Manca una dimensione sociale e comunitaria nella strategia di conservazione dell'orso bruno marsicano

Se l’orso Mario entra in casa la notte

Gli ambientalisti: Regione e Governo non lascino solo il Parco nazionale

[31 luglio 2017]

A Villavallelonga, in Abruzzo,  la notte del 29 luglio un orso bruno marsicano confidente che viene chiamato “Mario” «verso le ore 2.00 è entrato ed è rimasto intrappolato dentro un’abitazione di Villavallelonga, mentre la famiglia, composta da una coppia con due bambini dormiva. L’orso da novembre 2016 frequenta i pollai che si trovano all’interno di alcuni centri abitati della Marsica. Infatti, mentre si aggirava tra le strade del paese è finito in un vicolo cieco. è entrato in una casa dove dormiva una famiglia composta da 4 persone e non è più riuscito ad uscire. Nel cercare una via di fuga, l’orso ha scavalcato un muretto e si è trovato in uno spazio chiuso dal quale non è riuscito ad uscire, se non attraverso la finestra della cantina dell’abitazione. Dalla cantina, sempre cercando una via di fuga, l’orso si è trovato all’interno dell’abitazione facendo scattare l’allarme e svegliando i proprietari. Il personale del Parco che lo segue da diversi mesi, e di turno sul posto, è intervenuto prontamente, aiutando la famiglia ad uscire e cercando di aprire una via di fuga all’orso. Contestualmente sono stati allertati il veterinario del Parco e i Carabinieri Forestali, per tenere sotto controllo la situazione e predisporre la cattura dell’animale, vista la complessità del momento e l’impossibilità di farlo uscire spontaneamente. Con l’intervento del veterinario l’animale è stato sedato e rilasciato in montagna, lontano dal paese. Il monitoraggio dell’orso, nei prossimi giorni sarà ancora più serrato e continuativo, pur nella consapevolezza, che non basta a garantire che l’orso non frequenti i centri abitati. Purtroppo, la presenza elevata di fonti alimentari, facilmente accessibili, costituisce una forte attrattiva per l’orso che vi si è abituato».

Il Wwf sottolinea che si tratta di un episodio eccezionale e finito bene e «Apprezza le modalità con cui l’emergenza è stata gestita, in cui l’intervento dei tecnici e delle guardie del Parco ha consentito che si riuscisse a salvaguardare sia l’incolumità delle persone che dell’animale, nonostante si sia dovuta affrontare in piena notte una situazione veramente anomala che non ha precedenti».

Giuseppe Di Marco presidente di Legambiente Abruzzo e di Antonio Nicoletti responsabile aree protette  e biodiversità di Legambiente, sottolineano: «Siamo preoccupati di quanto accaduto a Villavallelonga, trovare un orso in casa non deve essere una bella esperienza e si deve al caso se non ci sono state gravi conseguenze per la famiglia coinvolta, a cui va la nostra vicinanza, e per l’orso Mario che è stato efficacemente allontanato e rimesso in natura dai tecnici e dagli operatori del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Episodi come questi, con giusto equilibrio, non possono essere sottovalutati perché è forte il rischio che altri orsi confidenti possano creare situazioni simili e non sempre il finale può essere positivo. Ricordiamo, per primi a noi stessi, che appena due anni fa l’orso Biagio è stato ucciso a Pettorano sul Gizio da un abitante del luogo che non ha valutato con la stessa freddezza e consapevolezza del padre di famiglia di Villavallelonga i rischi che correva lui e l’animale. Ma l’incolumità delle persone e la tutela di un orso non possono essere il frutto del caso o della buona stella, occorre fare di più e affrontare con decisione i nodi ancora irrisolti di una strategia di conservazione dell’orso bruno marsicano che ha ancora troppe tessere fuori posto».

Il  Presidente del Parco, Antonio Carrara, ha detto: «Siamo molto vicini alla famiglia che è stata vittima di una situazione incresciosa che nessuno vorrebbe vivere. Lavoriamo quotidianamente per favorire la convivenza tra uomini e orsi, ma quello che è accaduto questa notte è difficile da accettare, per cui ho contattato immediatamente il Ministero dell’Ambiente che ha convocato una riunione urgente per lunedì mattina, nel corso della quale sarà affrontato il problema della gestione di un orso confidente che opera, da mesi, prevalentemente nella zona di protezione esterna e fuori dal Parco per trovare una soluzione, sia nell’interesse della conservazione dell’orso, sia della tranquillità delle persone. L’evento di questa notte ripropone la necessità, per la conservazione dell’orso, di mettere in campo azioni che coinvolgano tutte le Amministrazioni che operano sul territorio, evitando di lasciare solo al Parco la soluzione di problemi che implicano altre competenze e altre responsabilità».

Il Wwf evidenzia che «La salvaguardia di una specie così importante in un’area fortemente antropizzata pone continuamente di fronte a delle sfide impegnative, che vanno affrontate con rigore e metodo scientifico, senza farsi condizionare dalla pur comprensibile emotività del momento.È ora quindi necessario attivare un protocollo di gestione dell’animale da parte degli enti competenti che garantisca la fondamentale sicurezza dei cittadini, ma che al tempo stesso metta in campo tutti gli sforzi possibili per salvaguardare uno dei pochi esemplari di orso marsicano ancora in vita, di cui rimangono appena 50 individui, per evitarne l’estinzione.
C’è quindi bisogno dell’impegno e della collaborazione reale di tutti nei confronti dell’Ente Parco, in modo che sia messo nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro».

