Come trasformare gli investimenti in R&S in una scusa per spostare il problema al futuro

L’ultima farsa degli eco-scettici per rimandare l’azione climatica

Bjørn Lomborg resuscita le teorie neoconservatrici sulla “inaffidabilità” di solare ed eolico

[26 novembre 2013]

Bjørn Lomborg, il guru degli eco-scettici, ha un piano per aiutare i piccoli stati insulari come Kiribati o paesi come il Bangladesh minacciati, dall’innalzamento dei mari e dalle mareggiate: più o meno, dice che bisogna rinviare l’azione contro il global warming, investire in ricerca e sviluppo (R&S)  e magari intanto realizzare isole galleggianti dove trasferire chi vive negli arcipelaghi e sulle coste che finiscono sott’acqua.

Lomborg in un’intervista a Usa Today ha sostento che 1) esiste una contraddizione tra gli sforzi per combattere la povertà e gli sforzi per combattere il clima 2) il modo migliore per combattere il cambiamento climatico è quello di lasciare che le emissioni continuino ad aumentare, mentre si spostano centinaia di miliardi di dollari di investimenti pubblici nella R&S.

Il problema è, come fa notare Joe Romm su ThinkProgress, che entrambe queste convinzioni sono sbagliate: quando i cambiamenti climatici costringeranno milioni di persone a fuggire dal mare che aumenta e dall’aumento di temperatura che riduce in polvere i loro campi, chi offrirà di più, i ricchi o i poveri? Quando le emissioni di CO2 raggiungeranno un livello che renderà quasi impossibile sfamare 9 miliardi di persone dopo il 2050, che subirà di più la malnutrizione, i ricchi o i poveri?

Il rapporto “Historical Warnings of Future Food Insecurity with Unprecedented Seasonal Heat” pubblicato da Science già nel 2009 rivelava che a causa degli effetti di aumento della temperatura sulla sicurezza alimentare «metà della popolazione mondiale potrebbe affrontare una  crisi alimentare indotta dal clima entro il 2100». Quale metà della popolazione andrà in crisi? La  più ricca o la più povera?

Su Usa Today Lomborg è arrivato ad affermare che «la recente tempesta nelle Filippine non è stata una conseguenza del global warming, ma della povertà». Usa Today fa ormai da tempo da megafono alle strampalate teorie di Lomborg e degli eco-scettici, cosa che ha costretto ad andarsene da quel giornale Dan Vergano, uno dei migliori giornalisti ambientali statunitensi.

Lomborg non nega cha alti livelli di CO2 nell’atmosfera inneschino un  cambiamento climatico, ma dice che l’attuale livello di emissioni in realtà non sta cambiando il clima o aumentando i livelli degli oceani o qualsiasi cosa che potrebbe rendere gli eventi meteorologici estremi sempre più devastanti quanto più ignoriamo il problema. Lomborg tralascia però che scienziati molto più preparati di lui come Dana Nuccitelli e John Abraham hanno spiegato al Guardian che il super-tifone  Haiyan/Yolanda che ha devastato le Filippine fa parte di quegli «uragani più forti che sono sempre più forti, alimentatati dagli oceani più caldi, causati dal cambiamento climatico».

Ma la cosa più bizzarra è che Lomborg in un pezzo scritto per il canadese National Post scrive che dovremmo smetterla di sostenere la diffusione delle attuali energie rinnovabili e spostare quei soldi negli investimenti per la ricerca e lo sviluppo di nuove fonti di energia: «l’economia dimostra che la soluzione più intelligente a lungo termine è quella di concentrarsi sull’innovazione dell’energia verde attraverso la R&S, piuttosto che limitarsi a sovvenzionarne il suo utilizzo. Tale innovazione dovrebbe spingere verso il basso i costi per le future generazioni di eolico, solare e di altre possibilità sorprendenti».

