È l’uomo il super predatore più terrificante. Tassi e volpi hanno più paura di noi che di orsi e lupi

Stiamo cambiando il “landscape of fear” naturale e la sua funzione ecosistemica

[26 luglio 2016]

Super predatore umano

Gli orsi, lupi e gli altri grandi carnivori per le loro prede sono spaventosi, ma la paura che ispirano negli altri animali impallidisce in confronto a quella causata da un super predatore come l’uomo. A dimostrarlo è il nuovo studio  “Fear of the human “super predator” far exceeds the fear of large carnivores in a model mesocarnivore”, pubblicato su Behavioral Ecology da un team di ricercatori dell’università del Western Ontario, dalla Raincoast Conservation Foundation e dalla Wcildlife conservation research unit dell’università britannica do  Oxford. Infatti lo studio dimostra che i carnivori più piccoli, come i tassi europei, che possono essere predati di grandi carnivori, in realtà percepiscono gli esseri umani come più spaventosi dei loro nemici naturali.

I biologi canadesi della Western Ontario  spiegano che « A livello globale, gli umani ora uccidono i carnivori più piccoli a tassi molto più elevati rispetto a quel che fanno i grandi carnivori e questi risultati indicano che i carnivori più piccoli hanno imparato a temere il “super predatore” umano  molto più di quanto temono i loro nemici tradizionali.

Liana Zanette, che insegna alla facoltà di scienze della Western University, e il suo team – che comprende il  celebre biologo britannico David Macdonald –  hanno dimostrato sperimentalmente che «I carnivori più piccoli, come i tassi, volpi e procioni, che possono sembrare abituati agli esseri umani perché vivono tra noi, in realtà stanno sperimentando elevati livelli di paura: vivono nella paura dell’essere umano super-predatore nei territori dominati dagli umani».

Il team ha condotto lo studio sui tassi comuni europei (Meles meles) a Wytham Woods, nei dintorni di i Oxford, in Gran Bretagna. Per confrontare sperimentalmente il loro timore relativo, il team ha fatto ascoltare ai tassi i suoni prodotti da orsi, lupi, cani e da  esseri umani nel loro habitat naturale e ha filmato le loro reazioni, usando altoparlanti e telecamere nascoste automatizzati. Mentre sentire orsi e cani aveva un qualche effetto sui tassi, quando sentivano semplicemente il suono di persone che parlavano, una conversazione o addirittura una tranquilla la lettura di brani dai libri, la maggior parte dei tassi ha smesso completamente di alimentarsi e qui pochi tassi abbastanza coraggiosi da farlo hanno drasticamente ridotto il tempo trascorso ad alimentarsi. E stiamo parlando di un animale ritenuto molto coraggioso e aggressivo, ma che evidentemente non è in grado di affrontare il terrore che gli incute il “super predatore” umano.

La Zanette evidenzia che «Una nostra precedente ricerca ha mostrato che la paura  che ispirano i grandi carnivori può essa stessa formare gli ecosistemi. Questi nuovi risultati indicano che la paura degli esseri umani, che è più grande, probabilmente ha ancora maggiori impatti sull’ambiente, cioè gli esseri umani possono distorcere i processi ecosistemici ancora di più rispetto a quanto si immaginava in passato. Questi risultati hanno importanti implicazioni per la conservazione, la gestione della fauna selvatica e delle politiche pubbliche».

Terrorizzando le loro prede i grandi carnivori aiutano a mantenere gli ecosistemi in salute, impedendo carnivori più piccoli di mangiare tutto quel che vedono, quindi la perdita di quello che i ricercatori chiamano “landscape of fear”  si va ad aggiunge alle preoccupazioni degli ambientalisti per la scomparsa in  tutto il mondo dei grandi carnivori. «La paura degli esseri umani potrebbe agire come sostituto . concludono i ricercatori canadesi – ma questi nuovi risultati dimostrano che la paura degli esseri umani è qualitativamente diversa e non si può prevedere che svolga la stessa funzione ecosistemica».