Per Nicoletti e Di Marco «Si possono scrivere e decidere buone strategie di conservazione, e il Piano d’azione per la tutela dell’orso bruno marsicano (Patom) contiene indicazioni e strumenti importanti per la tutela dell’orso, ma se tutti gli interpreti e gli attori istituzionali non recitano la loro parte tutto diventa inefficace. Abbiamo denunciato da tempo l’assenza ed i vuoti creati dalla Regione Abruzzo in questa strategia, una istituzione fondamentale al pari del Ministero ‘Ambiente e delle regioni Lazio e Molise anch’esse interessate  al Patom. La Regione Abruzzo ha sostanzialmente delegato alle sue aree protette regionali e nazionali la gestione dell’orso, senza fornire a queste gli strumenti necessari per operare bene. A partire dalla non gestione della caccia nelle zone del Patom  esterne alle aree protette, alla mancata definizione delle aree contigue ai parchi e alle riserve, ai ritardi nell’approvazione dei piani dei parchi e di gestione dei siti della rete natura 2000, per non parlare della indisponibilità di risorse tecniche ed economiche per l’orso. L’unica cosa che ha saputo fare in questi anni la politica regionale abruzzese è stato tagliate le risorse e il personale dedicato alla conservazione della natura, avanzare proposte di riduzione dei perimetri dei parchi, fare proposte di legge sbagliate e in contraddizione con normative nazionali e comunitarie. Un fallimento nelle politiche di tutela della natura che mete a repentaglio la conservazione dell’orso, specie simbolo dell’Abruzzo e dell’Appennino centrale».

I due esponenti del Cigno Verde aggiungono: «Chiediamo alla regione Abruzzo  di dimostrare un minimo di responsabilità in questo settore, sia il presidente della Regione ad assumersi direttamente la responsabilità  della tutela dell’orso che non è più una competenza settoriale per cui serve una regia politica vera che fino a oggi è mancata. Chiediamo inoltre che venga affrontata con decisone la dimensione sociale e comunitaria della conservazione dell’orso, coinvolgendo in un  processo partecipato le comunità locali nelle azioni di gestione dell’orso. Siamo consapevoli che occorre ridurre le fonti urbane di alimentazione dell’orso, e per primo i pollai, ma non si può pensare che un’azione di eliminazione di queste strutture sebbene abusive  non passi attraverso una condivisione con i sindaci ed i cittadini, ai quali possono essere anche proposte soluzioni alternative e innovative. Lo stesso lavoro  tocca farlo con gli agricoltori della piana del Fucino che lasciano resti di lavorazione delle carote incustodite che diventano fonti di alimentazione incontrollata per l’orso. Questi cambiamenti di abitudini necessari, per cittadini e agricoltori, non si ottengono perché  è scritto nel Patom ma si possono raggiungere se si mettono in campo azioni e si sperimentano metodi non ancora sperimentati. Se non si interviene su questi punti, il grande lavoro tecnico scientifico messo in atto dai parchi e dalle aree protette abruzzesi rischia di essere inutile a salvare l’orso dall’estinzione. Se il presidente della Regione D’Alfonso vive ancora nella sua terra, e non solo sui social, batta un colpo prima che sia troppo tardi».

L’Associazione Salviamo l’Orso teme che «Molti sicuramente ricameranno sull’accaduto, sta già avvenendo e con toni che non ci piacciono, ma resta il fatto che episodi del genere non devono assolutamente accadere perché non si deve rischiare l’incolumità delle persone, prima di tutto, e perché inevitabilmente la sorte di un orso come questo di Villavallelonga è segnata: prima o poi prenderà una fucilata o verrà posto in un recinto per il resto della sua vita. Credo che nessuno possa accusare Salviamo l’Orso di non essersi battuto abbastanza per la causa della conservazione di questo animale speciale e straordinario del nostro Abruzzo. Proprio a Villavallelonga lo scorso anno abbiamo litigato con mezzo paese per la vicenda della Strada dei Prati d’Angro, ma episodi come quello di due giorni fa non possono essere liquidati con battutine tipo “meglio l’orso che i ladri in casa” o “andatevene a vivere in città..”».

Anche secondo Salviamo l’Orso, «Dobbiamo lavorare tutti, parco, comuni, associazioni, cittadini per far sì che gli orsi in paese non scendano con la frequenza con cui questo succede recentemente ed in alcune particolari località dove essi trovano risorse e cibo a loro disposizione. Le istituzioni preposte devono aiutare i Comuni ed i cittadini ad eliminare le cause  di quel che avviene. Come sempre non si risolvono i problemi con le chiacchiere o le contrapposizioni tipo l’orso è buono e l’uomo cattivo o viceversa, come abbiamo letto in alcuni commenti. L’orso non è né buono né cattivo, è un orso e come tutti gli animali si muove e si comporta spinto dai suoi istinti, se trova cibo facile a Villa continuerà a tornarci, e d’altra parte chi a Villa ci vive ha diritto a non doverselo trovare nell’orto o peggio in casa… e nessuno dimentichi che i nostri orsi sono i più docili e i meno aggressivi del mondo, il che rende il lavoro che va fatto un poco più semplice».