Lupi, 6 associazioni: licenza di uccidere. Ministero dell’ambiente: «Nessuna “caccia al lupo”»

[24 gennaio 2017]

Oggi  in conferenza Stato-Regioni ci sarà un confronto tecnico sul testo del nuovo Piano di conservazione e gestione del lupo e secondo  Enpa, Lac, Lav, Lipu e Lndc «Si potrebbe riaprire la caccia ai lupi in Italia». Le 5 associazioni protezionistiche e animaliste dicono che «Si tratta di una prospettiva gravissima, tecnicamente inefficace ed eticamente inaccettabile  che rischia di far ricordare il Presidente del Consiglio Gentiloni come colui che, dopo 46 anni, ha riaperto la caccia ai lupi. Istituire la caccia al lupo è contro qualsiasi logica ed etica ambientale e rischia di rimettere in discussione lo stato di conservazione del lupo in Italia, anche attraverso un indiretto ma probabilissimo incentivo agli atti di bracconaggio contro la specie. “Il Presidente Gentiloni è chiamato dunque ad una riflessione in considerazione dell’alto incarico istituzionale che ricopre e della sua stessa esperienza in campo ambientalista, visto anche il passato da direttore di un’importante testata giornalistica specializzata in questo campo».

Secondo Enpa, Lac, Lav, Lipu e Lndc, «Per i lupi non sono possibili abbattimenti realmente selettivi e gli effetti di tali abbattimenti sono sempre imprevedibili. I comportamenti predatori non diminuirebbero ma potrebbero invece aggravarsi, come successo in altri Paesi. Infine, la misura degli abbattimenti non avrebbe alcun effetto positivo sulle tensioni sociali e anzi potrebbe aggravarle, con la richiesta di nuovi e continui abbattimenti e una maggiore tolleranza verso atti di bracconaggio e di “giustizia” privata”».

Anche il Wwf sostiene che il Piano di conservazione e gestione del lupo «consentirebbe l’applicazione della deroga alla tutela delle specie, permettendone gli abbattimenti legali. Chi sostiene il Piano dice che la specie si trova in una condizione di conservazione favorevole, noi riteniamo che non sia affatto così. Riteniamo invece che, al momento, non ci sono conoscenze sufficienti sul numero di esemplari e sulla loro reale distribuzione tali da giustificare l’abbattimento legale. Chi sostiene gli abbattimenti a favore del lupo, dice che questo è il metodo migliore per ridurre i danni agli allevamenti. Ma è davvero così? In realtà i dati scientifici dimostrano esattamente il contrario: ad esempio, l’abbattimento provoca la destrutturazione dei branchi e gli individui si disperdono tendendo a preferire gli animali domestici! Il lupo va difeso, non ucciso».

Il wwf ricorda che «si stima in oltre 300 i lupi vittime ogni anno in Italia di atti illegali (dovuti a fucili, lacci e veleno) o di investimenti stradali, ai quali si aggiungeranno un numero indefinito di animali abbattuti legalmente con l’attuazione del Piano che nel testo approvazione in Conferenza Stato-Regioni non prevede più il limite del 5% degli abbattimenti l’anno, rispetto alla popolazione massima stimata (70 lupi rispetto ad una popolazione complessiva di 1600 lupi, indicata dallo stesso Piano). Saranno infatti le Regioni ad avere la facoltà di decidere il numero degli abbattimenti consentiti, in deroga alle norme comunitarie e nazionali, nel proprio territorio. Nel nostro paese vige la piena tutela del lupo dal 1971, grazie proprio alla grande campagna avviata dallo stesso Wwf con l’Operazione  denominata “S.Francesco e il lupo”. Se la Conferenza Stato-Regioni approverà il Piano senza le modifiche richieste dai 190mila cittadini, che hanno risposto alla petizione del Wwf chiedendo  di non autorizzare l’abbattimento dei lupi, l’associazione vigilerà con la massima attenzione sull’attuazione del Piano intervenendo anche con azioni legali per garantire il rigoroso rispetto delle norme comunitarie e nazionali».

Roma, 23 gen – “Domani arriva in Conferenza Stato-Regioni, per un confronto di ordine tecnico, il Piano di conservazione e gestione per il lupo in Italia. La sua redazione ha coinvolto oltre 70 tra i massimi esperti dell’argomento, oltre all’Istituto per la Protezione Ambientale (ISPRA) e i maggiori portatori d’interessi. Il piano, che prevede 22 azioni di conservazione della specie, affronta anche il tema nodale della risoluzione sostenibile dei conflitti con le attività dell’uomo, nel pieno rispetto della normativa comunitaria e di quella nazionale. Proprio a questo scopo il testo concede in casi eccezionali la possibilità di attivare deroghe al divieto di rimozione di singoli esemplari di lupi, già prevista dalle norme italiane ed europee, avviando un percorso strettamente regolamentato e caratterizzato da rigorose azioni di prevenzione. Non esiste dunque nel piano alcuna ‘caccia al lupo’ indiscriminata, come paventato da alcune associazioni, ma di un insieme di azioni coerenti sotto il profilo scientifico mirate a migliorare lo stato di conservazione della specie e al contempo la pacifica convivenza con l’uomo».

Ma, con una nota, il ministero dell’ambiente ha smentito la ricostruzione (e le preoccupazioni delle associazioni protezionistiche e animaliste. Il ministero guidato da Gian Luca Galletti ricorda che quello che arriva oggi in Conferenza Stato-Regioni, per un confronto di ordine tecnico, è un il Piano di conservazione e gestione per il lupo in Italia, la cui redazione «ha coinvolto oltre 70 tra i massimi esperti dell’argomento, oltre all’Istituto per la protezione ambientale (Ispra) e i maggiori portatori d’interessi. Il piano, che prevede 22 azioni di conservazione della specie, affronta anche il tema nodale della risoluzione sostenibile dei conflitti con le attività dell’uomo, nel pieno rispetto della normativa comunitaria e di quella nazionale. Proprio a questo scopo il testo concede in casi eccezionali la possibilità di attivare deroghe al divieto di rimozione di singoli esemplari di lupi, già prevista dalle norme italiane ed europee, avviando un percorso strettamente regolamentato e caratterizzato da rigorose azioni di prevenzione».

Quindi il Piano contestato dalle associazioni attuerebbe le norme previste da quella stessa Direttiva habitat che le associazioni hanno difeso strenuamente da ogni tentativo di modifica proposto alla Commissione europea e il ministero conclude: «Non esiste dunque nel piano alcuna “caccia al lupo” indiscriminata, come paventato da alcune associazioni, ma di un insieme di azioni coerenti sotto il profilo scientifico mirate a migliorare lo stato di conservazione della specie e al contempo la pacifica convivenza con l’uomo».