L’università di Firenze svela gli effetti delle eruzioni vulcaniche sul clima degli ultimi 2000 anni

[17 luglio 2014]

L’Università di Firenze ha partecipato con Mirko Severi del dipartimento di chimica “Ugo Schiff”, ad un team di ricerca che comprendeva anche scienziati provenienti da  Stati Uniti, Giappone, Norvegia, Australia e Germania, che ha realizzato la più accurata ricostruzione sulle eruzioni vulcaniche degli ultimi 2.000 anni nell’emisfero meridionale. La ricerca, che è stata pubblicata su Nature Climate Change con il titolo “Insights from Antarctica on volcanic forcing during the Common Era”, si è concentrata sui depositi di acido solforico in carote di ghiaccio prelevate in Antartide e secondo gli scienziati fiorentini «Permetterà la definizione di un modello più attendibile nel prevedere il clima della terra e nel comprendere gli effetti del riscaldamento globale. Durante le eruzioni, infatti, vengono emesse enormi quantità di biossido di zolfo, che viene ossidato ad acido solforico nella troposfera e stratosfera; le micro gocce che si formano interagiscono con i raggi solari, disperdendo nello spazio parte della radiazione incidente, determinando così un abbassamento della temperatura».

Su Nature Climate Change il team internazionale sottolinea che «Le valutazioni della sensibilità climatica per prevedere le concentrazioni di gas serra sono alla base delle decisioni della politica ambientale, con tali valutazioni che spesso si basano su simulazioni del clima negli ultimi secoli e millenni». I ricercatori  hanno rivalutato i dati dei depositi di solfati vulcanici attraverso una molto più vasta gamma di carote di ghiaccio antartico. Questo ha permesso di aggiungere molti dati e datazioni ai documenti fino ad ora pubblicati  per quanto riguarda il West Antarctic Ice Sheet Divide ice core, migliorando ed estendendo i dati per quanto riguarda tutta l’Era volgare. Se le ricostruzioni fatte per il periodo dopo il 1500 si sono confermate eccellenti, per il periodo precedente la ricerca ha trovato una storia vulcanica sostanzialmente diversa: «Per esempio, i valori dell’aerosol forcing globale di alcune delle più grosse eruzioni (per esempio nel 1257 3 nel 1458), in precedenza sono stati sottovalutati dal 20 al 50%».

Il dipartimento di chimica “Ugo Schiff” ha sviluppato un metodo innovativo per la misurazione di acido solforico, emesso durante l’attività eruttiva, nelle carote di ghiaccio. In una nota l’università di Firenze spiega che «Il sistema è stato messo a punto dall’assegnista di ricerca Mirko Severi, collaboratore del team di Roberto Udisti, associato di chimica analitica dell’Ateneo, e ha consentito di determinare la concentrazione di solfati lungo carote di ghiaccio profonde più di tre chilometri in maniera molto rapida e accurata. Il risultato ottenuto è una stratigrafia continua, a risoluzione annuale, delle eruzioni vulcaniche memorizzate nel manto nevoso dell’Antartide relativamente agli ultimi due millenni».

Udisti spiega che «In merito alla frequenza e all’intensità delle eruzioni vulcaniche  abbiamo raggiunto un elevato livello di informazioni che, nell’ambito dei modelli climatici utilizzati, ci permette di valutare in maniera più attendibile i contributi antropici e naturali che hanno agito come elementi di forzatura delle variazioni climatiche del passato. Allo stesso tempo quanto più precise sono le ricostruzioni della variazioni nel passato, tanto più attendibili saranno le simulazioni modellistiche in grado di prevedere le variazioni climatiche nel futuro».