Panthera tigris sumatrae).

Le foreste dove vivono gli ultimi orangutan del Tapanuli sono divise in “blocchi” orientali e occidentali che, insieme alla riserva di Lubuk Raya, ospitano tre popolazioni isolate di Pongo tapanuliensis che insieme rappresentano il 95% degli esemplari. il restante 5% circa vive nella riserva Dolok Sibual Buali, collegata al blocco occidentale da un frammento di foresta largo a solo 700 metri. Questo corridoio vitale, così come una parte considerevole del blocco orientale dell’habitat degli oranghi, è stato suddiviso in  concessioni per la palma da olio e altri tipi di agricoltura, mettendo in pericolo il 14% dell’habitat totale della specie. I ricercatori fanno notare che dividere le popolazioni di orangutan in frammenti di foreste sempre più piccoli aumenterà le probabilità che sorgano problemi come la consanguineità e accelererà l’estinzione della specie.

Per la coordinatrice del Tapanuli Programme del Sumatran Orangutan Conservation Programme (Socp), Gabriella Fredriksson, «Prima di tutto, dobbiamo garantire che le popolazioni orientali e occidentali di Batang Toru rimangano completamente protette, cioè zero perdite di habitat e zero uccisioni. Dobbiamo anche garantire che il blocco orientale e occidentale rimangano collegati. Una volta che le popolazioni di Batang Toru saranno state salvate e al sicuro, potrà essere presa in considerazione la reintroduzione della specie nella suo areale storico».

Nell’immediato Laurance è preoccupato soprattutto per la diga: «E’ proprio nell’habitat principale« e il suo team ritiene che il progetto cambierebbe drasticamente 96 Km2, circa l’8% dell’areale dell’Orangutan di Tapanuli. Al contrario, ripristinare la foresta nel sito proposto della diga creerebbe alcuni corridoi che potrebbero ricollegare le popolazioni orientali e occidentali di oranghi, aumentando le possibilità di sopravvivenza della specie. Ma nonostante l’allarme lanciato dagli scienziati il progetto idroelettrico continua ad andare avanti, anche se Laurance ha detto di aver ricevuto conferma che «la Banca Mondiale ha deciso di non contribuire al finanziamento del progetto, probabilmente a causa del potenziale danno ambientale».

Uno dei ricercatori che hanno scoperto gli Orangutan di Tapanuli, Serge Wich, un primatologo della Liverpool John Moores University, fa notare che «Sono solo circa 510 megawatt. Non è tanto. Per ottenere quell’energia ci sono alternative. C’è così poco tempo per proteggere questa specie, Per noi, il valore principale di questo studio  è che possiamo utilizzarlo per indicare ulteriormente quali sono le principali minacce e che ci sono ancora parti del loro habitat che devono essere protette».

Moores ha esortato Sinohydro e il governo indonesiano ad avviare una «discussione sensata» per produrre l’energia di cui ha bisogno quest’area del nord di Sumatra con energie alternative: La denuncia dei ricercatori  è sostenuta da un gruppo sempre più ampio di scienziati e associazioni ambientaliste, come il Socp e la Sumatran Orangutan Society, che stanno facendo una campagna per fermare e cambiare il progetto Batang Toru. Ma il ricercatore britannico ha detto che se non ci riusciranno, «La diga sarebbe l’inizio della fine di questa specie». Moores  è convinto che gli Orangutan di Tapanuli potranno essere salvati solo con quella che ha chiamato «conservazione estrema» e che è stata utilizzata per impedire l’estinzione dei gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) attraverso la loro sorveglianza quasi ininterrotta da parte di ranger armati. «Personalmente, penso che sarebbe un’enorme tragedia se perdessimo una specie per 510 megawatt – ha aggiunto – Mi sembra assurdo, ma sembra sia dove ci stiamo dirigendo se governo e la compagnia non sono disposti a cambiare strada»

Il team di ricerca australiano-indonesiano è d’accordo e nello studio pubblicato su  Current Biology sostiene che il governo indonesiano dovrebbe proteggere senza esitazione ogni frammento di quel che resta dell’habitat della grande scimmia più rara del mondo.

Laurance conclude: « In realtà, non ci vorrà una grossa spinta per portare a qualcosa di simile all’estinzione, E’ assolutamente ora di mettere uno stop. Questo è un test critico per la Cina e l’Indonesia. Dicono che vogliono uno sviluppo sostenibile, ma parlano solo di economia. Senza un’azione urgente, questo potrebbe essere l’Armageddon ecologico per uno dei nostri parenti viventi più stretti».