Secondo Romm la “strategia” di rinvio di Lomborg «non si limita a riflettere una completa mancanza di comprensione della tecnologia e dei mercati dell’energia. La sua “strategia” potrebbe strangolare nella culla la transizione verso le energie rinnovabili». Lomborg e i suoi epigoni fanno finta di non sapere che grazie alle politiche di incentivazione in un quarto di secolo il costo dei pannelli fotovoltaici è sceso del 99% e che il fotovoltaico è ormai in grado di competere con l’energia elettrica tradizionale in molti Paesi del mondo. In realtà la strategia R&S di Lomborg è la stessa dello stratega repubblicano Frank Luntz e poi abbracciata dall’ex presidente George W. Bush come un modo per far vedere che i neoconservatori si preoccupano del cambiamento climatico, pur continuando a non fare nulla di serio. Come disse Bush in un famoso discorso: «Tecnologia, tecnologia, bla, bla, bla». E’ quanto ripropone oggi Lomborg per inerzia, e che viene ristampato e ripubblicato su internet dai negazionisti climatici.

L’ex amministratore delegato di Carbon War Room, Jigar Shah, il fondatore della pionieristica impresa SunEdison, già nel 2011 spiegò a ThinkProgress perché le idee di gente come Lomborg sulle odierne tecnologie per l’energia rinnovabile sono sbagliate: «Dipende dalla persona… ma spesso sono solo troppo ignoranti per conoscerle meglio. Per alcune persone, la tecnologia è il loro punto debole. Hanno altre competenze. E così quando qualcuno dice loro, “La tecnologia non è pronta”, abboccano subito a quelle parole… amo, lenza e piombo, e poi decidono che questo sarà uno dei loro punti di forza per metterle in discussione. Con queste persone è solo triste che non leggano di più».

Ma non ci sono solo gli ingenui, a pensarci bene la teoria di Lomborg e dei neoconservatori è diabolica: «Questo è di gran lunga il modo più interessante per sventare il progresso delle nuove tecnologie», sottolinea Romm. Perché, se le tecnologie rinnovabili non sono pronte, bisognerà continuare ad affidarsi alle grandi multinazionali petrolifere per risolvere i nostri bisogni energetici. Oppure ci sono altri che dicono: saremmo grandi sostenitori dell’eolico e del solare e se solo i loro costi scendessero del 20%, se ci fossero  state grandi innovazioni tecnologiche ne saremmo grandi sostenitori. Ma Romm svela il trucco: «In realtà significa solo che non gli piacciono il solare e l’eolico. Tutto questo significa in realtà che odiano quelle tecnologie e che, di fatto, stanno cercando di capire, con le bugie, come minarle». Un bluff che chi vuole davvero combattere i cambiamenti climatici deve svelare se non vuol farsi ingannare da trucchi da Pr che vogliono mettere all’angolo le rinnovabili.

Per Romm, «al centro della discussione diabolica di Lomborg c’è la scelta falsa che non possiamo combattere il cambiamento climatico e la povertà allo stesso tempo, che in qualche modo il denaro speso per l’azione per il clima va a scapito del denaro speso nella lotta contro la povertà. Non c’è alcuna prova che questo in realtà sia vero, ma c’è un’abbondanza di analisi che suggeriscono che ritardare gli investimenti nell’energia pulita è la più costosa strategia possibile per rispondere alla minaccia di un cambiamento climatico catastrofico.

La tragedia della campagna di Lomborg per l’inattivismo è che il costo dell’azione per il clima è così basso, un decimo di un centesimo per un dollaro, senza contare i co-benefici, mentre il costo dell’inazione è quasi incalcolabile: centinaia di migliaia di miliardi di dollari».

A contraddire la teoria del rinvio di Lomborg, già nel 2009, l’International energy agency (Iea) avvertiva che «Il mondo dovrà spendere un extra di 500 miliardi di dollari per ridurre le emissioni di carbonio per ogni anno che ritarda l’attuazione di un grande assalto al global warming». Nel 2011 la stessa Iea spiegava che con il trend attuale «L’aumento del consumo di energia fossile porterà ad un cambiamento climatico irreversibile e potenzialmente catastrofica», ad un riscaldamento di 6° C  e che «Ritardare l’azione è una falsa economia: per ogni dollaro di investimenti nelle tecnologie effettuato nel settore energetico prima del 2020, un supplemento di 4,30 dollari dovrebbe essere speso dopo il 2020 per compensare le maggiori emissioni». Romm conclude: «E’ difficile pensare a una migliore sintesi in due parole dell’intera argomentazione di Lomborg che “falsa economia”».