Lupi avvelenati: lieto fine per Furio. Come gestire gli ibridi lupo-cane?

Primo esemplare del progetto MIRCO-Lupo dotato di GPS

[10 marzo 2015]

Si è conclusa con un lieto fine  la storia di W1865, un lupo soprannominato Furio, catturato il 15 febbraio dallo staff del Wolf Apennine Center (Wac) e da Mario Andreani, un veterinario collaboratore del Wac e he responsabile sanitario del Cemntro recupero animali selvatici (Cras) Casa Rossa della Macroarea Emilia Occidentale.  Furio, un giovane maschio di circa 10 mesi, presentava sintomi da avvelenamento e da un paio di giorni veniva avvistato vicino ad una frazione dell’Appennino parmense dai cacciatori, che ne hanno così permesso il recupero, dando dimostrazione di grande civiltà rispetto ad altre zone dove ai lupi, in difficoltà o meno, non vengono risparmiate le fucilate.

In un comunicato il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano sottolinea che «Durante la degenza al Cras  il lupo è stato sottoposto ad analisi genetiche presso il Laboratorio di Ispra, l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale, risultando un esemplare introgresso, ossia il cui patrimonio genetico presenta alcuni elementi afferenti alla popolazione canina. In parole povere Furio ha tra i suoi antenati un cane e porta traccia nel proprio DNA di questa parentela. Un ottimo caso da studiare nell’ambito del progetto Life M.I.R.CO – lupo (LIFE13 NAT/IT/000728 Strategies to minimize the impact of free ranging dogs on wolf conservation in Italy) intrapreso dal Parco Nazionale. Questo LIFE prevede per 5 anni attività mirate alla riduzione dell’impatto del randagismo e vagantismo canino sulla popolazione italiana di lupo, con attività di contenimento del potenziale riproduttivo sia degli esemplari ibridi identificati sul proprio territorio di intervento sia dei cani vaganti previo accordo con i proprietari».

All’Ente Parco spiegano che «Attualmente gli esemplari di lupo ibridi e ibridi introgressi rinvenuti sul territorio nazionale sono oggetto di due soluzioni gestionali: la captivazione definitiva in strutture autorizzate oppure la sterilizzazione, nella forma atta a non alterare i normali equilibri ormonali degli esemplari, come previsto dal Progetto Life M.I.R.CO – lupo, unico al momento in Italia ad optare per questa scelta garantendo così il ritorno a vita libera degli animali. Esperienze internazionali e una prima esperienza italiana, sempre seguita dal Wolf Apennine Center, hanno dimostrato il normale ritorno in natura degli esemplari sterilizzati, i quali continuano ad occupare il proprio posto all’interno del branco e a seguire i normali ritmi biologici. L’unica differenza con gli esemplari non sterilizzati risiede nell’impossibilità di produrre prole fertile a sua volta portatrice di elementi di origine canina  nel proprio DNA».

Furio, dopo un piccolo intervento per impedire che si riproduca,  ha comunque riconquistato la libertà in piena salute e grazie al collare GPS di cui è stato dotato contribuirà a accrescere le conoscenze sull’ecologia del lupo e degli ibridi.