L’ultimo oceano selvaggio. Le aree marine wilderness degli oceani sono solo il 13%

Pesca insostenibile, commercio, inquinamento costiero: l’impatto umano è arrivato anche nelle aree più remote

[27 luglio 2018]

L’oceano, che è stato a lungo una fonte di ispirazione per l’esplorazione e la scoperta e un luogo dove  testare i limiti umani, non è più la selvaggia e illimitata frontiera di un tempo. E’ quanto emerge dallo studio “The Location and Protection Status of Earth’s Diminishing Marine Wilderness”, pubblicato su Current Biology da un team di ricercatori australiani, statunitensi, britannici e canadesi ha scoperto che solo il 13% dell’oceano può ancora essere classificato come wilderness, un’area selvaggia dove l’impronta umana è minima.

Uno degli autori dello studio, Ben Halpern del National Center for Ecological Analysis and Synthesis dell’università della California – Santa Barbara, evidenzia che «L’idea della natura selvaggia è potente per la gente così come per la natura.  Sapere semplicemente che la natura selvaggia esiste ancora da qualche parte in una forma relativamente incontaminata, offre un senso di valore esistenziale a molte persone, anche se non visitano mai la natura selvaggia. Tuttavia, a causa dell’attività antropica, la stragrande maggioranza degli oceani del mondo non può più essere considerato intatto».  Il principale autore dello studio, Kendall Jones, della Wildlife Conservation Society (Wcs) e ricercatore dell’università del Queensland. Aggiunge: «Le aree marine che possono essere considerate “incontaminate” stanno diventando sempre più rare, poiché le flotte di pesca e di shipping espandono la loro portata a quasi tutti gli oceani del mondo e il deflusso dei sedimenti soffoca molte aree costiere». Secondo lo studio, «La maggior parte delle aree marine selvagge rimaste non è protetta, lasciandole vulnerabili a una loro perdita»

Jones sottolinea che «I miglioramenti nella tecnologia del commercio navale significa che in futuro potrebbero essere minacciate anche le aree più remote delle aree selvagge, compresi, a causa dei cambiamenti climatici, i luoghi ricoperti di ghiaccio che sono ora inaccessibili».

Per identificare le ultime aree marine della Terra dove non ci sono impatti umani intensi, Il team internazionale di ricercatori ha utilizzato dati globali riguardanti 19 fattori di stress antropici per l’oceano, tra cui il trasporto di merci, il deflusso di sedimenti e diversi tipi di pesca e ha scoperto che la maggior parte della natura marina ancora selvaggia si trova nell’Artico e nell’Antartico o in isole remote  del Pacifico come quelle della Polinesia francese. Dato che le attività umane si concentrano sulla fascia costiera in queste aree restano solo piccole zone selvagge in ecosistemi come le barriere coralline.

Secondo James Watson, dell’università del Queensland, direttore scientifico Wcs, e autore senior dello studio, «I risultati evidenziano l’immediata necessità di politiche di conservazione per riconoscere e proteggere i valori unici delle zone wilderness. Le aree marine selvagge ospitano livelli di vita ineguagliabili, con una grande quantità di specie e un’elevata diversità genetica, dando loro la capacità di resistere a minacce come i cambiamenti climatici, Sappiamo che queste aree marine selvagge sono in declino catastrofico e che la loro protezione deve essere al centro di accordi ambientali multilaterali. In caso contrario, probabilmente scompariranno entro 50 anni».

Gli autori  dello studio affermano che «La conservazione delle zone marine richiede anche la regolamentazione dell’alto mare, che storicamente si è dimostrata difficile poiché nessun Paese ha giurisdizione su queste aree». Ma Jones fa notare che una recente risoluzione delle Nazioni Unite potrebbe cambiare questa situazione: «Alla fine dell’anno scorso le Nazioni Unite hanno iniziato a sviluppare un trattato legalmente vincolante per la salvaguardia dell’alto mare: che è in pratica un Accordo di Parigi per l’oceano. Questo accordo avrebbe il potere di proteggere vaste aree di alto mare e potrebbe essere il nostro colpo migliore per salvare alcune degli ultimi territori marini selvaggi della Terra».